Traduttore: S. Castoldi
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2013
Pagine: 447 p., Brossura
  • EAN: 9788864118994
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Recensioni dei clienti

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    Iginio Petrussa

    16/07/2017 14:15:02

    Un bell'affresco corale di una famiglia borghese americana, i cui caratteri (un po' convenzionali) e le cui dinamiche relazionali sono descritti con maestria. Un po' troppo scoperto peraltro l'intento edificante dell'autrice nel descrivere i 'buoni' immigrati somali e i 'cattivi' aborigeni americani, quasi una espiazionene per l'epopea del Far West. Non un capolavoro, ma nemmeno una lettura inutile, comunque.

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    luca Bidoli

    16/10/2016 22:22:15

    Con tutto il rispetto: c'è di meglio, e tanto. Si tratta del primo libro di quest'autrice che affronto e sono davvero sorpreso. Riconosco che ci sia una bella scrittura, d'accordo. Ma finisce lì, dove, a mio modesto avviso, s'intende, neppure comincia. L'ho abbandonato, lo confesso, dopo le prime sessanta pagine. Mi annoiavo, mi deprimevo: una storia banale e stantia, con personaggi reali come in una patinata soap opera, o quasi. Avvilente e prevedibile, personaggi di cartapesta; ma segno dei tempi, credo. Si grida al capolavoro, si ingannano i lettori, ci si impoverisce, secondo me, è chiaro, per storie di assoluta banalità ambientate tra New York e il Maine. La nostra assoluta provincialità e filoamericanicità. Bob Dylan compreso. Es tut mir leid.

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    Cristiana

    13/09/2016 19:48:52

    La storia è bella anche se nel centro, a mio parere, si siede un po' per poi precipitare anche con troppa foga. Tuttavia sono un po' disturbata dal ritrovare anche qui gli echi di altri grandi romanzi americani. Qui la suggestione è senz'altro Pastorale americana; che dire? Per lo meno la scrittrice ha dei modelli alti!

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    rossano garibotti

    13/06/2016 21:39:07

    Davvero un libro molto interessante, e come tutti i libri molto interessanti non si limita ad essere un romanzo sul tema principale, ossia la Provincia Americana, ma ingloba tematiche che vanno al di là di essa. La Strout è un'autrice estremamente capace, del tutto degna di riconoscimento, capace di usare lo stile più adatto a descrivere ciò che si propone. Prima di questo romanzo ho letto 'Benedizione' di Haruf, un romanzo sempre sulla Provincia Americana che avrebbe potuto uscire dalla penna della Strout (è un complimento per Haruf); la Strout si conferma più lirica e 'scrittrice totale'. In questo caso il lettore gode anche di una delicata, arguta riflessione sull'immigrazione. Quale la situazione de ' I ragazzi Burgess': si tratta della storia di tre fratelli sui quali, dall'infanzia, incombe un grave lutto. Ottimo romanzo.

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    damiano

    13/10/2015 19:09:42

    Lettura bellissima con un ritmo stupendo. Gran bel libro

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    Erika

    25/09/2015 12:01:38

    La Strout non delude mai. Concreta, limpida, fluida. Un altro romanzo da leggere con calma per assaporarne la "classicità".

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    francesca

    10/12/2014 13:01:15

    Grande capacità descrittiva, personaggi che rimangono impressi. Si conferma una grande autrice, con una vena di malinconia che non ti lascia mai. Emozionante, consigliato.

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    Monica

    14/10/2014 17:55:04

    Non conoscevo questa scrittrice, è davvero brava e non vedo l'ora di leggere qualcos'altro di suo. E' un bel racconto, molti aspetti di questi personaggi rimango impressi. Semplice ma intenso.

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    ilaria

    25/08/2014 17:53:41

    Un romanzo ben studiato con personaggi interessanti dalle vite intense ambientato in una provincia americana molto reale e carnale ben orchestrata la trama. E' il genere di libro che amo leggere. Primo libro che leggo di questa autrice gli altri mi piaceranno in ugual misura?

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    Lorso57

    30/07/2014 13:56:29

    Partenza guardinga e un po' lenta, poi tutto carbura alla perfezione e la Strout, con la sua prosa magistrale, ci racconta la storia dei ragazzi Burgess, con i loro fantasmi e le loro vite problematiche. Con il gran finale la situazione iniziale viene capovolta e le vite dei protagonisti sono radicalmente mutate. Testo elegante e profondo anche se mi sarei aspettato un approfondimento maggiore per quanto riguarda il rapporto con la comunità somala.

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    Roberta

    12/06/2014 14:01:30

    Delicata storia dove l'autrice e' bravissima nel tratteggiare il rapporto complesso tra i tre fratelli. In piu' e' molto abile nel ricostruire le dinamiche familiari e sociali mantenendo alta l'attenzione del lettore. I primi capitoli, che sono il preludio, di quello che accadra' in seguito, sono ben scritti, a partire dagli stati d'animo dei personaggi, alle loro reazioni, insofferenze e rancori. Un romanzo sulla famiglia scritto con l'eleganza di un classico ma dai temi attuali.

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    Marina B.

    30/05/2014 21:43:59

    BELLISSIMO. Forse parte del merito è anche della traduttrice ma lo stile di scrittura è sublime, non c'è una frase che non sia perfetta. Il fatto scatenante della testa di maiale è solo il pretesto per sconfitte, rinascite, ricerche di se, all'interno di una dinamica familiare terribile. Sono arrivata al finale anche un po' commossa.

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    Antonella

    02/04/2014 14:00:03

    L'inizio è partito un po' lento, poi i personaggi si sono imposti con tutta la loro forza. Le descrizioni sono davvero eccellenti. L'autrice riesce a farci conoscere i ragazzi Burgess e il loro mondo attraverso le parole, i gesti, le storie di ognuno di loro. La comunità somala sullo sfondo viene vista da una prospettiva originale, quasi a suggerire che gli altri siamo noi. Davvero un buon libro.

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    Lupo '58

    02/03/2014 18:58:20

    Elizabeth Strout ci conduce per mano, la mano di una vera "Signora della scrittura", attraverso le vite e le vicissitudini famigliari dei tre fratelli Burgess, Jim e i gemelli Susan e Bob. La narrazione si sviluppa tra Shirley Falls, cittadina del Maine che ha dato i natali ai tre ragazzi e New York dove Jim e Bob si sono trasferiti molti anni prima, al contrario di Susan, che non si è mai allontanata dal luogo di origine. La storia prende il via da una bravata del giovane figlio di Susan, Zachary, ai danni della comunità di Somali, insediatasi a Shirley Falls negli ultimi anni, con i relativi problemi legati all'integrazione razziale, che rischia di costare una grave incriminazione al ragazzo. A questo punto gli zii Jim, avvocato di successo, e Bob tornano temporaneamente nel Maine in aiuto alla sorella e al nipote. Questo rappresenta tuttavia solo il filo conduttore di questo bellissimo romanzo, il pretesto con cui la Strout ci immerge, sviscerandole, nelle vite dei Burgess, segnate dalla drammatica morte del padre quando erano bambini, continuate tra successi, veri o apparenti, drammi individuali e matrimoni falliti. La grande maestria dell'Autrice sta nel farci sentire come testimoni privilegiati al fianco dei protagonisti, partecipando da vicino alle loro vite e ai loro travagli interiori. La scrittura della Strout è brillante, incisiva e scorrevole e mi spinge sicuramente a leggere gli altri suoi romanzi. CONSIGLIATISSIMO!

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    Michela

    16/02/2014 09:38:58

    Bel lavoro, davvero. Un ritratto amaro del backstage delle villette con steccato e giardino delle "perfette" famiglie americane.

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    Roberta

    01/02/2014 17:15:53

    Io sono rimasta affascinata da olive kitteridge ed ho acquistato questo romanzo sperando di trovare la stessa limpida scrittura e la stessa profondità di analisi dei sentimenti. Purtroppo sono rimasta un po' delusa.

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    MARA REGONASCHI

    31/12/2013 14:01:48

    Romanzo interessante ma non esaltante, spesso decadente, cinico, asciutto. Ambientato in una terra così diversa, dove la giustizia porta a poter rivoluzionare e rovinare la vita di un ragazzo che ha lanciato una testa di maiale in una moschea, coinvolgendo tutta la famiglia. E' la terra dove "solo il 32% degli abitanti ritiene che il successo nella vita sia determinato al di fuori del nostro controllo. Mentre in Germania lo pensa il 68%"(non azzardato la percentuale per l'Italia). Approfondita e ben delineata l'anima di ciascuno dei tre fratelli, ai quali però il lettore non riesce ad affezionarsi, perché non si è in grado di seguirli con affetto, forse perché il dramma e l'angoscia ne hanno appesantito i tratti. E forse perché nessuno ha capito che "la chiave della felicità sta nel non chiedersi mai il perché delle cose".

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    Alberto

    30/11/2013 17:08:20

    Da leggere assaporando la scrittura; pagina dopo pagina i caratteri dei personaggi si delineano, scopri il loro passato, si rivela il divenire. Ciascuna nota o descrizione di un gesto, di uno sguardo è pertinente e mai superfluo, tanto meno gratuito. Forse un gradino sopra Olive Kitteridge, per intensità. Temi attuali, anche in Europa e in Italia, a meno solo dell'ingranaggio della giustizia USA che sappiamo essere esasperato. Consigliato.

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    mar5tina

    15/11/2013 23:02:44

    Il romanzo è ambientato ai nostri giorni e narra di tre fratelli che si ritrovano nel loro paese natale dopo tanti anni a causa di un incidente provocato dal nipote. Jim, Bob e Susan Burgess sono cresciuti in un piccolo paese del Maine sotto le cure di una madre rigida e bigotta. Crescendo i tre hanno preso strade diverse: Jim, maggiore dei tre, avvocato di successo trasferitosi a New York vanta una magnifica famiglia composta dalla fedele moglie Helen e i tre figli che studiano al college; Bob, anche lui avvocato, al contrario del fratello non vive una vita serena, è pieno di paranoie, mezzo alcolizzato, divorziato e tremendamente intimidito dal fratello. Susan è la sorella gemella di Bob ed è l'unica dei fratelli Burgess ad essere rimasta a Shirley Falls, vive in una vecchia casa senza riscaldamento, con suo figlio e una vecchia signora a cui subaffitta una stanza; sarà proprio suo figlio Zachary ad innescare la miccia che obbligherà i tre fratelli a ritrovarsi dopo tanto tempo. Elisabeth Strout crea una trama nella quale rimangono coinvolti diversi personaggi oltre ai tre protagonisti, e per ognuno di loro, struttura un'analisi approfondita dei pensieri, delle sensazione e delle emozioni. La trama sembra quasi un pretesto per poter analizzare i diversi stati d'animo, appare incredibile come le descrizioni per ogni personaggio siano costruite in maniera minuziosa e profonda e trasmettano al lettore l'emozione direttamente sulla pelle. Il quadro iniziale raffigura uno stereotipo dell'America del giorno d'oggi ma alla fine del libro l'autrice riesce a stravolgerne l'equilibrio dipingendone un'immagine più veritiera e sensibile. Sembra che la Strout abbia vissuto mille vite diverse per essere stata in grado di analizzare una così vasta selezione di emozioni. I fratelli Burgess non è un libro che si legge velocemente ma, come per scalare una montagna, arrivati in cima la vista è mozzafiato.

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    GIADA

    15/10/2013 16:02:30

    UNO DEI LIBRI PIù BELLI CHE HO LETTO NEGLI ULTIMI 10 ANNI...una scrittura fluidissima, reale, mai compiaciuta di se stessa...uno spaccato di realtà lontano da quello del lettore ma allo stesso tempo con molti punti in comune....che sono quelli che ci rendono tutti più umani,BELLO, BELLO, BELLO, da regalare a chi apprezza la buona lettura..non certo da spiaggia!

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La puoi osservare sulla linea della metropolitana o su qualche autobus extraurbano, se c’è un raggio di sole sulla panchina di un parco. È composta, assorta e sta leggendo sottovoce pronunciando a malapena e lentamente le parole di un bel libro, color senape. Se vi capita di assistere a una scena del genere, siamo sicuri, la ragazza sta leggendo Elizabeth Strout.
Le sue lettrici affezionate, che hanno apprezzato i suoi successi internazionali, come Amy e Isabelle e Olive Kitteridge (Vincitore del premio Pulitzer nel 2009 e di svariati altri premi nel mondo) lo sanno benissimo: un romanzo di Elizabeth Strout bisogna affrontarlo con calma, senza lanciarsi a capofitto, senza pretendere di capire tutto e subito. Ci vuole il tempo necessario per accordarsi con le armonie della narrazione. Armonie fluenti, avvolgenti e cadenzate. Bisogna rallentare il ritmo dei pensieri, immergersi nelle sfumature, respirarne le atmosfere, vederne i colori, aguzzare i sensi. Proprio come succede leggendo i classici della letteratura.
Un romanzo scritto con l’eleganza di un classico ma incentrato su tematiche attuali, forse il segreto del successo di questa scrittrice statunitense sta proprio nel gioco dei contrasti. La vicenda si svolge tra New York e Shirley Falls, un piccolo paese del Maine, dove sono nati e cresciuti i fratelli Burgess. Due di loro, Jim e Bob, hanno lasciato il Maine per Brooklyn, mentre a Shirley Falls è rimasta solo Susan, gemella di Bob, che dopo essere stata lasciata dal marito si è ritrovata da sola con un figlio adolescente, Zachary. Da quel momento la sua vita quotidiana è stata segnata da una depressione incipiente che la rende flemmatica e triste. Susan è una donna piuttosto scontrosa con tutti, specialmente con quegli strani individui, i somali, che da qualche tempo hanno invaso il suo tranquillo villaggio.
Jim, il maggiore dei Burgess, è un avvocato di grido a New York, balzato agli onori della cronaca dopo aver risolto uno di quei casi mediatici che possono fare la fortuna di un avvocato difensore e cambiare il destino dell’imputato. Robusto, imponente, Jim è un uomo di buon senso, dalla vita agiata e dalle abitudini rassicuranti. È sempre stato la colonna portante della famiglia, al contrario di Bob.
“Cosa c’è che non va in te?”. È questa la frase che tutti gli ripetono più spesso. Bob non ha niente che non va, è solo un uomo sensibile con qualche trauma irrisolto: quando aveva quattro anni ha provocato l’incidente in cui perse la vita suo padre, a quarant’anni è stato lasciato da sua moglie perché non poteva avere figli e adesso, a cinquanta, è incapace di prendersi cura di se stesso.
Una sera una telefonata dal Maine rompe il silenzio in casa di Jim Burgess. È Susan, quasi isterica, perché suo figlio Zac, ormai diciannovenne, sta per essere arrestato. Il ragazzo, vai a capire per quale motivo, ha lanciato all’interno della moschea di Shirley Falls, una testa di maiale surgelata, durante il Ramadan, sconvolgendo la comunità somala e finendo su tutti i giornali. Pensare che sia Bob, il fratello sciocco e incapace, a risolvere la situazione, è una follia. Deve essere Jim a intervenire, pregando sua moglie Helen di rinunciare a una costosa vacanza, raccogliendo tutte le forze, scegliendo di ritornare là dove erano stati seppelliti tutti i segreti di famiglia.
È un quadro “hopperiano” quello che si rivela ai nostri occhi leggendo questo romanzo. È misurato, elegante, ma anche terribilmente intimo, nella misura in cui può essere terribilmente intimo spiare all’interno delle finestre altrui. Elizabeth Strout riesce, ancora una volta, a mostrarci una parte di società tradizionale americana, concentrandosi su una realtà in cui il dialogo multiculturale non è stato ancora sperimentato e in cui le paure ataviche di ogni uomo prendono il sopravvento sulle nostre pacifiche esistenze.