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Claudio Morandini

Editore: Manni
Collana: Pretesti
Anno edizione: 2010
Pagine: 272 p. , Brossura
  • EAN: 9788862662420

Recensioni dei clienti

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    paola baratto

    07/05/2010 17.43.19

    Rapsodia su un solo tema non è un romanzo per addetti ai lavori, come potrebbe sembrare dal titolo. O, perlomeno, tutto ciò che viene scritto sulla musica e i musicisti può essere esteso ad altri ambiti dell’arte. Oggi non si scrive mai molto sul controverso rapporto tra l’artista e il potere. Forse, non fa comodo a nessuno. Morandini l’ha fatto egregiamente, prendendo in esame tutti gli aspetti della questione, declinandone tutte le sfumature, anche le più nascoste. In uno stile ancora più maturo, sempre controllato ed elegante nel dominare i vari registri che utilizza (è un romanzo anche divertente, bisogna dirlo). E si tiene ben alla larga dalle banalizzazioni del problema. Il potere che uccide l’arte è quello di uno Stato dispotico, ma anche quello del mercato. Entrambi “spingono verso la stessa direzione”: “Ottimismo, sentimento, afflato eroico…”. Il finale, spiazzante e geniale, è un’ulteriore variazione sul tema. E poi, quel grido a pag. 159: “A che serve la musica?”. Domanda perenne cui nessun vero artista potrà dare una risposta definitiva. Gli fanno eco i versi di W.H. Auden “Nessuna delle parole scritte dall’uomo può arrestare la guerra o ottenere il sollievo dal suo incommensurabile dolore”.

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    Vittorio Caffè

    05/05/2010 10.45.18

    Non capita spesso di leggere un romanzo italiano che ti tira dall'inizio alla fine, che è scritto bene, che ha idee profonde, che ha passione e maturità, che non corre appresso alle mode e non cerca di tenere in piedi la storia puntando sul giallo. Ma capita, e quando succede, come in questo caso, è una gran soddisfazione. Bravo Morandini! (Ma forse il mio giudizio è influenzato dal fatto che mi piace la musica contemporanea e detesto la techno-music, come l'autore...)

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    Guido Conterio

    17/04/2010 13.43.21

    Malinconia e leggerezza costituiscono i principi attivi del romanzo. Ma un sapiente corredo di eccipienti stempera la prima e àncora a un saldo telaio la seconda: sono i molteplici accorgimenti creativi di un autore ormai padrone dei mezzi e con le idee ben chiare riguardo ai fini, e si chiamano da un lato ironia, educata dissacrazione, comicità teatrale (quando è il caso), dall’altro rigore d’inquadramento e buona filologia, almeno fin dove non siano lesi i diritti del paradosso e del Witz. La stessa etichetta di “romanzo” – legittima ma, nella fattispecie, ellittica – fa in verità ombra alle molteplici nature che si contendono il privilegio di connotare l’opera: biografia immaginaria, pamphlet fantamusicologico (o musicologico tout court), diario intellettuale, o addirittura sit-com (un termine non a caso più volte citato), ma tutta “di testa”, squisitamente irrorata di risa a comando, ma interiori... E se è vero che, come si preannuncia in quarta di copertina, questa "Rapsodia su un solo tema" racconta di “musicisti che parlano di altri musicisti che raccontano altri musicisti”, non è poi che il lettore rischi di spaesarsi banalmente e/o fiaccarsi in un intrico: l’Autore sa bene come rifornirlo via via di energia di ascolto, curiosità di inseguire uno sviluppo; e soprattutto come, onorando davvero il felice ossimoro che dà titolo all’opera, comporre le digressioni e i “livelli di gioco” entro un ispirato disegno unitario. Appunto: musicalmente.

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