Il re di Girgenti - Andrea Camilleri - copertina

Il re di Girgenti

Andrea Camilleri

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Collana: La memoria
Anno edizione: 2001
In commercio dal: 12 ottobre 2001
Pagine: 448 p.
  • EAN: 9788838916687
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Il re di Girgenti

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Il re di Girgenti è il gran romanzo di Camilleri, che tutti aspettavamo.

Il cielo è tutto un presagio. E la terra un prodigio. In questo romanzo di Camilleri, che un'escursione compie nel mondo della fantasia. Tra dolenti tenerezze e corrotti desideri. Tra conquassi e magici incanti. Tra asprezze di vita e corrotti desideri. A discrezione di fortuna. E sempre sul filo del divertimento, come in un gioco di teatro. Anche quando il mondo è posto in maligno; ed è flagellato da siccità, carestia, peste e terremoto. Gran fatti, e portentosi, accadono in Sicilia. Sullo scorcio del Seicento. E agli inizi del Settecento. Eventi fuori dal comune. Che la narrazione di Camilleri insegue, nei loro lunghi avvolgimenti. E la scrittura rende particolari: ora incline al grottesco, ora al visionario; dispiegandosi tra le «miserie» guittesche di Callot e i «capricci» di Goya; tra la sensualità dei mistici del Siglo de oro e la ferinità degli istinti. È una «storia», Il re di Girgenti. Ma anche un «cunto». E un récit-poème, con il suo vibrato poetico. È la biografia fantastica, infine, di un capopopolo: del contadino Zosimo, che nel 1718 divenne re di Girgenti; e prima di essere tradito da un giuda gentiluomo, e finire sulla forca, riuscì a regalare un «sogno» di dignità ai suoi affamati e scalcagnati sudditi. Un «sogno»: che è il picco più avventuroso e rivoluzionario della fantasia. «Come fu che Zosimo venne concepito». Comincia con questo titolo la prima parte della biografia di Zosimo. Con un attacco che finge di essere cronachistico. Per adeguarsi a un modello da indovinare, o da inventarsi. Per tornare ai tanti «come fu», che scandiscono la Cronica detta di Anonimo romano del Trecento, ma di fatto scritta da Bartolomeo di Iacovo da Valmontone. Un capolavoro, che del tribuno del popolo Cola di Rienzo racconta il sogno di una restaurata grandezza repubblicana; e la morte straziata. E neppure si ricorderebbe la Cronica, qui, se non fosse per la qualità delle due opere; e per quella solidarietà di scrittura, che il dialetto di Camilleri rende tanto necessario e naturale, quanto il romanesco del cosiddetto Anonimo. Tutto un popolo di figure deliziosamente assurde, strambe, o lepide, si muove nel gran teatro del romanzo. A partire dal valletto Cocò, con le sue effeminate cacherie. Fino al mago Apparenzio. A don Aneto, che fa l'amore con gli afrori. E allo spiritato padre Uhù, che con il diavolone Zaleos dialoga, uscito fuori dalle acque a cavallo di un coccodrillo; e con i diavolacci tutti contrasta, dopo avere scoperto il proprio «potere», affrontando un esercito di morchiose e indemoniate lumache. Conta anche la «cornice», in questo romanzo. Che l'accordo con la morte, e con la sua qualità indolore, mette in scena. Nell'antefatto secentesco. E nell'epilogo settecentesco. Con il futuro padre di Zosimo, Gisuè, che suo malgrado salva dalla morte un principe suicida; e lo stesso principe poi aiuta a suicidarsi. E con il finale precipizio della vita di Zosimo. Il re contadino sale i sei gradini del patibolo. E si trova faccia a faccia con i fantasmi della propria vita. Procede a tappe, verso la sommità. Sono attimi intensi, che contano quanto le sei giornate della creazione. O meglio, della ricreazione della vita nella morte. Zosimo muore, sollevato dal fantastico aquilone che lui stesso ha costruito e liberato nel venticello del mattino. «Quale occhio può vedere se stesso?», si chiedeva Stendhal. Un condannato a morte non può vedersi morto. Eppure Zosimo apre, ancora una volta come in un gioco di teatro, e con gioia infantile, la sua ultima scena. Si tiene allo spago dell'aquilone . E guarda giù nella piazza. Vede un palco. E vede un corpo inerte, che penzola dalla forca. Ride. È l'ultima rivincita della fantasia.
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    Giacomo P.

    09/11/2020 11:45:15

    Un romanzo storico appassionate in pieno stile Camilleri. Se non sbaglio si tratta dell'unico romanzo dell'autore scritto interamente in siciliano e proprio questa caratteristica conferisce una forza evocatrice senza misura. Assolutamente consigliato!

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    Eugenio

    13/05/2020 14:05:38

    Una storia incredibile, Il re di GIrgenti. Solo un maestro ci può far credere che certe cose possono veramente accadere.

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    elena

    12/05/2020 14:42:05

    Uno dei libri più belli che abbia letto quest'anno, sicuramente. Ero un po' intimorita di iniziare con Camilleri da questo romanzo ma adesso vorrei tornare indietro solo per poterlo leggere come fosse la prima volta! È divertente, commovente e oscilla continuamente tra lo storico e l'assurdo che ti lascia incollato alle pagine. Finale estremamente poetico. Consigliato!

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    paolo de santis

    12/05/2020 10:38:35

    Forse il miglior libro di Camilleri per me da sempre,dopo il suo irraggiungibile Montalbano, si deve il suo amore per la sicilia ,il dettaglio dei sui studi e la fantasia che non distraggono il lettore ma lo avvolgono accompagnandolo fino alla fine, forse farne un film sarebbe difficile e non eguaglierebbe lo scritto. In un intervista vista poco tempo fa anche Andrea Camilleri lo definiva il suo libro preferito.

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    FrancyFranck

    11/05/2020 18:43:20

    Senza essermi mai avvicinato all'arcifamoso commissario, è il primo libro che leggo, in assoluto, del maestro Camilleri. Non ci sono altri modi per esprimere il genio di uno scrittore fuori dal tempo che finirà presto ad essere insegnato a scuola, al pari di Verga e Pirandello a cui chiaramente si ispira. Nonostante il linguaggio particolare, si ha il piacere di leggere ogni singola parola di questo romanzo storico impregnato di poesia e realismo magico. Personaggi ben delineati. Virtù e miserie umane. Si ride e si piange come solo i grandi libri riescono a fare.

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    pc

    11/05/2020 18:42:01

    Libro bellissimo ed entusiasmante, si vede come Camilleri non è solo il commissario Montalbano ma anzi in questo romanzo supera se stesso e ci fa vedere quanto la sua scrittura è unica e inimitabile. Da leggere assolutamente

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    Attilio

    24/04/2020 16:12:38

    Un vero capolavoro che sa rendere credibile l'assurdo e regala spunti per ridere a crepapelle di situazioni comiche calate in contesti che tali non sono. Camilleri non avrebbe potuto essere così incisivo se non avesse usato un gramlot che suona come il dialetto siciliano. Bella idea! Secondo me il romanzo pur se breve e di taglio ironico può stare alla pari dei grandi romanzi della letteratura mondiale proprio per come sa entrare nelle aspettative dei lettori, riservando a volte dolenti sorprese. Voto 10

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    Antonio

    05/02/2020 09:33:58

    Non posso che unirmi al coro di recensioni entusiastiche. Libro meraviglioso, geniale, vero e proprio portento linguistico e creativo. Commovente ed esilarante. Un classico imperdibile. Questo romanzo cambia le regole del genere storico, rinnovandolo profondamente.

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    Letizia

    25/09/2019 08:36:12

    Uno dei più bei romanzi di Camilleri degli ultimi anni. Scrittura in stato di grazia, tristezze e luci del commissario. Non è solo il meccanismo ben oliato, è un romanzo veramente bello che spariglia le carte in tavola, con degli affondi nella tristezza, che lo arricchiscono. Il modo in cui è raccontato è particolare e lirico. Veramente bello.

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    augusto

    23/09/2019 10:12:43

    Il punto di partenza è un fatto storico: nel Settecento Agrigento ha avuto, per breve tempo, un re contadino, Zosimo. Dinanzi ad un evento tanto inconsueto, in mancanza di fatti accertati Camilleri ha inventato una biografia di Zosimo e, su uno sfondo di personaggi e storie reali, ha scritto un finto romanzo storico. E’ una fantasticheria, come quando a occhi aperti si parte dalla realtà e ci si lascia andare a immaginare, anche ciò che non può essere ma vorremmo: non solo Camilleri inserisce elementi non realistici (come ne La presa di Macallè , in cui il protagonista è un bambino di soli sei anni sessualmente superdotato), ma fa il suo re contadino come il migliore, un po’ come un bambino che si mette a sognare il suo re ideale: lo fa giusto, furbo, forte, bello (e sessualmente superdotato), intelligente, fantasioso, buono, comprensivo, colto e contadino insieme, in grado di risolvere ogni problema e dirimere ogni controversia, che impara a parlare fluentemente a pochi mesi e no, i miracoli non li fa. Insomma più che una vera persona è un’occasione per lo scrittore per esporre degli ideali.

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    Elena

    26/07/2019 20:46:24

    Questo libro, che trae spunto da un fatto riportato nei resoconti storici dell'epoca ,ovvero un povero contadino che per brevissimo tempo divenne re in Sicilia guidando la rivolta è molto ricco e minuzioso nelle descrizioni storiche .Partendo da un'infanzia prodigiosa Zosimo vedrà intersecarsi alla sua vita molti eventi storici,a volte anche con esiti tragicomici,che lo porteranno a diventare una figura di riferimento tra i poveri e gli sfruttati di Montelusa e dintorni.Riuscirà a cacciare gli spagnoli ma le sue riforme di giustizia sociale invise ai nobili ne segneranno la caduta.Il finale è stupendo,molto poetico e pieno di dignità e di ideali come tutta l'appassionante cavalcata del romanzo.

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    Daniela

    19/06/2019 18:56:15

    Libro magnifico, intenso, commovente. Zosimo che parla agli animali, Zosimo che si perde dietro una comerdia, Zosimo dall'animo gentile, Zosimo il saggio. Ho letto questo magnifico romanzo tre volte e ogni volta ho pianto. Camilleri, secondo me, dà il meglio di sè nei cosiddetti romanzi storici. Struggente e indimenticabile l'incontro con il picciliddro che muore di stenti a causa della siccità. Immenso, Camilleri.

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    renzo

    11/03/2019 17:59:32

    Appena scoprii che era scritto in siciliano, irritato pensai di aver buttato i soldi in un libro indecifrabile. Poi, in un secondo momento cercai di concedergli un'altra chance e con stupore (dopo un po' di pazienza) mi resi conto che non solo riuscivo a capire il siciliano, ma, dopo giorni di lettura assidua, anche a "pensare" in siciliano! Bel libro, ben scritto. Ti prende, imprimendoti quella curiosità di sapere come continua la storia dopo che hai chiuso il libro...e non è da tutti.

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    paola

    23/09/2018 14:19:05

    I numerosi passaggi dinastici, e le loro conseguenze, verificatisi nell'Isola nei primi anni del XVIII secolo, fanno da sfondo e supporto alle vicende narrate nel romanzo.Le figure dei protagonisti acquistano luce attraverso l'umanità che la penna di Camilleri sa trasferire in loro partendo dalla sua sua sensibilità e dalla sua profonda indiviuazione e riflessione sui sentimenti dell'Uomo di ogni tempo.La sofferenza del popolo sembra far parte necessariamente di quella fase di evoluzione storica; il dramma è mitigato da alcune note di humor, dagli inserti di magia sapientemente dosati e collocati, soprattutto dlla poesia che pervade tutto il romanzo, sino alla fine.

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    Renzo Montagnoli

    11/11/2015 08:19:18

    Il re di Girgenti é basato su un fatto accaduto realmente nella prima metà del XVIII secolo ad Agrigento, allorché un semplice contadino, uno di quelli che lavoravano a giornata, tale Michele Zosimo alcuni giorni divenne re della città. Che un umile lavoratore della terra potesse diventare un capo popolo e assurgere, sia pure quasi nel tempo di un battito d'ali di farfalla, al trono di un improvvisato regno è materia di per sé particolarmente interessante e in cui Camilleri si getta a capofitto. In sé la vicenda, a parte lo scalpore, non sarebbe gran cosa se l'autore siciliano non ci mettesse tanto del suo, con la rappresentazione di un mondo atavico, in cui sopravvivono - quando ci riescono - migliaia di poveri diavoli, accanto alla stridente realtà dell'opulenza di nobili, la cui indolenza e protervia non viene minimamente scalfita dall'abbondanza di superfluo. Questo terreno, così spaccato, è la coltura ideale perché possa dare i natali a qualcuno che osi sollevare la testa, diventando il simbolo dei sudditi considerati dai padroni più bestie che uomini. Accanto alla figura di Zosimo, esistito veramente, la cui vita è ovviamente romanzata da Camilleri, si ritagliano un angolo di notorietà tanti altri personaggi, del tutto di fantasia, che danno una coralità all'opera tale da costituire uno dei motivi del suo successo. Ma se nell'analisi sociologica dei villani dell'epoca l'autore siciliano fa rientrare un certo alone di magia e di un empirico e rozzo esoterismo, ha la capacità tuttavia di innestare una trascendenza non di maniera, in un'opera che unisce riso e anche pianto; non è tanto l'attribuzione del titolo il reato di Zosimo, quanto invece quello di aver richiesto un po' di giustizia e di umanità. Per la sua ribellione, per la ribellione di un popolo di derelitti che lo ha seguito, finirà sulla forca ed è proprio l'esecuzione forse la parte più riuscita del romanzo; in quelle pagine la parola vola alta e si tocca il sublime.

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    archipic

    19/10/2015 12:57:55

    La prima parte del romanzo è scoppiettante; situazioni paradossali, dialoghi spiritosi e ritmo incalzante. La parte centrale è sinceramente molto meno godibile; il ritmo cala, le vicende si accavallano, e si perde un pò la visione d'insieme del plot narrativo. La parte finale ridiventa piacevole e la storia si segue con più gusto. In conclusione un buon libro che, a mio avviso, non arriva ai livelli di altri ottimi lavori di Camilleri.

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    Raffaella

    04/05/2015 09:13:18

    Molto bello..ironico...pungente...e con diversi spunti di riflessione...consigliatissimo!

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    angelo

    06/09/2014 10:42:44

    Ingredienti: un villano diventato re per ribellarsi a nobili e prepotenti, una lingua semplice ed oscura, aspra e musicale, scarna e saporita, luoghi e personaggi dalle mille difficoltà e dalle mille risorse, una trama fitta di avvenimenti, meraviglie e invenzioni. Consigliato: a chi è alla ricerca di antenati di gattopardi, cafoni e baroni, a chi vuole scoprire un romanzo storico molto più digeribile de "I promessi sposi".

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    garibotti rossano

    28/11/2013 23:07:57

    E'un romanzo superbo. Narra la storia di Zosimo, che nel diciasettesimo secolo da villano illuminato diventò re di Girgenti. Ma potrebbe essere più in generale la storia dell'uomo, dell'umanità intera. Un romanzo - che prende spunto da un reale fatto di cronaca - che tocca corde profonde, magistralmente scritto da uno dei migliori scrittori italiani. Imperdibile.

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    Tiziana

    27/07/2013 19:36:40

    Un altro romanzo epico di Camilleri, scaturito da un fatto storico, ma inventato pressoché di sana pianta. Geniale, vivace, serio ma anche spassoso; una storia coinvolgente e appassionante, fascinosa e magica. Più che Pirandello a me fa venire in mente Verga e quella capacità di trasmettere e di rendere tangibili epoche, ambienti, situazioni e stati d'animo con una semplicità diretta eppure sfaccettata di mille sfumature e con uno stile vibrante ed esigente, urlante e a tratti sommesso. Bello, veramente bello e appagante. Altro che Montalbano: è in questo tipo di narrazioni che Camilleri dà il massimo.

Vedi tutte le 75 recensioni cliente

Dopo anni di preparazione, Andrea Camilleri ha finalmente dato alle stampe un nuovo attesissimo romanzo, già salutato dalla critica come la sua "grande opera". Abbandonate momentaneamente le avventure del mitico commissario Montalbano, lo scrittore siciliano ha rispolverato dagli archivi un misconosciuto fatto di cronaca settecentesca, traendone lo spunto per raccontare una vicenda suggestiva, ambientata nelle campagne di Agrigento fra popolani miserabili e prepotenti signorotti. Protagonista Michele Zosimo un contadino autoproclamatosi sovrano, il cui potere effimero durò per soli sei giorni. Camilleri traccia la parabola della sua esistenza in una biografia che pur stagliandosi su di uno sfondo di verità storica è in realtà frutto di pura fantasia. Romanzo dall'atmosfera popolaresca, Il re di Girgenti affascina come le antiche cronache e le ballate dei cantastorie, che ricorda anche nella struttura e nella lingua: venticinque capitoli scritti in un ardito pastiche di italiano, dialetto, spagnolo e legati da una cornice di cinque parti più un intermezzo. Animato da una folla di personaggi strambi e originalissimi, il racconto procede a un ritmo serrato, fittissimo di dialoghi. E proprio le battute e il linguaggio, più che le azioni, hanno la capacità di rivelare il carattere, la personalità e le intenzioni degli attori della vicenda: il padre di Zosimo, Gisuè, che suo malgrado salva dalla morte un principe suicida; il principe stesso che rovinato dai debiti di gioco gli chiede di aiutarlo a morire; l'effeminato valletto Cocò; i "bravacci" spagnoli del prepotente don Sebasti n Vanasco de Pes y Pes; lo spiritato padre Uhù; la fiera Filònia, madre di Zosimo e il suadente don Aneto alle prese con l'amore e i suoi afrori; lo stesso Zosimo, che affronta ardito il suo breve interregno e il triste epilogo. Romanzo dalle suggestioni teatrali e dal piglio giocoso, Il re di Girgenti conferma l'inimitabile creatività di Andrea Camilleri. E segna una nuova vetta della sua inesauribile sperimentazione linguistica e stilistica, che non cessa mai di stupire.

  • Andrea Camilleri Cover

    Nato a Porto Empedocle (Agrigento), Andrea Camilleri ha vissuto per anni a Roma.  Dal 1939 al 1943, dopo un periodo in un collegio da cui viene espulso, studia ad Agrigento al Liceo Classico Empedocle dove ottiene la maturità classica senza dover sostenere l’esame a causa dell’imminente sbarco degli alleati in Sicilia. A giugno inizia, come ricorda lo scrittore, "una sorta di mezzo periplo della Sicilia a piedi o su camion tedeschi e italiani sotto un continuo mitragliamento per cui bisognava gettarsi a terra, sporcarsi di polvere di sangue, di paura".  S’iscrive all’Università (Facoltà di lettere) ma non si laureerà mai. Si iscrive anche al Partito Comunista.Inizia a pubblicare racconti e poesie e vince il Premio... Approfondisci
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