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Sono molti i temi che l'autore affronta in questa tragedia, ad esempio vi troviamo quelli della vecchiaia, della riconoscenza, dell'invidia, ma soprattutto quello dell'adulazione o della falsa apparenza. L'adulazione non è altro che una menzogna, detta con lo scopo di ottenere un beneficio, spesso sfruttando il narcisismo del prossimo. Insomma, una furba bugia, ben studiata, per compiacere, adulare, raggirare il re Lear di turno. A tutto questo si oppone la sincerità, la verità, che spesso è indigesta, amara o sciatta, poco allettante, incapace quindi di soddisfare l'ego del narcisista. La semplice realtà per i potenti di turno può essere insoddisfacente, perché non alimenta il loro ego smisurato. La tracotanza di colui che è in grado di elargire benefici ha bisogno di cortigiani. Il narcisista, senza adulatori, avvizzisce: le loro lusinghe sono indispensabili per mettere a tacere la sua nascosta insicurezza. A questo punto bisogna fare una scelta di campo: assecondare le debolezze della personalità del prossimo, adulandolo, salvando l'apparenza, sapendo di mentire oppure, costi quel che costi, optare per la sincerità, la verità, la realtà nuda e cruda? Cordelia ha fatto la sua scelta...ma non voglio rivelare il contenuto dell'opera. Lascio ai lettori il piacere di gustare questo ennesimo, riuscitissimo, ritratto dell'animo umano che ci offre Shakespeare. Leggere Shakespeare è avventurarsi nell'animo umano cogliendone gli innumerevoli volti, solo i classici greci e latini hanno saputo fare altrettanto.