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David F. Wallace

Traduttore: G. Granato
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 714 p. , Brossura
  • EAN: 9788806203351

Recensioni dei clienti

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    claudio

    31/07/2012 18.01.59

    Onestamente ho letto solo le prime quaranta pagine, più tutto il pistolotto di come è stato trovato il manoscritto (o i manoscritti o cosa diavolo aveva lasciato Wallace prima del suicidio). Ma non sono riuscito, nonostante tutta la buona volontà, a proseguire: pensare poi che il libro supera le 700 pagine. Boh. Probabilmente era meglio lasciare tutto dov'era.

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    Christian Valtorta

    11/04/2012 07.27.46

    Se l'avessero pubblicato come raccolta di racconti avrei detto, meraviglia. Ecco, l'ho detto. Che ci azzecca con un romanzo, questo libro? Niente. Però apri a caso un capitolo, lettore. Non c'è confronto, con il resto del mondo.

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    aprile

    01/04/2012 10.52.09

    Okay. Allora, secondo me (che non è che me ne intenda abbastanza) comunque secondo me, se dio invece del creatore avesse fatto lo scrittore probabilmente avrebbe scritto questo libro. E tutti i giudizi che precedono e succedono questo mio non cambieranno di una virgola il mio convincimento. Punto.

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    alberto

    09/12/2011 17.26.23

    l'ho cominciato da poco, lo ammetto, ma gia' mi gira la testa e mentre leggo continuo a pensare che questa sara' l'ultima cosa che leggero' di lui.Tutto quello che ho odiato di wallace alla prima lettura e' tutto quello che ora amo, che rende gli altri scrittori meno interessanti. e' come essere andati sulle montagne russe con i suoi libri, poi,quando scendi ,guidare nel traffico ti sembra troppo facile.

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    bc

    22/11/2011 18.25.13

    Straordinario. Benchè incompiuto, questo romanzo è l'ennesima prova del talento del suo autore, che ci mostra il "noioso" mondo degli impiegati del fisco, anche se la storia in sè sembra quasi delineare qualcosa di diverso, di sconvolgente, di indefinito...è come se continuamente dovesse accadere qualcosa, e la narrazione prosegue con i virtuosismi narrativi di Wallace, che si inserisce egli stesso nella vicenda, raccontando la sua esperienza giovanile con l'Irs. Da segnalare soprattutto il capitolo 22, in cui Chris Fogle, uno degli impiegati del fisco, racconta in una sorta di autobiografia la sua scelta di lavorare nel mondo delle tasse. Ciao David

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    Niccolò C

    18/11/2011 11.39.05

    Definire un romanzo complesso e straordinario come Infinite Jest una mera opera di narcisismo è come ridurre I Fratelli Karamazov ad un romanzetto sulla morale. Avendo letto tutti i libri di Wallace posso dire che invece la mia opinione di questo scrittore, lo scrittore che preferisco,è totalmente diversa. L'esperienza della lettura di Wallace è stata per me una delle più intense della vita;la vicinanza e il calore, unito alla tristezzza e alla catarsi, che solo un genio della letteratura sa donare.L'intervista pubblicata da Minimum Fax l'ho vissuta invece come la rivelazione di una persona geniale che viveva profondi conflitti, come tutti noi, ma che possedeva una mastodontica capacità di pensiero e consapevolezza per rendersi conto delle dinamiche che lo affliggevano e ammetterle, a differenza di quasi tutti gli abitanti di questo pianeta. Il solo fatto che un talento tanto straordinario della prosa abbia deciso di scrivere questo genere di romanzi, rinunciando a scrivere il genere di cose che danno veramente la popolarità (roba alla Bret Easton Ellis per capirci)mi sembra la dimostrazione che qui ci troviamo di fronte ad uno scrittore che mette l'onesta e la comunicazione al di sopra di ogni orpello nelle proprie opere. La pubblicazione del Re Pallido mi sembra sia stata la scelta giusta, perchè anche se incompleta e probabilmente non nel taglio che lui avrebbe saputo dare , la sola presenza di qualche frammento scritto da Wallace merita l'acquisto. E di perle alla Wallace il Re Pallido è pieno. Comprato questo libro , dopo aver letto tutte le altre opere di questo scrittore.

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    madapple

    01/11/2011 18.52.48

    IJ è l'esempio di uno dei più riusciti mausolei narcisistici mai creati. Sfoggio della geniale capacità camaleontica di DFW. L'inesauribile bisogno di "dimostrare che...". (...) Attraverso la lettura dell'intervista, mal tradotta con il titolo: "Come diventare se stessi", emerge un DFW narcisista, insicuro di sé (come ogni narcisista), accumulatore instancabile di nozioni di ogni genere nella speranza di dimostrare il suo valore... Ma a chi? Come tutti i narcisisti a se stesso. Ovviamente. E altrettanto ovviamente, fallendo miseramente l'immane compito. Perché... DFW ha impressionato noi, o almeno me di sicuro, ma ha fallito con l'unico che voleva/doveva impressionare, se stesso. Nutro nei suoi confronti un affetto e un senso di tristezza che raramente un autore mi ha ispirato... Pensare che voleva abbandonare la scrittura per aprire un rifugio per cani. Per i suoi amati cani. (...) Se almeno l'avessero lasciato riposare in pace... Senza mal ricucire i pezzi della sua ultima tassonomia, macchiandosi della più nera delle perversioni. Una sorta di necrofilia letteraria. Il Re Pallido. Li odio. ...RIP amico mio. RIP.

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