Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 120 p., Brossura
  • EAN: 9788804574484
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Recensioni dei clienti

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    Filippo

    28/01/2010 17:37:24

    Al di là della delusione degli inguaribili, che valutano il testo non per quel che è ma solo secondo ideologia, e delle lodi degli entusiasti che possano eventualmente valutare il testo senza riferirsi ad esso, noterei che il libro (ché una recensione di questo parla) è semplicemente bello. Stile unico (a cavallo tra poesia e prosa con assonanze e rime anche nelle frasi in prosa), mai letto prima altrove e spunti utilissimi e raffinati che riaffiorano tra le pagine. Qua e là si rinviene addirittura uno stile folgorante che sembra alla lontana quello di Nicolás Gómez Dávila, il geniale e pungente aforista colombiano. Sull'acriticità dell'adesione a posizioni cattoliche conservatrici non si vede dove sia questa acriticità: alle pagg. 98 e 99 (vecchia edizione), solo per fare un esempio, compie una riflessione su diritti e doveri, rifiutando i primi e valorizzando i secondi, con DOVIZIA DI ARGOMENTI razionali (oltre che con forma sublime). Eccellente per chi, oltre che leggere, sappia anche capire.

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    Michele

    12/05/2008 17:32:25

    Fa uno strano effetto leggere, più sotto, le entusiastiche recensioni di questo libro da parte di persone che, a mio parere, fino alla "conversione" a mala pena sapevano chi è Ferretti e che ora sostengono di averlo da sempre seguito, di apprezzarlo come uomo ed artista e perciò di volerlo seguire anche in questa nuova avventura. Commenti del genere sono financo peggiori dei genuini insulti ("traditore", "voltagabbana", etc.) che altra parte politica riserva al Nostro; i quali non saranno magari giusti, né brilleranno per introspezione psicologica, ma almeno hanno il pregio della schiettezza. Tra questi due estremi cosa resta? Davvero poco, e cioè questo libro. Un proluvio di parole abbastanza inutili, che denunciano un appiattimento assolutamente acritico dell'autore alle posizioni che oggi si definiscono cattolico-conservatrici, le quali vengono riprese senza sostanziale novità (se non forse la critica all'unità d'Italia, che già fu del Cardinal Biffi, che il nostro pretende di fondare anche sullo sterminio di non so più che razza di cavalli...). Si abbia dunque il pudore ed il decoro di evitare commenti "ad usum delphini" e di non parlare di "evoluzione artistica" et similia, per questo inopinato canto del cigno che tutti noi preferiremmo dimenticare.

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