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Gianni Oliva

Editore: Mondadori
Collana: Oscar storia
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 277 p. , Brossura
  • EAN: 9788804625865

Recensioni dei clienti

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    valerio caruso

    01/05/2014 11.39.56

    Ennesimo caso di storia spacciata per dimenticata, ribelle, distrutta dai vincitori (quali?ci sono stati?), profondamente ideologica.Eppure, data la presenza di centinaia di testi contro il risorgimento e per il Sud esclusivamente in quanto Sud, non si direbbe che queste interpretazioni siano proprio perseguitate, anzi, le maggiori case editrici le pubblicano.Ennesimo caso di storia sentimentale ed in funzione della politica, quindi do un voto basso.

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    Italia

    12/07/2013 18.19.46

    Sull'Unità d'Italia sarebbe interessante conoscere il reale parere dell'uomo comune che da Sud a Nord si trova a vivere nel paese (Belpaese?) che ci hanno consegnato coloro che da sempre fanno la storia. Tuttavia se un piemontese regala a una napoletana un libro che, la storia, la riconsegna ai Borboni, non tutto fu sbagliato. Certo, tanti errori, tanta manipolazione, tanta violenza: tanti chilometri, tanta speranza, tanti ideali; tanta forza e tanta debolezza; di sicuro poche camicie rosse a fronte di molte uniformi: solo questo farebbe pensare. Infatti ci ha pensato Gianni Oliva (un autore nato a Torino, è il caso di sottolinearlo) nel suo saggio UN REGNO CHE È STATO GRANDE - sottotitolo: La storia negata dei Borboni di Napoli e Sicilia. Non è un saggio che si legge come un romanzo, il che sarebbe alla portata di tutti, né la verve dell'introduzione si riscontra poi nel prosieguo del testo dove, anzi, sembra che l'autore tenga a distanza l'entusiasmo verso l'opera e indossi panni più cattedratici; tuttavia è un libro che si fa leggere con attenzione e rinnovata curiosità verso quegli avvenimenti; la disamina dei cinque sovrani borbonici, dei loro comportamenti e delle situazioni, delle mogli, alcune delle quali tanta parte ebbero nel governo delle Due Sicilie, è scrupolosa e onesta, direi imparziale, come è giusto che sia. Certo, la storia andrebbe riletta oggi, e un nuovo capitolo scritto in tandem da un Sud non più considerato una mantenuta e un Nord non più usurpatore. Però? e se invece fosse stata tutta colpa di Anita? Immaginiamo che ella non avesse armi sensuali tali da tenersi il suo Peppino stretta a sé e che quegli, insoddisfatto e insonne, un bel giorno decide che gli ci voleva un'altra donna. Imbracciato il fucile, andò eroicamente a farsi l'Italia! Perché no?

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