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    Luciano Aguzzi

    12/02/2013 19.22.43

    Questo libro ritorna in libreria, ampliato, dopo la prima edizione del 1978 che, per le sue novità, suscitò divere polemiche. Si trattava di uno dei primi libri dedicati alla Resistenza cattolica in Friuli e in particolare alla strage di Porzûs del febbraio 1945. I partigiani comunisti delle brigate garibaldi non si muovevano nella prospettiva di un Friuli facente parte di un'Italia libera e democratica, ma in quella di un Friuli facente parte di una Jugoslavia sovietizzata. Questa radicale differenza di prospettive politiche e di sentimenti patriottici resero tesissimi i rapporti fra garibaldini e osovani (partigiani cattolici delle brigate Osoppo). Il 7 febbraio 1945 e nei giorni seguenti, un centinaio di garibaldini, al comando di Mario Toffanin, con un espediente raggiunse il comando delle Brigate Est Osoppo e catturò e uccise 17 partigiani osovani (altri tre, nei giorni precedenti, erano stati uccisi dai partigiani sloveni). Il luogo dell'eccidio era in località Topli Uork, nel comune di Faedis. Il toponimo Porzûs deriva dal nome di una vicina frazione del comune di Attimis. Toffanin eseguiva un ordine scritto della federazione del PCI di Udine firmato dal vicesegretario Alfio Tambosso, nel quale si parlava di trasmissione di un «ordine pervenuto dal Superiore Comando Generale». Ciò fa pensare che il mandante principale fosse il comando sloveno del IX Korpus alle cui dipendenze operavano i garibaldini della divisione Garibaldi Natisone. Fin da subito fu chiaro che l'uccisione degli osovani era determinata dalla necessità di sgomberare la zona da chiunque si opponesse alla conquista jugoslava del Friuli Orientale e all'instaurazione di una dittatura comunista. Per i partigiani sloveni e comunisti, dunque, si trattò di un atto di guerra contro il nemico: nemico perché contrario all'annessione del Friuli Orientale alla Jugoslavia di Tito e alla sua comunistizzazione forzata. Fra gli osovani uccisi vi fu Guido Pasolini, fratello di P.P. Pasolini.

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