Editore: Einaudi
Anno edizione: 2012
Pagine: 201 p., Brossura
  • EAN: 9788806192112
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Recensioni dei clienti

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    Trixter

    03/02/2016 12:14:35

    Al termine della lettura ciò che resta è l'incompiutezza (e un pò di confusione). Ho già avuto modo di leggere Carlotto e l'ho sempre trovato un bravissimo autore, molto coinvolgente ed intrigante; ma in Respiro Corto sembra avere una fretta dannata di arrivare alla fine. La trama, infatti, è ottima così come la presentazione di alcuni personaggi: se Carlotto avesse avuto tempo e voglia di approfondire il tutto e dare un respiro più ampio agli avvenimenti, ecco che adesso parleremmo di un capolavoro del noir italiano. Il tutto è raccontato in maniera costante e monotona, e lo stile narrativo non lascia neppure il tempo al lettore di gustarsi le pagine ed il concatenarsi degli eventi (che si susseguono in maniera vorticosa). Peccato. Il libro merita comunque una sufficienza per la bella trama, ma direi nulla di più.

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    angelo

    16/11/2015 09:30:57

    Ingredienti: una gang di 4 criminali di 4 paesi diversi, un clan di poliziotti ai limiti della legalità, una città (Marsiglia) crocevia di loschi traffici, un delinquente solitario come variabile impazzita in uno scontro tra poteri forti. Consigliato: a chi vuol immergersi in un vortice senza fiato di eventi internazionali, a chi vuol vedere un maestro del noir districarsi abilmente tra politica, economia, criminalità, servizi segreti, donne, droga, armi.

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    Dike1127

    15/06/2014 19:05:28

    ....insomma. Condivido anch'io l'idea di chi ritiene che 200 pagine fossero davvero troppo poche per un plot del genere. Sembra il prologo di un romanzo molto più lungo e mai terminato..(anzi, direi a malapena incominciato) .peccato perché l'idea non era male...di questo autore avevo letto nordest e arrivederci amore ciao: altrettanto brevi ma senza dubbio più compiuti....

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    Emiliano

    14/07/2013 12:54:03

    Affascinanti le ambientazioni, dalla ex Cernobyl abbandonata ad una strepitosa Marsiglia. Trama articolata e intrigante, un 'potere del cane' marsigliese. Peccato per la esigua durata delle narrazione,solo 200 pagine che non lasciano spazio ad una adeguata caratterizzazione dei personaggi. In tal modo risultano anche di difficile memorizzazione rendendo difficile la lettura, che comunque è avvincente e piacevole. Peccato, con un librone da 700 pagine e un Winslow o un Izzo (che adoro) sarebbe un capolavoro del genere. Dell'autore ho anche letto 'il Mistero di Mangiabarche' che reputo superiore

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    Paolo

    09/07/2013 10:54:42

    E' il primo libro di Carlotto che leggo, e credo che sarà anche l'ultimo. In verità non posso nemmeno dire di averlo letto perché alla 30^ pagina sono stato colto da un rigetto insostenibile che mi ha spinto quasi a buttare il libro dalla finestra, consapevole di aver già buttato dalla finestra il denaro che mi è costato. Concordo con Barottino: sembra che lo scrittore abbia fretta di andare da qualche parte (ma dove?) e non approfondisce i personaggi, non crea atmosfera; sembra essere il libro di un dilettante alle prime armi. E concordo anche con chi ha scritto che è il più brutto libro mai letto. Sconsigliatissimo. Paolo

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    jamsession

    23/11/2012 15:55:51

    romanzo diverso da quelli scritti finora da M. Carlotto. l'ambientazione è internazionale ma non per questo meno efficace. l'autore ha il pregio di scrivere romanzi sempre molto credibili.

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    paola

    08/11/2012 11:51:03

    questa volta Carlotto non mi e' proprio piaciuto!mi spiace ma e'scritto in modo confuso e non coinvolge, peccato!!

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    Persiano

    10/09/2012 11:05:04

    quest'estate in vacanza ho passato ore piacevolissime in compagnia di questo romanzo. scrittura aspra, ironica disincantata. a tratti anche divertente. lo consiglio.

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    Barottino

    08/09/2012 19:07:16

    Ho letto tutti i libri di Carlotto, uno dei miei (ex?) autori preferiti. Credo che questo sia uno dei suoi più brutti, come purtroppo sempre più spesso gli capita. Storia debole, raccontata frettolosamente, personaggi al limite della caricatura. Sembra l'opera prima di un giovane autore che non sa scrivere, piuttosto che l'ultimo lavoro di un autore che in passato ha scritto ben di meglio. Sconsigliato a chi ama Carlotto. A chi fosse piaciuto come prima opera letta, si riprenda tutta la saga dell'Alligatore e capirà cosa intendo con questa recensione.

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    Matteo

    06/09/2012 22:29:38

    E' il primo libro che leggo di Carlotto e l'ho trovato molto... veloce! in ogni capitolo c'è quasi esasperazione nel narrare con quanta repentinità si svolga la vicenda e tra i protagonisti c'è questa continua fretta di decisione ed azione. Non a caso il titolo... E' comunque un libro che può interessare gli amanti del noir e personalmete credo che ne leggerò altri di questo autore.

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    Silvy

    27/08/2012 14:15:44

    Massimo Carlotto ci porta con questo romanzo non più nella criminalità del Nordest, ma in quella globalizzata dove una gang molto particolare di giovani privilegiati, cresciuti nelle migliori università europee, è convinta di potersi prendere tutta Marsiglia, luogo oggi di incontro del crimine mediterraneo e non solo. Carlotto come sempre anticipatore dei tempi e un occhio attento alle mutazioni della nostra società, crea con questo romanzo diverso dai soliti, con nuovi personaggi - poliziotti e criminali - che speriamo di trovare ancora in futuro.

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    Iago32

    01/08/2012 12:24:30

    libro validissimo e molto piacevole da leggere. ottima l'ambientazione internazionale: le ecomafie, il crimine organizzato sono una realtà globalizzata e carlotto la racconta con sapienza. spero sia il primo di una saga perchè la dromos gang ha sicuramente ancora molto da dire. la trama è robusta e i personaggi caratterizzati bene come sempre. ritmo alto e colpi di scena. l'autore è una riconferma. PS avrei dato 4 ma darò 5 perchè ho notato alcune critiche negative del tutto piatte e sterili persino un tantino livorose tanto da farmi sospettare che siano state fatte apposta per "abbassare la media". a me in prima elementare hanno insegnato che dopo aver fatto un'affermazione bisogna anche motivarla....

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    Fabio Modena

    16/07/2012 18:10:00

    Primo Romanzo che leggo dell'autore, a me è piaciuto. Consiglio di leggerlo in massimo 3/4 giorni, altrimenti essendoci più vicende intrecciate, con personaggi che in corso d'opera cambiano pure i propri nomi (già non facili da ricordare), si rischia di perdere il "ritmo" della narrazione. Sicuramente in alcuni passaggi piuttosto crudo al limite dello splatter, ma qui si và poi nel soggettivo.

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    Iaia57

    14/07/2012 12:26:40

    Credo sia il più brutto libro mai letto.

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    rocco

    11/07/2012 12:26:18

    Lo stile è quello solito, la trama, un tentativo di smarcarsi dai precedenti e di inserirsi in un contwesto un po' piû internazionale, pur nell'omaggio alla Marsiglia di Izzo. Tutto sommato buono, anche se ha scritto di meglio.

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    frà

    03/07/2012 16:32:40

    appassionante di sicuro, si legge tutto d'un fiato (superate le prime 15 pagine)ma troppo crudo, per i miei gusti.

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    Micella

    29/06/2012 22:22:20

    Stile scorrevole anche se con una trama con troppi personaggi e con nomi difficili da tenere a mente. La storia non si conclude completamente; l'autore sembra lasciare una porta aperta per una nuova puntata. Le altre opere di Carlotto che ho letto mi sono piaciute di più.

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    Gianni

    29/06/2012 09:33:09

    bellissimo. Carlotto scrive bene e le sue storie sono sempre incalzanti oltre che ben agganciate alla realtà. consigliato.

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    mario tura

    11/06/2012 16:57:03

    uno degli scrittori noir più sopravvalutati che ci siano in giro. dopo i primi libri non ha più avuto idee originali e interessanti. delusione totale. non lo leggerò più.

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    gulliver

    01/06/2012 16:32:59

    respiro corto è un romanzo che svela una trama internazionale criminale in larga sintonia con la realtà del mondo politico e affaristico. espungo dai commenti negativi che mi hanno preceduto una certa disaffezione verso i temi del mondo corrente: l'intreccio tra criminalità e politica, tra la bassa manovalanza criminale e l'alta intellighenzia culturale e scientifica; temi che non entrano mai nelle pagine dei nostri ben educati quotidiani nazionali. carlotto non è manzoni, ne pasolini, ne gadda, ma è semplicemente uno scrittore che si serve delle pagine bianche e di una penna per mettere in evidenza le trame più sporche e più scomode che affaccendano gli esseri umani di questo inizio secolo; certo è indigesto prodigarsi a stanare le più perverse e viscerali schifezze dell'animo umano e renderle adatte alla trama di un romanzo: c'è difficoltà a scrivere e a leggere di queste cose, ma carlotto è scrittore dal paragrafo breve e immediato, non lascia il respiro al lettore, lo avvolge e lo costringe a bere fino alla feccia la turpitudine ed inquietudine dei propri simili. a tratti è rivoltante, a tratti è schifosamente illeggibile tanto è cruenta e imbevibile la trama ma carlotto è come un marcatore spietato del lettore e lo incalza nei più profondi recessi del suo animo, lo fa trasalire, lo fa schifare e lo convince alla fine della perversità del mondo e dei rapporti sociali. finchè c'è del marcio carlotto sarà in sella e non vedo perché non resti in sella ancora per molto e molto tempo. un giorno carlotto sarà poeta, se il mondo si rigenererà. d'altronde dante, che aveva scritto nel suo inferno se non le più torbide inquietudine sue e dei suoi simili?

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Per definire i romanzi di Massimo Carlotto, ogni volta che un titolo arriva in libreria, si coniano definizioni e nuovi generi. In questo caso il termine è “World Noir”, per intendere che lo scrittore, nel suo ultimo romanzo Respiro corto, ha abbandonato le classiche ambientazioni nell’Italia del Nordest per spingersi fino a Marsiglia. In realtà c’è un ponte ideale che collega la criminalità organizzata di Arrivederci amore, ciao a Marsiglia: è un’atmosfera condivisa da un sottobosco criminale simile, una specie di tronfia cattiveria, di orgoglio criminale che si concretizza nel rispetto di regole non scritte e codici d’onore, quasi una richiesta di legittimazione delle ragioni che muovono la malavita. Non si possono comprendere le trame di Massimo Carlotto se non si conoscono le dinamiche del territorio, che rende tutti i personaggi crudeli e spregiudicati, perché forte è la voglia di emergere e farsi strada e ancora più forte è la mancanza di qualunque altro mezzo che non siano le proprie forze. C’è un ponte ideale che collega Padova, la città natale dell’autore, e in generale tutto il Nordest, a Marsiglia, è quello che tutti hanno imparato a conoscere come “Noir mediterraneo” e che ha avuto come maestro Jean-Claude Izzo. Ambientare un romanzo noir a Marsiglia significa necessariamente omaggiare l’illustre cittadino provenzale.
Ma Carlotto non si limita all’apologia di un sistema criminale ormai scomparso, al contrario si spinge a descrivere l’evoluzione del crimine contemporaneo, la profonda trasformazione che ha dovuto subire in questi anni di globalizzazione e Social Network. I figli dei vecchi criminali di tutto il mondo, dalla mafia russa ai narcos sudamericani, convergono a Marsiglia, nel bel mezzo di una guerra sanguinaria e silenziosa, la “guerra dei Territori”. Le armi che usano i nuovi gangster sono le informazioni, Internet, l’alta finanza. Sono giovani, veloci e assolutamente refrattari rispetto al vecchio sistema di organizzazione verticistica delle mafie tradizionali. Le nuove generazioni hanno studiato economia a Leeds, amano i legami reticolari, possono agire una sola volta per ripagare un debito o vendicare un torto subito senza per questo lasciare gli studi universitari, possono anche mettersi al servizio della banda avversaria, se necessario.
Personaggi tipici di Don Winslow, insomma, ma presentati in salsa mediterranea: un giovane russo esperto di economia, un gangster paraguaiano in fuga dal suo paese, un gruppo di ceceni in cerca di armi, e poi naturalmente il boss vecchia maniera, di origine corsa, Armand Grisoni e la poliziotta di Marsiglia, BB, lesbica, fanatica di Johnny Halliday, che riesce ad essere ancora più temibile delle bande criminali. Tutti sono costretti prima o poi a fare i conti con il difficile habitat in cui sono capitati. Chi sottovaluta Marsiglia rischia la vita.
Carlotto usa il noir come metafora per descrivere i cambiamenti della società e la penna come un’arma per colpire le convenzioni di cui la società si ammanta. Nei suoi personaggi non c’è pietà né redenzione, le sue descrizioni sono nette, precise, profondamente filmiche, eppure l’umanità traspira da ogni riga. Un romanzo che rappresenta un grosso balzo in avanti per la definizione del genere noir italiano.