Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20/02/2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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    Una storia scritta con uno stile semplice e che si legge tutto d'un fiato, la storia parla di una donna e del suo paese, tra guerra, fascismo e dopoguerra. Nonostante i temi l'autore riesce a trasmettere, in modo pacato ma allo stesso tempo violento, tanti spunti di riflessione sia da un punto di vista storico che intimo, senza dare l’impressione di aver messo troppa carne al fuoco. Sento questo romanzo particolarmente vicino in quanto, a pochi chilometri dalla mia abitazione, è successa una cosa molto simile, un paese sommerso e la punta di un campanile che riaffiora ogni estate colpita da un ingente siccità. Nulla di più attuale per lo "strega"

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    Fabrizio Valsecchi

    16/05/2018 22:30:04

    Vivere spersi e sospesi, come un campanile che s’allunga e che s’estende per abbracciare l’infinito e che, per non affondare, lotta e s’impegna coraggiosamente, cercando strenuamente d’aggrapparsi alla propria natura, alle proprie radici e alla speranza, mentre, impassibile e impietosa, una lacrima sulla terra convoca il re del cielo. Esistere sommersi e subissati dal dolore e dal passato, in una terra di confine ampiamente ferita e segnata da profonde divisioni, da implacabili lacerazioni e da un’epoca d’incresciosi impedimenti, d’ingiustificate imposizioni e di sconcertanti privazioni. “Resto qui”è la storia di Trina, madre di una figlia scomparsa senza lasciare traccia, moglie di un uomo che ha scelto le montagne per non omologarsi al progresso e al regime e insegnante senza cattedra che, con la forza inestirpabile delle parole, non smette mai di far sentir la propria voce e la sua storia, per resistere e fare memoria, ricordando costantemente a chi le vorrebbe annullate, cancellate e dimenticate che vivere è essere liberi e che l’amore e la speranza possono davvero vedere l’invisibile, toccare l’intangibile e raggiungere l’impossibile, cambiando così le nostre piccole e grandi prospettive e rendendo migliori le nostre singole esistenze. “Resto qui” è il mistero di Cuaron, una diga che esonda e che straripa, carpendo e portandosi spietatamente con sé un paese con le sue illusioni e i suoi disinganni, con le sue consuetudini e le sue ribellioni, con la sua poesia e le sue utopie. “Resto qui” è un libro vero ed emozionante, che incanta e che strega con la sua scrittura elegantemente semplice e densamente funzionale e con il suo spiccato gusto neorealista che, come nelle favole moderne, prova a rendere in qualche modo dolci anche i drammi più amari.

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    Raffaele

    16/05/2018 11:55:45

    Altoadige. La guerra. Il fascismo. Trina è una giovane donna che segue sulle montagne il marito disertore. Sa usare le parole, come una strega o una fata sa usare i suoi incantesimi. Un racconto forte, vivido, di attaccamento alle radici, alla propria terra. Nonostante la guerra, nonostante la miseria del dopoguerra, nonostante tutto. La parole, le parole aiutano a radicarsi, a non samarrirsi, a fare memoria, ad essere memoria. Un libro diretto, che fa saggio uso delle parole e che aiuta a porsi domande su se stessi e sulle proprie radici.

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    Alex

    15/05/2018 17:25:09

    Resto qui, candidato al premio "strega" 2018 è un romanzo storico ambientato nell'estremo nord Italia al confine negli anni del fascismo e del nazismo. Si percepisce fin da subito la difficile interpretazione che lo scrittore deve dare al personaggio narrante. Manca di femminilità e di dolcezza. La storia nel complesso è ben descritta, emerge molto forte negli abitanti di questi paesi di montagna la difficoltà nel sentirsi parte di una cultura radicata. Disprezzo e odio. Forse un'altra critica che posso fare è la troppo netta divisione tra la storia della famiglia e della diga.

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    Mara

    15/05/2018 12:54:30

    Curon, Val Venosta. Siamo negli anni del fascismo in una regione con una forte crisi di identità, dove insegnare il tedesco diventa illegale e il nazismo con la sua lingua madre può rappresentare un’idea di salvezza e libertà. Trina è una giovane maestra appassionata del proprio lavoro che in poco tempo vede crollare tutte le sue certezze: è costretta a insegnare in clandestinità, la giovanissima figlia Marica scappa al seguito degli zii attratti dal mito nazista e quando scoppia la guerra anche il marito Erich e il figlio Michael vengono arruolati nell’esercito. Lei sopporta tutto questo fino a quando Erich, ormai disgustato dalla guerra, diventa disertore e lei decide di abbandonare tutto e seguirlo sulle montagne. Quando finalmente la guerra giunge al termine e i due coniugi decidono di tornare al loro paese, un nuovo sconvolgente fatto arriverà a travolgerli: la costruzione della grande diga che minaccia la sopravvivenza del paese è ormai imminente. Un romanzo potente, doloroso che strega il lettore e lo tiene incollato dalla prima all’ultima riga. La storia di una madre che non si rassegna alla fuga della figlia e continua a “parlarle” per tutto il romanzo raccontandole di sé ma anche una donna forte e determinata che combatte strenuamente per le difendere le sue idee e l’identità del paese a cui è profondamente legata.

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    Bibliofila

    14/05/2018 11:25:05

    “Resto qui” ti trasporta nei masi Sudtirolesi alla scoperta della storia poco conosciuta del paesino di Curon, diviso tra fascismo e nazismo, italiano e tedesco, ma soprattutto desiderio di rimanere ancorati alle proprie radici e necessità di andare avanti. Balzano ha scritto un romanzo che ti strega, tenendoti incollato fino all’ultima pagina.

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    Stefania Fava

    13/05/2018 05:56:44

    A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!

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    Josephine Balan

    12/05/2018 20:13:31

    "Resto qui" è un libro la cui la forza evocativa nasce dal piccolo gesto, dallo sguardo, dal particolare. I protagonisti di Marco Balzano sono ben caratterizzati e la natura che li circonda, e nella quale si muovono, è altrettanto protagonista: donne, uomini e terra si modellano, si avvolgono, si stringono. Riportare alla luce Curon ed il Sudtirolo, occupato e violentato, privato della lingua, del senso di appartenenza, per ridare un’identità a questa terra di nessuno e a chi per essa è morta, rompere dunque, i malefici di una strega, se così possiam dire, oltre ad essere un gesto d’amore, diventa un recupero e una revisione storica che illumina la mente anche di chi, come me, era lontano dal conoscere e dal capire.

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    Antonia

    12/05/2018 09:26:47

    Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.

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    Rahmaya

    11/05/2018 09:13:19

    Il libro “Resto qui” di Marco Balzano, finalista per il premio Strega 2018, è un romanzo che ha per protagonista Trina, una donna piena di coraggio e di fierezza, che vive in Sudtirolo durante il periodo della seconda guerra mondiale. Prima gli eventi la colpiscono con la scomparsa della figlia, che lascia un vuoto incolmabile nel suo cuore, poi si trova a dover scegliere l’esilio sulle montagne per non abbandonare il marito disertore e quindi ricercato dai fascisti. Nemmeno dopo la fine della guerra Trina troverà pace, ma non si arrenderà agli eventi avversi ed affronterà ogni cosa a testa alta.

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    Susanna

    10/05/2018 15:20:26

    Sono stata subito attratta dalla copertina di questo libro, non per la curiositá che puó suscitare quest’immagine, ma per quel campanile visto innumerevoli volte. Da altoatesina che vive non molto lontano dal lago di Resia non potevo non leggere questo romanzo. Innanzitutto sono contenta che uno scrittore abbia raccontato un pezzo di storia del sudtirolo da pochissimi conosciuta. Non so quante persone mi hanno chiesto il perché della lingua tedesca tanto presente in Alto Adige; ció dimostra di quanto poco siamo informati sulla storia di questa piccola parte d'Italia. Questo romanzo ovviamente non puó sostituire un libro di storia, peró sicuramente descrive e spiega in forma romanzata al lettore un pezzo del passato della nostra terra. Si legge tutto d`un fiato, quindi è molto scorrevole, personalmente avrei, a parte i nomi dei personaggi, aggiunto qualche termine in tedesco che avrebbe dato al testo quel pó di autoctonia sudtirolese in più. A parte questo credo che la storia di Trina sia stata narrata in modo coinvolgente e molto verosimile a quanto in realtà sarebbe potuto accadere a quei tempi ad una famiglia della alta Val Venosta . Il racconto trasmette l’atmosfera drammatica e dolorosa della guerra e del dopoguerra; quell’aria cupa che si avverte anche quando si visita un luogo testimone di tragici fatti, ricordandoci che certi eventi terribili non sono accaduti per il maleficio di una strega ma per mano di noi uomini stessi.

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    Asia

    10/05/2018 13:25:15

    Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiamo provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.

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    Francesca Gaffuri

    10/05/2018 10:29:41

    La storia di una donna caparbia e del potere delle parole. Mentre tutto viene distrutto intorno a Trina, lei trova il coraggio di vivere, di opporsi al male della "strega" più grande che abbia mai visto. Non tanto la guerra ma la perdita della propria identità linguistica, e cosi anche della propria capacità di esprimersi. Deve reinventarsi, e lo fa curando attentamente il dono della parola, malato e danneggiato da tutto quello che lo circonda.

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    Pamela Marinelli

    09/05/2018 18:13:50

    Un libro che si legge tutto d’un fiato, in cui il narratore si sposa al cronista. La storia è raccontata quasi in forma epistolare da Trina, la protagonista, la quale si confida al lettore come se fosse un amico intimo, descrivendogli la mancanza della figlia portata via dagli zii, l’amore per il marito Erich e la famiglia, i rapporti con un figlio “difficile”, il sogno di diventare maestra e il suo tentativo di riappropriarsi tramite la parola della sua memoria e della sua identità. Marco Balzano ci fa trepidare per i suoi personaggi, espropriati della loro storia, della loro lingua, dei loro affetti e delle loro terre; egli descrive un mondo contadino, quello degli abitanti di Curon, in Val Venosta rassegnato e disinteressato davanti alla violenza del progresso, i cui effetti sono simboleggiati da un campanile romanico sommerso dall’acqua, come a seguito di un maleficio lanciato da una Strega e al quale è impossibile sottrarsi. In un’epoca storica in cui i fascisti portano avanti un processo d’italianizzazione forzata e il nazismo è visto come una possibilità ci s’interroga su cosa siano la libertà e la resistenza. Storia avvincente in cui risalta l’ironia e la perspicacia di Ma', portatrice di un’antica saggezza, di un passato da recuperare e senza il quale pare impossibile comprendere il presente. Grazie ad uno stile diretto e vivace si entra in diretto contatto con le emozioni provate dai personaggi e la loro forza irrompe nel testo, che non può fare a meno di farci riflettere su episodi poco conosciuti, che appaiono lontani, ma in realtà di grande attualità.

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    Dino

    09/05/2018 16:29:48

    “Non sai niente di me, eppure sai tanto perché sei mia figlia. L’odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io. Dunque ti parlerò come a chi mi ha visto dentro.” Comincia così Resto qui, il libro candidato al Premio Strega 2018 di Marco Balzano. E’ il romanzo che forse raccoglie la sfida più difficile per un autore che storicizza gli affetti, ovvero trasformare in storia la figura di una madre, la figura più intima, quella che c’è sempre stata, il principio di tutto. E riuscire a raccontarla senza omettere niente del suo vissuto, la scomparsa della figlia, il fascismo, la fuga, il dopoguerra, e insieme la forza luminosa, l’ansia di addomesticare la miseria, l’ostinata sollecitudine di scrivere alla figlia nella speranza che le parole la possano far tornare a casa. Leggere i romanzi di Balzano è un’esperienza rara, un’immersione nell’abisso delle relazioni umane nella cornice grande della Storia. Il suo merito è aver dato dignità letteraria a quella zona di confine che si insinua tra il famigliare e il sociale, tra il dolore privato e la storia. Con una linqua tanto più evocativa quanto più asciutta e spietata.

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    ilaria

    09/05/2018 15:33:58

    un'immagine di copertina che pare l'incantesimo di una strega e che racchiude in sé il racconto dell'intero romanzo. l'autore attraverso la voce di Trina ci racconta un pezzo poco conosciuto della storia italiana, ci parla di privazione, di dolore, di lettere pesanti come sassi che arrivano dal fronte, condendo il suo racconto con fatti e testimonianze reali e rendendo il tutto ancora più accattivante. una narrazione asciutta e decisa ma mai piatta, un romanzo che porta alla luce un mondo sommerso.

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    Fabiola

    08/05/2018 22:05:14

    Storia disincantata, candidata al premio Strega 2018, di una donna (moglie, mamma e maestra) che deve fare i conti con la legislazione nazofascista privandola quasi delle sue amate parole, cui si appiglia nelle sue lettere sperando in un miracoloso ritorno della figlia scomparsa. Trina, però, non può rinunciare alla potenza delle parole anche quando l'unica cosa che vede all'orizzonte dalla montagna è il solo campanile del paese sommerso dalle acque. Rimane, però, la certezza che le parole non possono essere altro se non quello che rappresentano e che nessuno può cambiare il loro significato.

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    Dimitri

    08/05/2018 18:11:30

    Uno dei candidati al premio Strega e tra i possibili candidati.E’ un libro che narra la storia di un paese di confine negli anni delle guerra e nel dopoguerra E ‘ la vita di Trina che sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. Siamo in sud Tirolo . Mussolini mette al bando il tedesco.Trina invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla.Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne.Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace.Il lettore segue la storia di questa famiglia all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case

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    DImitri Paschali

    08/05/2018 18:01:10

    Uno dei candidati al premio Strega che potrebbe risultare tra i vincitori. un affresco delle terre di confine martoriate durante il periodo della guerra e dalla natura nel dopoguerra .E’ la storia di Trina. Ambientato in un paese di confine Trina si oppone ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case.L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Siamo in Sudtirolo, Mussolini mette al bando il tedesco e Trina è una giovane invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza di un ritornoFinché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, il lettore si ritrova a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case .

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    Giovanna Moltoni

    08/05/2018 16:12:41

    La storia di trina ti tiene col in perenne suspense. La trama ti strega proprio. Lo consiglio.

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Proposto da Pierluigi Battista

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»


A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi