Resto qui - Marco Balzano - copertina

Resto qui

Marco Balzano

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Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 febbraio 2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417
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Vincitore Premio Bagutta 2019
Finalista al Premio Mario Rigoni Stern per la Letteratura Multilingue delle Alpi 2019
Finalista al Premio Strega 2018


Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

«La sua lingua è precisa, sorvegliata.» - Concetto Vecchio, la Repubblica

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.
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  • User Icon

    Tizia

    17/05/2020 09:10:18

    Marco Balzano è un bravissimo scrittore e questo libro lo conferma. Una storia di resistenza dimenticata, personaggi che restano impressi nella memoria. Lo stile di un classico. Ve lo consiglio.

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    Roberta

    11/05/2020 21:38:05

    Trina e Erich decidono di restare a Curon quando molti scappano dal fascismo che impone l'italiano e spazza via identità e tradizioni. Poi arriva la guerra col suo seguito di ferocia, dolore e morte. Quando tutto sembra finito però la pace di questi luoghi viene nuovamente interrotta dai rumori della costruzione della diga che procede nonostante tutto.⁣ ⁣Questo romanzo è duro, potente. Dopo averlo finito resta prepotente la sensazione di amarezza e la forza di Trina e Erich. ⁣

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    LeonPato

    11/05/2020 13:56:46

    Ti chiedi come sia riuscito, Marco Balzano, a scrivere, con voce femminile, di profondo Alto Adige, di una vita di una madre combattente, a cavallo tra le due guerre, del suo dolore profondo... E ti dici che, probabilmente, solo un grande scrittore può riuscirci! Quello che non ti aspetti da un libro che prendi in libreria perché ti piace la copertina, perché a Curon Venosta ci sei stato, perché quel campanile è una delle immagini più belle e terribili che siano state scattate...

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    La Gi

    11/05/2020 13:30:25

    Coinvolgente. Ben scritto. Ogni pagina aumenta la volgia di continare a leggere le successive.

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    Ire

    24/04/2020 06:16:51

    "Guardo le canoe che fendono l'acqua, le barche che sfiorano il campanile, i bagnanti che si stendono a prendere il sole. Li osservo e mi sforzo di comprendere. Nessuno può capire cosa c è sotto le cose. Non c'è tempo per fermarsi a dolersi di quello che c'è stato quando non c'eravamo. Andare avanti come diceva Ma', è l'unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato. Come i pesci." Bellissimo, un libro che ti tocca il cuore, ti entra dentro e lascia una parte di sé. Andare a Curon, la nuova Curon, e fare il turista è semplice se non si sanno le vicende che si celano sotto quest'acqua, la resistenza degli abitanti che hanno combattuto fino all'ultimo perché la loro vita non venisse sommersa. Eppure la forza della politica e dell'economia non guarda in faccia nessuno, men che meno i sentimenti e le volontà degli abitanti di un paesino. Trina ed Erich, seppur personaggi fittizi e non realmente esistiti, sono il simbolo di quegli abitanti, un grande modello di tenacia e forza d'animo, hanno perso sì ma hanno comunque combattuto fino all'ultimo giorno per le loro idee e la loro vita. Prendiamoli d'esempio.

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    And the Oscar goes to ….

    23/04/2020 16:37:52

    Spesso i best seller sono sopravalutati, ma questo libro mi è piaciuto.

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    me

    02/04/2020 12:54:43

    Bello

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    Gianmarco

    16/03/2020 17:22:07

    Pur essendo un libro che si legge, ha il difetto di troppi libri italiani degli ultimi anni: da metà in poi sembra che l'autore debba per forza terminare il libro in breve tempo e la storia si impoverisce. Comunque da il significato della guerra "dietro le linee" dove la popolazione ha sofferto per le angosce dovute a fatti che non poteva prevedere.

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    Katiuscia

    27/02/2020 18:36:40

    Pur non essendo nulla di speciale per i miei gusti, ha il pregio di fare pensare a quella parte della storia che spesso viene dimenticata dai più, ossia la vita quotidiana in tempo di guerra.

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    IL

    18/02/2020 11:06:51

    Carino, scorrevole ma personalmente mi aspettavo di più. Forse per il fatto che non sono particolarmente appassionata del particolare momento storico, quindi non mi ha appassionata. Bella l'ambientazione, chiedo scusa all'autore, ma non mi ha convinta del tutto...

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    vale9roma

    28/01/2020 10:19:13

    Bellissima storia, bel libro.

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    Alberto

    24/01/2020 15:34:16

    Il libro è scritto bene, una storia semplice di amicizia in cui traspare un grande amore per la montagna. A mio avviso però troppo monocorde e tutto sommato un po' noioso. Personalmente il Premio Strega mi sembra un po' eccessivo ma si sa che i giudici non sono mai giudicabili...

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    ROSANNA

    04/01/2020 13:32:06

    Da leggere, per comprendere la Storia e l'Assurdo umano.

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    Cristian

    05/12/2019 00:09:27

    Da quanto mi ha incuriosito son dovuto andare in visita al paese ed è stato bello rievocare le emozioni della lettura

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    Simona

    02/11/2019 06:22:03

    Molto interessante. In poche pagine riassume appieno la storia. Si legge piacevolmente senza noia. Si si, ve lo consiglio 😀

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    Laura

    27/10/2019 05:30:58

    Bell’affresco della società contadina altoatesina a cavallo della 2^guerra mondiale, tra fascismo e nazismo, revanchismo austroungarico e italianità forzata. La resistenza dei valori e l’indifferenza dei più, i quali ambiscono esclusivamente alla tranquillità. Ma è anche un romanzo sui rapporti familiari e sull’amore, declinato in ogni modo: per i figli, per i mariti, per i cani, per la propria terra e le proprie radici. Così come è un romanzo di denuncia del potere fortissimo delle istituzioni, dietro le quali si celano sempre gli interessi economici privati. Fa venire in mente la resistenza alla TAV, all’Eolico Selvaggio, ai cambiamenti climatici. E i meccanismi di reazione sono sempre gli stessi: il disinteresse, il discredito di chi combatte battaglie per tutti, fino a quando è troppo tardi per tornare indietro.

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    AndreaM

    04/10/2019 10:25:02

    Storia piuttosto banale, approfondimento storico da fiction RAI... nei pochi dialoghi i personaggi, pur essendo principalmente contadini analfabeti, parlano con linguaggio aulico come il turbo filosofo Diego Fusaro. Sembra un libro scritto per riempire le pagine dietro alla copertina-esca con la suggestiva fotografia del campanile nel lago artificiale di Resia. Si capisce dopo tre pagine che l'autore deve aver scoperto quei posti in vacanza, posti che non gli appartengono minimamente.

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    Laura

    25/09/2019 07:54:36

    Ho deciso di leggere questo libro dopo averlo "incontrato" molto in giro: ne sentivo parlare, lo vedevo citato nei gruppi di lettori, nelle vetrine delle librerie... alla fine ho ceduto alla curiosità e non me ne sono pentita. Racconta una piccola grande storia di "resistenza", ambientata in luoghi a me vicini geograficamente ma che ancora non ho visto di persona. E' stato molto interessante conoscerne la storia reale, attraverso gli occhi romanzati dei protagonisti. Un libro scritto bene, che val la pena leggere... e infatti l'ho regalato poi ad una carissima amica.

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    Milly

    23/09/2019 20:44:09

    Una storia che parla di Storia, il racconto doloroso di essere una piccola comunità montana, in quella periferia altoatesina che è un crocevia tra Svizzera e Austria, in un momento storico mondiale terribile... Le pagine scivolano via col loro carico di dolore che va infine ad annegare man mano che il livello dell'acqua sale. Passano gli anni, nel piccolo paese di Curon, e si succedono prima i regimi dittatoriali e poi a questi la neonata Repubblica, ma quando in ballo ci sono i grandi interessi... Lo leggi, e pensi al fascismo e al nazismo che fin nel fazzoletto di terra più sperduto, in alto sulle Alpi, tra i pascoli e il bianco dei loro inverni, si manifestava opprimente, chiedendoti in quanti son morti sulle montagne cercando di fuggire dalla guerra. Fa rabbia, e lascia tanto amaro in bocca, perché quando chiudi il libro rimani per mezz'ora a fissare quel campanile in copertina che emerge dal lago artificiale, ergendosi contro il pallore della nebbia come un fantasma. E scatta il parallelo con la val di Susa, e rabbrividisci... una storia nella Storia, che parla di resistenza e Resistenza. Una storia che ha una voce femminile, quella della protagonista, che riverbera fino all'ultima pagina. Assolutamente da leggere

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    alberto

    23/09/2019 20:10:22

    Non si conosce mai a fondo la storia del proprio paese, proprio perchè la storia la facciamo noi con le nostre storie,questo libro mi ha insegnato qualcosa sull storia dell'alto adige, sul perchè si ostinino sempre a parlare tedesco e a volte siano scortesi con noi italiani come se fossimo di un altro paese. inoltre sapevo del paese in fondo alla diga, ma solo della sua eistenza, come curiosità per turisti come tuttora è, ma non ne conoscevo la realtà e la storia. Un libro ti insegna sempre qualcosa e questo mi ha insegnato molto, ora non li sento più così diversi perchè capisco la loro sofferenza .Ben scritto e ben raccontato.

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Tenacia e ostinazione. Questi sono probabilmente i termini che meglio rappresentano questo libro. La tenacia e l’ostinazione che la gente di montagna, come pochi altri, sa dimostrare per difendere il proprio territorio. Difenderlo dalle ideologie politiche, dalla deturpazione, dall’invasione degli stranieri. Ma anche per proteggere un’identità da sempre confusa, quella dell’Alto Adige, terra di confini e lacerazioni, sballottata tra la cultura e le tradizioni teutoniche e il tentativo di forzata italianizzazione del periodo fascista. Costretti in uno Stato del quale non si riconoscono le istituzioni.

D’altronde già il titolo del romanzo, Resto qui, non poteva rappresentare meglio il legame di questa gente con le proprie montagne. Legame che viene tracciato ripercorrendo la vita di Trina, giovane insegnante di Curon (oggi noto come Paese sommerso) i cui sogni giovanili vengono ben presto spazzati via dalle durezze della vita e da un periodo storico particolarmente buio. La fatica e le ristrettezze per sopravvivere in una borgata di montagna, il fascismo od il nazismo come unica possibilità di scelta, la scomparsa della figlia, la fuga dalla guerra e dai rastrellamenti, il ritorno e l’estenuante ed infruttuosa battaglia per difendere la sopravvivenza della valle prima che l’acqua sommerga ogni cosa. E, malgrado tutto, restare e combattere strenuamente con ogni arma possibile; la parola, su tutte. Ed imparare ad arrendersi, con la forza consapevole di averlo fatto senza fuggire.

Oggi in Alto Adige, a Curon Venosta, frotte di turisti vanno a caccia di selfie davanti al campanile sommerso, simbolo della battaglia perduta. Senza magari curarsi della storia che quel simbolo rappresenta. Una storia che Marco Balzano riesce a mettere insieme con rara delicatezza facendo perno sulla figura di Trina e del suo silenzioso e continuo dialogo con la figlia scomparsa. Una vita spesa ad inseguire sogni, a coltivare speranze ed a lenire ferite. Attraversando, per caso, le buie pagine scritte dalla Seconda Guerra Mondiale. Per caso, perché la stessa sensazione e la stessa ostinazione -granitica come la montagna- sarebbe probabilmente emersa contestualizzando diversamente gli episodi: difendere la montagna dalla trasfigurazione del progresso, difenderla dagli eventi calamitosi. Tutte circostanze molto attuali. Tutte storie di gente di montagna che, caparbiamente, più di chiunque altro, senza sostegno, lotta fino alla fine per la salvaguardia di un patrimonio che, in fondo, è di tutti.

A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi

 

I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"

Manlio - Recensione stregata scelta da Marco Balzano

Quando si dice che una prosa è essenziale si pensa a una scrittura che è come un rasoio: incide in profondità e con esattezza, senza farti sentire il dolore al suo passaggio. La storia di Balzano che si fonde con la Storia di un Paese ha questa qualità: raccontarci di Trina e dei suoi dolori, dei suoi disincanti, delle sue speranze (tutte annegate dentro quell'acqua che lascia affiorare solo un campanile solitario come un dito di STREGA rivolto a cielo per evocare un sortilegio o per ammonire chi sta in Alto) con la precisione chirurgica di chi osserva a occhi sgranati e cuore dilatato, di chi usa le parole come filigrana attraverso cui rivelare e non malcelare l'amor proprio. Si esce da Resto qui con la voglia davvero di non andar via, di continuare ad ascoltare l'eco di una storia che risuona nel tempo, senza dissolversi. Senza restare annegata.


Stefania Fava

A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!


Antonia

Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.


Gianluca Cannillo

Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.


Asia

Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiano provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.


La motivazione di Pierluigi Battista per la candidatura al Premio Strega

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»

  • Marco Balzano Cover

    Marco Balzano è nato a Milano nel 1978, dove vive e lavora come insegnante di liceo. Ha esordito nel 2007 con la raccolta di poesie Particolari in controsenso (Lieto Colle, Premio Gozzano). Nel 2008 è uscito il saggio I confini del sole. Leopardi e il Nuovo Mondo (Marsilio, Premio Centro Nazionale di Studi Leopardiani). Il suo primo romanzo è Il figlio del figlio (Avagliano 2010, finalista Premio Dessì 2010, menzione speciale della giuria Premio Brancati-Zafferana 2011, Premio Corrado Alvaro Opera prima 2012), tradotto in Germania presso l’editore Kunstmann.A questo primo romanzo hanno fatto seguito Pronti a tutte le partenze (Sellerio 2013), L'ultimo arrivato (Sellerio 2014), con il quale vince nel 2015 il premio Campiello. Approfondisci
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