Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 febbraio 2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Recensioni dei clienti

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    Rosaria

    17/09/2018 20:00:46

    “Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi avere paura di restare.” A volte ci vuole più coraggio a restare che ad andare via. Questo lo sanno bene Trina ed Erich, una coppia sposata che vive a Curon, in Sudtirolo, terra di confine e di sofferenze che, però, i due non vogliono abbandonare. Nonostante il fascismo, il nazismo, la guerra e la costruzione di una maledetta diga che finirà per inondare le case e far scomparire l’intero paese. Al dolore collettivo, dato dai tristi eventi che stanno sconvolgendo Curon, Trina somma quello individuale: la scomparsa di sua figlia. Ed è proprio a lei che dedica un diario, intimo e colloquiale, nel quale parla della sua vita senza Marica e piena di dolori in cui, però, la speranza e la volontà di andare avanti sono sempre presenti. “Resto qui” è il racconto di una ostinazione, dell’attaccamento alla propria terra che non si vuole abbandonare per nessuna ragione al mondo, anche quando ormai, di fatto, essa non esiste più.

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    stefano

    12/09/2018 10:03:57

    Letto in poche ore. Bellissimo libro e bravo l'autore che con i personaggi del romanzo ci guida a scoprire quelle splendide terre, le persone e la loro storia. Curon nel cuore da oltre 30 anni...da oggi ancora di più!

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    Aldebaran23

    10/09/2018 12:05:03

    Un bellissimo romanzo che meritava sicuramente il primo premio. Un romanzo che ti culla, ti accoglie e non ti lascia più. In un periodo non bello della mia vita, aspettavo solo il momento in cui potermi rifugiare tra le sue pagine e andarmene lontano, sulle montagne, tra la natura e una storia profonda e vera. Consigliatissimo

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    Michela

    06/09/2018 15:56:52

    Onestamente non amo i libri legati alle guerre passate ma questo è stupendo!

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    alex

    29/08/2018 12:27:50

    Asciutto, essenziale, non un sbavatura o una sbrodolatura di troppo, resta tutto il contenuto quando il contenitore è così liscio e trasparente.

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    Stefania

    26/08/2018 13:42:25

    Bello, nella sua semplicità ti emoziona, ti pende, ti mette allo steso livello della protagonista e ti fa vivere la guerra, le paure. Una luce su delle realtà oggi lontane ma non troppo nel tempo, ti immerge in esse rendendoti partecipe.

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    Simonetta

    23/08/2018 21:07:58

    Bello,bello .. non si vorrebbe mai finire. Emozionante potente. Bravo ! È il secondo libro di Balzano che leggo ed è una conferma. Non delude anzi!!

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    stef

    19/08/2018 11:19:57

    un romanzo scabro ed essenziale che arriva nell'anima: casualmente l'ho letto nei giorni del crollo del ponte di Genova e perciò la vicenda ha risuonato ancora più forte in me. Una storia semplice ed inventata, che però dalla Storia vera trae origine, per parlare di incuria, di violenza del potere, di incontrastabile sovranità del profitto: allora (1950, costruzione della diga che ha affossato un paese ed una civiltà), ora (Genova) e, purtroppo, sempre.

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    carlina

    16/08/2018 21:15:27

    Una bella storia, intensa e non scontata, anche se il racconto sulle vicende altoatestine negli ultimi tempi è stato frequente. Un po' dismogenea è la narrazione perchè ho trovato più cronachistica (e interessantissima) la terza parte rispetto alle altre più intime. Però merita di essere letto sia per le informazioni che dà sia per la piacevolezza della scrittura, e anche perchè fa rifelttere su molti temi di estrema attualità.

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    Chiara Bro

    14/08/2018 07:06:35

    Emozionante, delicato e raffinato. Era da tempo che non leggevo un libro che mi arrivasse al cuore.

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    Lorenza

    08/08/2018 13:40:03

    Un romanzo storico bello da mozzare il fiato!! Ricco di passione, gioia e sofferenza. Attraverso le vicende di una famiglia si vive la storia di un angolo tra i più belli e travagliati del mondo. I personaggi si amano sin dalla prima riga! Io amo la montagna, amo la gente di montagna così dura come la roccia dolomitica ma così meravigliosa calda e Accogliente come la roccia dolomitica

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    Laura

    06/08/2018 10:40:10

    Un libro bellissimo, scritto bene, magnetico. Da suggerire a chi si vuol bene perché le cose belle vanno condivise.

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    leggere

    31/07/2018 13:13:17

    L'ho letto in poche ore. Molto molto scorrevole e ben resa l'idea di far fluire il racconto su due filoni paralleli, la guerra nel mondo e la vita intima di una persona.

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    io

    28/07/2018 11:45:16

    Un autore che seguo con interesse. Anche in questo romanzo, Balzano ci porta a riflessioni intime e profonde. Ci fa rovistare nei cassetti personali della memoria e delle emozioni. Ho avuto il piacere, dopo la lettura, di poterlo suggerire ad una amica. Il commento che segue è la risposta al mio suggerimento di lettura. Il libro è molto bello, affronta temi importanti e delicati con un linguaggio lineare, senza per questo scadere nella banalità. Mi è parso di cogliere un certo timore da parte dell'autore. Nonostante sia ben documentato, si nota che la linea prevalente rimane quella del romanzo e infatti ho avuto l'impressione che la scelta della protagonista (una donna nonostante di autore maschile), sia in qualche modo legata alla scelta di documentare un pezzo di storia con gli occhi dello spettatore e non del protagonista. Ed ecco che, nel dare spazio alle riflessioni emotive di Trina, il romanzo prevale più della storia. Questo fa onore all'autore che riesce a trattare con naturalezza il mondo femminile che non gli appartiene e dimostra grande modestia nell'avvicinarsi con cautela a una pagina della nostra storia complessa, sia a livello umano che a livello sociale. Soprattutto per chi l'ha vissuto in un territorio italiano, che d’Italia aveva ben poco. Mi è piaciuto che abbia affrontato il tema del conflitto a livello familiare e delle percezioni diverse di quanto stava accadendo. Mi è piaciuto il tema dell'abbandono, vissuto non in quanto tale, ma come “l’irrisolto” senza soluzione, la domanda senza risposta che ci portiamo tutti dentro. Bello davvero. Mi domando solo: e se avesse osato andare più a fondo?

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    Simone F

    11/07/2018 09:43:20

    Un libro ed una storia tutto sommato decenti. La lettura scorre e la trama è interessante. Non conoscevo le vicende dei tirolesi in epoca fascista: la loro conoscenza è quelo che mi lascia il romanzo. In definitiva, abbastanza consigliato, ma nulla di che.

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    Valentina

    04/07/2018 21:24:01

    Non leggevo un libro tanto bello da troppo tempo. È un romanzo che merita di vincere il premio Strega. È magnetico e fa commuovere. Si legge tutto d'un fiato e tutti dovrebbero farlo, per conoscere la storia e riflettere. M A G I S T R A L E.

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    Agostino

    29/06/2018 08:29:24

    La storia è molto interessante, crea curiosità e aspettativa, ma non è emozionante nel senso che “non prende”, non commuove se non nelle ultime pagine. Non giova all’empatia con il lettore la tecnica narrativa scelta da Marco Balzano: una voce narrante (Trina, la protagonista) che parla(?) alla figlia Marica, scomparsa da bambina e della quale non si sa più niente. Si sente sempre qualcosa di artificioso e superficiale come se l’autore non conoscesse bene i luoghi e le persone di cui parla, come se non conoscesse bene il “Südtirol” e i “sudtirolesi”. Balzano dà l’impressione di essere un turista che, capitato in quei luoghi, ne sia rimasto affascinato, ma non abbia cercato di capirne a fondo la natura geo-biologica né la cultura austriaca, anzi tirolese. Forse ha privilegiato la storia umana lasciando approssimativo l’ambiente e il contesto storico? Può essere, ma se è così lo doveva dire chiaramente; e comunque non sarebbe un pregio. A proposto del contesto storico-cronologico, l’ho trovato alquanto vago e con qualche errore. Per esempio, anno 1940, si legge: “… una jeep dei carabinieri” “Davanti al maso si fermò un jeep dell’esercito.” Errore? Svista? Superficialità? Le forze armate italiane non potevano avere jeep nel 1940. Infatti le jeep vennero prodotte negli USA a partire proprio dal 1940, ma arrivarono in Italia solo nel 1943, con lo sbarco degli alleati in Sicilia, e vennero cedute alle forze armate italiane solo dopo la fine della guerra. Però il racconto è bello, originale, e merita di essere letto.

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    RossaMina

    27/06/2018 07:17:12

    Magistrale come un giovane uomo di città sia riuscito a dar voce a una donna montanara di quasi un secolo fa, attraverso un pezzo di cruda storia vera.

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    massimo r.

    19/06/2018 17:08:34

    Bella storia e ben scritta, con pagine di crudo realismo e di vera poesia. Prende spunto da una pagina vergognosa della storia d’Italia, e parla anche della violenza del potere , della perenne tragedia della guerra, e dei crimini commessi in nome del Progresso. Da leggere e meditare.

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    Valeria Acquarone

    18/06/2018 16:30:33

    Giovane sposa con un bimbo piccolo, trascorsi per 3 anni le vacanze a Resia, e ancora ho nel cuore la nostalgia dei boschi sconfinati, di quel cielo a un passo, della gutturale eppur dolce cantilena tedesca dei valligiani che ti salutavano, asciutti ma cortesi, con il loro "Gruss Got". E soprattutto c'era il lago, con le sue ondine leggere, e il campanile, che pareva il magico avamposto di un mondo affascinante celato sul fondo inaccessibile agli uomini. Poi ho letto "io resto qui" e i miei ricordi si sono lacerati, come carta vecchia alla luce del sole, e tutto mi è apparso diverso, e una tristezza profonda mi ha invaso, la stessa tristezza e lo stesso dolore che pervade ogni parola del libro, e a cui nulla e nesssuno sfugge: non le pareti scabre e rocciose, coperte di neve infida e nemica, non gli uomini, sballottati tra dittatur, guerre, violenze e sopraffazioni, e neppure la serenità della vita familiare, spezzata per sempre da una strega che sotto l'apparenza di una dolce sorella rapisce una bimba all'affetto della sua famiglia. Secoli scanditi da ritmi sempre uguali, come quelli delle stagioni, sfociano in un novecento impietoso e terribile, che fa del tedesco un'arma che ferisce, delle ditttature crudeli lusinghe illusorie di benessere, della guerra ciò che purtroppo è sempre stata, coacervo di odio disperazione cattiveria. Trina e suo marito Erich combattono nonostante tutto la loro battaglia per rimanere quello che sono nel posto in cui sono nati e in cui dovrebbero vivere i loro figli, ma gli eventi li soverchiano e li cambiano per sempre. Anche la fine della guerra non porta la sperata pace, perchè un nuovo nemico, la diga, sconvolge le radici stesse di tutto, cambiando in maniera definitiva e irrevocabile la vita della valle. Tutto è narrato ,se pur con qualche spunto di forte lirismo, con linguaggio asciutto e contenuto, come aspro e selvatico è il mondo della valle, la vita dei suoi abitanti, e la neve quasi perenne delle sue cime

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A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi

 


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"

Manlio - Recensione stregata scelta da Marco Balzano

Quando si dice che una prosa è essenziale si pensa a una scrittura che è come un rasoio: incide in profondità e con esattezza, senza farti sentire il dolore al suo passaggio. La storia di Balzano che si fonde con la Storia di un Paese ha questa qualità: raccontarci di Trina e dei suoi dolori, dei suoi disincanti, delle sue speranze (tutte annegate dentro quell'acqua che lascia affiorare solo un campanile solitario come un dito di STREGA rivolto a cielo per evocare un sortilegio o per ammonire chi sta in Alto) con la precisione chirurgica di chi osserva a occhi sgranati e cuore dilatato, di chi usa le parole come filigrana attraverso cui rivelare e non malcelare l'amor proprio. Si esce da Resto qui con la voglia davvero di non andar via, di continuare ad ascoltare l'eco di una storia che risuona nel tempo, senza dissolversi. Senza restare annegata.


Stefania Fava

A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!


Antonia

Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.


Gianluca Cannillo

Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.


Asia

Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiano provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.


La motivazione di Pierluigi Battista per la candidatura al Premio Strega

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»