Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Edizione: 1
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 20 febbraio 2018
Pagine: 192 p.
  • EAN: 9788806237417

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Descrizione

Finalista al Premio Strega 2018

Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina. Il nuovo grande romanzo del vincitore del Premio Campiello 2015, già venduto in diversi Paesi prima della pubblicazione.

«La sua lingua è precisa, sorvegliata.» - Concetto Vecchio, la Repubblica

«Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare»

Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E così, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all'improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l'altro, la costruzione della diga che sommergerà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine.

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Recensioni dei clienti

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    Renzo Montagnoli

    27/10/2018 09:32:48

    Chi percorre la val Venosta, diretto al passo Resia, a un certo punto, all’incirca a 1.500 m. s.l.m., si imbatte in un grosso lago, il più grande della provincia di Bolzano, un lago alpino ottenuto con uno sbarramento artificiale. Fin qui niente di strano, se non si notasse un campanile che emerge dalle acque, meta di tanti fotografi. Quella guglia aguzza risale al 1357 ed era la caratteristica preponderante della parrocchiale di Curon; intorno e sommerso c’è un paese, Curon Venosta, 163 case e 523 ettari di terreno che era adibito soprattutto a frutteto. Gli abitanti ingaggiarono una battaglia per conservare intatto il loro luogo, ma fu tutto inutile. Ed è di questo, o meglio anche di questo che parla il bel romanzo (Resto qui) di Marco Balzano, finalista al premio Strega 2018. Con l’escamotage di una lettera che una madre (Trina) intende inviare alla figlia, scomparsa durante il famigerato ventennio senza lasciare traccia, ci viene raccontata la storia di un periodo particolarmente fosco per il Sud Tirolo che va grosso modo dall’avvento del fascismo agli anni dell’immediato dopo guerra. Per quanto possa sembrar strano, il sacrosanto diritto dei tirolesi di non vedere calpestata la loro cultura non poteva trovare miglior difensore di un italiano, cioè Marco Balzano. Si arguisce fra le righe l’intenso lavoro di ricerca effettuato, di cui l’autore parla nella Nota finale, con l’aiuto anche di alcuni sud tirolesi, come si evince dai ringraziamenti che chiudono il libro. La serietà con cui sono state esaminate le fonti, la presenza frequente in loco di Balzano finiscono con il dare a quest’opera una struttura propria del romanzo storico, ma con un calibrato ricorso alla fantasia, Resto qui, capace di avvincere dalla prima all’ultima riga, è un gran bel romanzo.

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    Silvano

    22/10/2018 12:54:27

    Ho soggiornato anni fa due volte a San Valentino alla Muta vicino alla vecchia Curon, ho guardato e fotografato anch'io come un deficiente il campanile nell'acqua senza preoccuparmi di conoscerne la storia, grazie a questo romanzo ho avuto l'occasione di capire le vicende di quella zona di confine, dell'Alto Adige e della Montecatini (conosciuta quasi per caso un anno fa in un viaggio in Dancalia ,Etiopia) nell'epoca fascista. Romanzo molto bello ne consiglio vivamente la lettura

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    LEOPOLDO ROMAN

    21/10/2018 16:28:03

    Chiunque sia passato per il passo di Resia non può essere rimasto insensibile al magico fascino che sprigiona quel campanile, che svetta solitario in mezzo alle acque del lago. A me ha evocato un passato di tragedie: quello di tanta gente, che in nome del progresso ha dovuto in poco tempo abbandonare radici, affetti e qualcuno anche la vita. Ebbene Marco Balzano ha ricostruito incredibilmente bene quella vicenda storica che però, e state bene attenti, non è la protagonista vera del romanzo, che è invece la storia di Trina, una ragazza del posto, sognatrice, ribelle, istruita, ma legata indissolubilmente alla sua terra che non ha mai voluto abbandonare. Un difficile rapporto con il figlio nazista; tanta nostalgia per una figlia fuggita lontano cui inevitabilmente “pensa senza pensarla” ed alla quale scrive una lettera immaginaria, che è poi il romanzo; un marito che conduce una lotta solitaria contro l’invasione della diga, dopo aver trascorso come disertore di una guerra, nella quale non credeva né prima né dopo l’8 settembre, un lungo periodo sulle montagne, peraltro assieme a Trina. Il tutto inserito nella difficile convivenza fra italiani, spesso d’importazione fascista, e nativi di lingua madre tedesca, non tutti simpatizzanti di Adolf. Insomma un bel libro da leggere ed anche rileggere e che, per me, meritava di vincere il premio Strega.

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    ant Lomell@libero.it

    17/10/2018 17:25:22

    L'io narrante è Trina, una donna altoatesina che è orfana della figlia, scomparsa in circostanze misteriose che si chiariranno poi man mano nel romanzo, ed è alla figlia che si rivolge la madre in una sequela di ricordi, aneddoti, storie e digressioni varie, a riguardo sia della sua famiglia e anche e soprattutto del suo paese natale cioè Curon, il famoso luogo della Val Venosta,col campanile che spunta dal lago. Ambientato principalmente negli anni della seconda guerra mondiale, il romanzo parla naturalmente delle contraddizioni del territorio sopra elencato, cioè una popolazione di lingua madre tedesca costretta dal regime fascista a cambiare usi, modi e soprattutto lingua, in questa guerra strisciante tra popolo e potere s'insinua nelle genti del posto anche la paura per gli effetti innaturali che avrebbe potuto avere la diga che è in costruzione. In questo limbo di paure e sopravvivenze estreme si sviluppa un ottimo testo, concludo estrapolando un passaggio che mi ha colpito «Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare». Bello

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    Giorgi75

    11/10/2018 09:59:46

    Ho visto la copertina di questo libro parecchie volte nelle librerie, ma, letta la trama non mi attirava forse perchè l'ho classificato come "romanzo storico" e a me di solito non piacciono.. Ho però avuto l'occasione di ascoltare l'autore a "Pordenonelegge" e mi ha davvero colpito, sia lui (giovane insegnante di italiano bravissimo), sia la storia di Trina e Erich, che anche se non è una "storia vera", tutto il contesto e il contorno sono accaduti realmente e questo mi ha incuriosita. Infatti il libro mi è piaciuto molto, io che di storia so poco, lo consiglio veramente perchè ti fa vivere veramente per 170 pagine in quel periodo storico della Guerra e in un paese di confine come l'Alto Adige, che io non conoscevo. Lo consiglio anche per una lettura in classe con gli alunni.

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    jc58

    09/10/2018 09:44:38

    Una storia nella storia, sconosciuta ai più, un approccio stimolante per la capire le vicende dell'Alto Adige/Sud Tirolo nel secolo delle guerre e delle leggi razziali

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    Lorenzo

    23/09/2018 13:03:28

    "Resto qui" è una lettera sincera e diretta scritta da una madre alla propria figlia. Scritta per il bisogno di raccontarle una vita intera. Una vita senza di lei. Una vita difficile, in un luogo difficile come le Alpi fra Italia e Austria, in un periodo difficile come la guerra ed il primo dopoguerra. Fa da sfondo la vita montana fatta di masi con mucche e pecore, le montagne ed i boschi. Il susseguirsi delle stagioni, la neve in inverno ed i prati fioriti in primavera. Quindi ecco che la vita semplice di una ragazza, che studia con le amiche e fa progetti sul futuro, presto viene travolta da forze enormi che sconvolgono il mondo. Prima arriva il Fascismo, che impone la lingua italiana, distruggendo il suo sogno di insegnare e le scuole clandestine sono l'unica alternativa per resistere. Poi arriva la guerra ed un marito al fronte. Al suo ritorno con lui disertore, deve fuggire dalla morte sulle montagne, fra le minacce del freddo della fame e dei tedeschi. Una battaglia fra parenti e amici. Persone amiche diventano nemiche, altre prendono strade verso destini lontani, altre ancora non ti abbandonano mai. Ma la vita non si stanca mai e silenziosamente ed inesorabilmente si fa avanti anche il progresso, che vuole inondare la vallata con una moderna diga. Una lotta continua contro gli eventi ed una voglia continua di raccontarlo. Così Trina in ogni sua parola, in ogni sua riga in questa lettera appare proprio come il campanile che ancora oggi svetta nel lago di Resia con il suo monito. Contro tutto e nonostante tutto "Resto qui".

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    Alice

    22/09/2018 15:28:02

    Questo libro mi è piaciuto davvero molto. Mi ha ricordato un po i romanzi di Corona. Ne consiglio la lettura

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    MB

    22/09/2018 13:46:36

    Un campanile che spunta dalle acque. Sembra intatto, uguale al giorno ormai remoto in cui fu sommerso. L’immagine della copertina, nella sua seducente drammaticità, riassume l’anima di una storia che non ha voluto morire: quella di un paese tirolese i cui abitanti hanno combattuto strenuamente contro tanti “nemici”, in tempo di guerra e in tempo di pace, per difendere la propria identità e la propria vita, entrambe saldamente ancorate alla terra d’origine. Questo racconto, ispirato ad eventi reali, ci ripropone lo spirito antico che abita le montagne, e che non crede nel progresso a tutti i costi: la sua idea del mondo è legata al ciclo della natura che si rinnova secondo le leggi di sempre, costruendo il futuro sulla base del passato, senza bisogno di distruggere il presente. La nuova diga voluta dallo Stato è un’intrusa che i personaggi di questo libro affrontano come l’ennesimo invasore, giunto a cambiare, con immotivata violenza, ciò che è sempre esistito, ed è ancora visceralmente amato. La passione, in questi luoghi fuori dal tempo, si frammenta nei piccoli gesti quotidiani, nei discorsi di famiglia, nelle pieghe di un’intimità dalla cornice rustica, ma intensamente vissuta. La narrazione in prima persona, rivolta da una madre alla figlia scomparsa anni prima, conferisce all’opera l’accento fiero e struggente di chi, dopo aver perduto la battaglia, trae forza dalla certezza di aver fatto tutto quanto fosse giusto e possibile. "Resto qui" è un romanzo vero fino in fondo, intagliato nella dura scorza della gente che non si arrende, che non capisce il perché di tante cose, e fa di questa sua agreste “ottusità” un orgoglioso scudo contro il cinismo della cosiddetta “civiltà”.

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    Simona

    21/09/2018 21:21:15

    Libro di grande intensità, che emoziona. La protagonista Trina, forza e dolcezza insieme, ti prende per mano e ti conduce attraverso una vicenda poco conosciuta ma reale, trattata con grande maestria dall'autore, mai banale in nessun capitolo. Semplicemente bellissimo.

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    Celeste

    21/09/2018 15:18:00

    Ho apprezzato particolarmente questo libro che apre una finestra su una delle situazioni storiche italiane meno raccontate. La trama é semplice, ma allo stesso tempo davvero interessante, non cade nel banale. Ancora adesso, dopo mesi dalla conclusione della lettura, mi trovo a pensare a certi episodi descritti con una vividezza incredibile. Ottimo romanzo!

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    Ingrid

    21/09/2018 15:12:38

    Favoloso... letto d'un fiato, uno dei più bei libri mai letti, che denuncia quanto accaduto realmente a Curon Venosta, in forma romanzata, ma non facendo sconti alla cruda realtà.

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    Daniele

    21/09/2018 14:10:16

    Un libro molto bello che contiene tanti temi importanti da cui si potrebbero trarre altrettanti romanzi: il distacco culturale tra il sud tirolo e l'Italia, il nazismo tedesco visto come opposizione al fascismo italiano, la guerra con il suo carico di dolore, la costruzione della diga che spazza via un paese nel nome del progresso e il dolore insopportabile e senza fine del perdere una figlia.

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    pupapepata

    21/09/2018 07:29:10

    Ancora una volta un libro di successo che non mi lascia nulla. Sarà la mia poca passione per la montagna, saranno le alte aspettative.. ho veramente faticato a finirlo.

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    g.

    21/09/2018 05:52:32

    la storia di trina ed erich raccontata alla figlia scomparsa. dalla prima guerra mondiale al 1953, passando per il fascismo e il nazismo, il racconto di un popolo considerato "mucchio di case contro il progresso"

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    Tiziana

    20/09/2018 17:17:02

    Per me meritava la vittoria del premio strega! 5 stelle non bastano per descrivere questo libro è STUPENDO! Lo consiglio davvero a chiunque

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    delfino

    19/09/2018 22:17:42

    Ho trovato questo libro molto scorrevole. Lo consiglio perché commovente. E’ ambientato in Val Venosta, dove gli abitanti si consideravano quasi facenti parte della Germania. Mi ha lasciato tanta tristezza. Il libro è corto, si legge comodamente in pochi giorni. Il libro è stato pubblicato pochi mesi fa.

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    eleonora fiorini

    19/09/2018 10:51:04

    Libro davvero stupendo e consigliato a qualsiasi lettore.

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    nicole

    19/09/2018 09:16:15

    Un romanzo che mi ha fatto scoprire un nuovo punto di vista relativo alla seconda guerra mondiale. Molto essenziale la scrittura ma che ti travolge in molteplici emozioni.

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    Vincenzo

    18/09/2018 14:28:00

    Il titolo non mi attirava. Però una volta cominciato a leggere devo dire che è stato davvero bello. Ne consiglio la lettura

Vedi tutte le 156 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

A volte da una semplice suggestione può nascere un’opera. È questo il caso di Resto qui, di Marco Balzano. La suggestione la possiamo osservare anche noi sulla copertina del romanzo: si tratta del campanile mezzo affondato della chiesa di Curon, un villaggio della Val Venosta sommerso nel 1950 a seguito della costruzione di una diga.

Oggi i turisti possono ammirare le vestigia di quella antica società rurale affondata e forse solo immaginare cosa è significato per gli abitanti dell’Alto Adige vedere sommerse le proprie case. Marco Balzano lo immagina, osservando le rovine come tutti i turisti, e poi ne scrive, dando vita a un romanzo capace di restituire i personaggi e i sentimenti dell’epoca con una partecipazione sorprendente.

La storia raccontata in queste pagine vede protagonista una giovane coppia. Lei, Trina, è una maestra elementare che non può insegnare, perché il fascismo ha proibito l’insegnamento del tedesco. Lui, Erich, è un pastore taciturno e solitario. La storia di questa coppia è una storia di resistenza e di resilienza che incrocia le sorti di quella terra di confine che è l’Alto Adige.

Né con i nazisti, né con i fascisti. Probabilmente con il prete, ma solo perché è l’unico a difendere i monti e le valli durante la costruzione della diga. Trina resiste insegnando tedesco nelle scuole clandestine, le katakombenschulen; Erich resiste facendosi capopopolo contro i costruttori italiani. Insieme diserteranno e imbracceranno i fucili, saliranno in cima ai monti, nei rifugi ad alta quota per sfuggire ai tedeschi, metteranno a rischio tutto quello che hanno pur di non lasciare la propria terra.

Con un misto di realismo e idealismo, il racconto di Marco Balzano porta con sé la eco dei grandi narratori di montagna e resistenza – Lussu, Rigoni Stern, Revelli, Pavese – soprattutto grazie all’uso di una lingua comune e ancestrale. Le grandi storie di confine trovano in questo romanzo una nuova declinazione: alle radici della cultura italiana c’è la storia di un innesto violento tra due popoli, quello austriaco e quello italiano; il crocevia di tre ideologie, nazismo, fascismo e comunismo; c’è la lotta tra il passato rurale il futuro tecnologico. Di queste fratture, di questi mondi alla deriva, resta un’immagine: il campanile sommerso dall’acqua del Lago di Resia.

Resta l’impressionante spettacolo della resistenza del campanile malgrado lo scontro tra questi mondi. E resta un romanzo che ha saputo raccontare questa impressione con un tocco di grazia.

Recensione di Annalisa Veraldi

 


I vincitori del concorso "Caccia allo Strega 18"

Manlio - Recensione stregata scelta da Marco Balzano

Quando si dice che una prosa è essenziale si pensa a una scrittura che è come un rasoio: incide in profondità e con esattezza, senza farti sentire il dolore al suo passaggio. La storia di Balzano che si fonde con la Storia di un Paese ha questa qualità: raccontarci di Trina e dei suoi dolori, dei suoi disincanti, delle sue speranze (tutte annegate dentro quell'acqua che lascia affiorare solo un campanile solitario come un dito di STREGA rivolto a cielo per evocare un sortilegio o per ammonire chi sta in Alto) con la precisione chirurgica di chi osserva a occhi sgranati e cuore dilatato, di chi usa le parole come filigrana attraverso cui rivelare e non malcelare l'amor proprio. Si esce da Resto qui con la voglia davvero di non andar via, di continuare ad ascoltare l'eco di una storia che risuona nel tempo, senza dissolversi. Senza restare annegata.


Stefania Fava

A volte ti chiamano strega e invece sei solo una donna, una donna vera che non ha paura di affrontare il nemico interno ed esterno, di esprimere i propri sentimenti, le proprie emozioni di combattere per la propria terra, il proprio lavoro, i bambini della scuola e il marito...tutto questo è Trina e Marco Balzano è riuscito a coglierne l'anima più sottile, che si erge e non affonderà mai, proprio come la punta del campanile che emerge dal Lago come un respiro più forte di tutte le guerre!


Antonia

Da un lato, la strega cattiva, la dittatura fascista, che sfrutta il suo potere e i suoi "artifici" per scopi diabolici. Dall'altro, la strega buona, che unisce la forza della parola, dell'istruzione, la coscienza e la volontà di difesa della propria identità. Entrambe sono incantatrici: la prima è maliarda e purtroppo fatale, l'altra è ostinata e combattiva. Con il personaggio di Trina, giovane madre piena di passione e di speranza, Marco Balzano ha realizzato una splendida storia di tenacia e ha raccontato un amore per le proprie radici, che persiste anche nella più lucida rassegnazione.


Gianluca Cannillo

Restare. L’attualità di questo romanzo è potente. Un autore che si fa voce di donna e attraversa le pieghe dell’essenza femminile: un filo, un cordone ombelicale come collante a tutta la vicenda che muove le viscere. La piccola storia, il quadretto di maniera nel quale interviene la macro-storia: la storia dei grandi e dei potenti. Una storia dal carattere torrenziale, capace di travolgere il fluire umano e mite delle vicende umane. Un equilibrio teso e sempre instabile, un eterno galleggiare, la paura di affogare nell’acqua che è Strega e che è specchio per riflettersi. L’acqua come leitmotiv in tutti i suoi stati, liquido, gassoso e solido: il lago, le nuvole e la neve. "La vita era una questione di idee prima che di affetti": una dissacrante verità, un continuo partecipare alla tangenza e mai all’intersezione delle relazioni. Ciò che resta non è solo il campanile di Curon che svetta nella copertina: restano sospesi, galleggiano sul pelo dell’acqua tutte le porte aperte, tutte le persone toccate, i baci e le lettere, i lacci non annodati, le giustizie non compiute. Un romanzo scorrevole, dalla sintassi semplice ma icastica, fredda, raggelante. Un continuo scoprirsi e ritrovarsi in volti, in personaggi in cui non vive il manicheismo. Personaggi spessi, quasi tragici, su cui incombe un destino più grade e più forte: la Storia.


Asia

Ricordo che da bambina mia madre mi portò a vedere il campanile rappresentato nella copertina di questo libro e davanti alle mie continue domande mi parlò di quel luogo come di luogo intriso di magia, legato alla leggenda locale e di una strega che nelle notti fredde fa suonare ancora oggi le campane del campanile e al fatto che sotto il lago via sia ancora una città sommersa. Crescendo imparai la vera storia di quel luogo capii che mia madre aveva solo cercato di non darmi una tristezza non adatta ad una bambina. Credo di essermi chiesta cosa abbiano provato quelle persone, davvero tantissime volte, assieme al come mai sia una parte di storia poco conosciuta e studiata, a distanza comunque di tutto questo tempo. Marco Balzano è riuscito a farmi immedesimare in ogni scena, in ogni emozione, in ogni singola parola. Consiglio il libro perché trovo davvero scorrevole e molto piacevole la lettura, e poi perché sono convinta che non dimenticare sia una cosa molto importante, specie ora che per le nuove generazioni la storia sembra non avere più molta importanza.


La motivazione di Pierluigi Battista per la candidatura al Premio Strega

«La copertina del romanzo Resto qui di Marco Balzano raffigura un campanile che spunta dalle acque di un lago. Quel campanile esiste davvero, ed è l'unica traccia rimasta di una vallata del Sudtirolo sommersa dalle acque che, dopo la costruzione di una diga fortemente osteggiata dalla popolazione locale, hanno invaso le terre, le case, le stalle, i masi, i luoghi di una civiltà oramai cancellata. Nel libro di Balzano la storia raccontata da una voce narrante femminile descrive un fatto vero ma dimenticato, una gigantesca catastrofe che è stata l'atto finale di una persecuzione linguistica, etnica, culturale, morale avviata con l'italianizzazione forzata di una valle che da secoli si esprime in lingua tedesca. Ma la scrittura di Balzano permette di ricostruire sentimenti, passioni, disperazioni e fughe rocambolesche di un microcosmo vitale eppure condannato attraverso una forza narrativa che inserisce le vicende private nella tragedia della grande storia.»