Rio de Janeiro. La furia e la danza

Luiz Eduardo Soares

Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Anno edizione: 2016
Pagine: 229 p., Brossura
  • EAN: 9788807492013
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Un brano dell’intervista di Alberto Riva su Venerdì di Repubblica

Il primo luogo comune che lei affronta è la democrazia brasiliana. Lei scrive che la violenza della polizia è il fulcro di questo falso mito. Perché?
«La polizia di Rio de Janeiro è in parte promotrice del traffico di armi e droga. "In parte" cosa significa? Nessuno lo sa. Nessuno conosce i veri numeri, ma sappiamo che non esiste crimine importante a Rio senza la partecipazione diretta della polizia. L'esempio sono le cosiddette milizie, cioè poliziotti in servizio che si affermano come padroni di certe aree esigendo pagamenti su qualsiasi attività economica e persino sulla casa. Accade dunque che le milizie utilizzino altri agenti di polizia per sgomberare i quartieri dai trafficanti di droga per poi loro stesse occupare quella zona della città. Dopodiché di dividono i guadagni. Si tratta di una promiscuità pazzesca. Che è necessaria anche verso l'alto, con la politica, per gestire l'attività di corruzione.»

È per questo che nessuno, neppure gli ultimi governi di sinistra, hanno posto mano a una riforma della polizia?
«Il problema è più complesso. La violenza della polizia non esisterebbe senza il consenso di una grande parte della società, abituata a ripetere il motto: bandito buono è il bandito morto. La politica non interviene a cambiare questo stato di cose, e anzi talvolta lo provoca, per blandire il suo possibile elettorato. Non basta allontanare i corrotti, bisogna rifondare tutto, lo stesso patto tra i cittadini. Io sono sicuro che il 70 per cento dei poliziotti vogliono cambiare la situazione: sanno che non si può andare avanti così.»