Rio de Janeiro. La furia e la danza

Luiz Eduardo Soares

Editore: Feltrinelli
Collana: Varia
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 7 luglio 2016
Pagine: 229 p., Brossura
  • EAN: 9788807492013
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Descrizione

La rivelazione del lato oscuro di una delle città più sognate del mondo. La bellezza e la gioia di vivere carioca assediate dalla violenza di criminali e poliziotti.

«Luiz Eduardo Soares è il più profondo e originale osservatore di Rio che io abbia mai letto. Questo libro merita un posto d’onore tra le grandi cronache sulle città globali del nostro tempo.» Suketu Mehta

Antropologo e scrittore, autore del libro da cui è stato tratto il famoso e cruento film Tropa da Elite, amministratore pubblico con alte responsabilità di governo, Luiz Eduardo Soares ha avuto accesso al meglio e al peggio di Rio de Janeiro. Alla sua storia, alla sua gente, alle sue favelas, alle sue spiagge. E ha deciso di raccontare la sua città al mondo. Così nasce questo libro, un caleidoscopio di orrore e speranza, bellezza e violenza, danza e furia.
Un pugno nello stomaco. La rivelazione del lato oscuro di una delle città più sognate del mondo. La bellezza e la gioia di vivere carioca assediate dalla violenza di criminali e poliziotti, dalla ferocia della dittatura e dalla corruzione della democrazia, dal trionfo dei cliché che nascondono la realtà. Luiz Eduardo Soares ha studiato e frequentato le favelas più malfamate, ma ha anche vissuto nei quartieri bene e lavorato nei grandi palazzi del governo.
Per tutta la vita ha ascoltato racconti al limite dell'incredibile, ha preso il sole su spiagge da sogno, ha partecipato al famoso Carnevale, ha vissuto in altre città e in altri paesi, ma è sempre tornato a Rio. E ora ha deciso di raccontare la sua città al mondo.
Così scopriamo Mangueira, la peggiore delle favelas, e il suo cammino di cambiamento; la manifestazione di protesta spontanea del 2013, la più grande della storia brasiliana; i cliché, così superficiali, così profondi, della festa del Carnevale; l'orrore della tortura di stato durante la dittatura; la profonda corruzione della democrazia, vista in prima persona.

«Nel raccontare episodi diversi, che tematizzano aspetti diversi della vita sociale carioca, ogni capitolo di questo libro apre una finestra su Rio de Janeiro. Ciò nonostante, il nucleo persistente traspare nel paesaggio e riappare da ogni finestra: le disuguaglianze, il razzismo, il degrado della politica, la violenza di stato, l’odio che si riversa sulla città, mutando il suo spirito e mettendo a rischio la sua esuberante bellezza, la sua danza infinita.»

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Un brano dell’intervista di Alberto Riva su Venerdì di Repubblica

Il primo luogo comune che lei affronta è la democrazia brasiliana. Lei scrive che la violenza della polizia è il fulcro di questo falso mito. Perché?
«La polizia di Rio de Janeiro è in parte promotrice del traffico di armi e droga. "In parte" cosa significa? Nessuno lo sa. Nessuno conosce i veri numeri, ma sappiamo che non esiste crimine importante a Rio senza la partecipazione diretta della polizia. L'esempio sono le cosiddette milizie, cioè poliziotti in servizio che si affermano come padroni di certe aree esigendo pagamenti su qualsiasi attività economica e persino sulla casa. Accade dunque che le milizie utilizzino altri agenti di polizia per sgomberare i quartieri dai trafficanti di droga per poi loro stesse occupare quella zona della città. Dopodiché di dividono i guadagni. Si tratta di una promiscuità pazzesca. Che è necessaria anche verso l'alto, con la politica, per gestire l'attività di corruzione.»

È per questo che nessuno, neppure gli ultimi governi di sinistra, hanno posto mano a una riforma della polizia?
«Il problema è più complesso. La violenza della polizia non esisterebbe senza il consenso di una grande parte della società, abituata a ripetere il motto: bandito buono è il bandito morto. La politica non interviene a cambiare questo stato di cose, e anzi talvolta lo provoca, per blandire il suo possibile elettorato. Non basta allontanare i corrotti, bisogna rifondare tutto, lo stesso patto tra i cittadini. Io sono sicuro che il 70 per cento dei poliziotti vogliono cambiare la situazione: sanno che non si può andare avanti così.»