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recensione di Rossi, P., L'Indice 1989, n. 3

Bernard Cohen, attualmente professore emerito di storia della scienza alla Harvard University, è uno dei maggiori storici della scienza del Novecento. In italiano è stata tradotto dal Saggiatore il volumetto "Nascita di una nuova fisica" che è una efficace e limpidissima sintesi introduttiva sul periodo Galilei-Newton. Nel 1982 è comparso presso Feltrinelli il libro (del 1980) sulla "Rivoluzione newtoniana". I suoi contributi più noti e importanti sono costituiti dal volume "Franklin and Newton* (del 1956) e dalla fondamentale "Introduction to Newton's 'Principia'" del 1971.
Questo libro, pubblicato negli Stati Uniti nel 1985, è diviso in sei parti. La prima analizza la nozione di rivoluzione nella scienza. La seconda riconsidera lo stesso tema da un punto di vista storico. La terza parla di Copernico, Bacone, Descartes, Galilei, Newton, Harvey. La quarta parte è dedicata al Settecento, alle concezioni settecentesche della rivoluzione scientifica, a Lavoisier e alla cosiddetta "rivoluzione chimica", alla presunta "rivoluzione copernicana" di Kant, alla cultura tedesca e alla rivoluzione industriale. Il tema ottocentesco del progresso, le teorie di Darwin, Faraday e Maxwell, i quadri tracciati da Saint-Simon, Comte, Marx ed Engels, la rivoluzione freudiana precedono l'ultima parte del libro dedicata al Novecento, "secolo delle rivoluzioni", dove occupano una posizione dominante la fisica relativistica e quantistica, e la tettonica delle placche. Un centinaio di pagine (prima delle settantacinque pagine di fittissima e aggiornata bibliografia) sono occupate da "Supplementi", Ventinove lunghe note che allargano grandemente il contenuto dei capitoli, si fermano su temi e episodi particolari o poco conosciuti, forniscono nuovo materiale, aprono spunti di discussione.
Il volume di Cohen appartiene al genere "storia delle idee" o "storia intellettuale". Parte dalla constatazione che il concetto di rivoluzione scientifica, così come quello di rivoluzione, non è un concetto statico, ma ha esso stesso una storia molto complicata. Essa non può essere presupposta, ma va ricostruita in modo analitico. Cohen fu molto colpito da un fatto: nel corso della lunghissima discussione che si è svolta in tutto il mondo attorno al celebre libro di Thomas Kuhn sulla "Struttura delle rivoluzioni scientifiche" molti manifestarono l'impressione che, parlando di "rivoluzioni", gli storici della scienza avessero tentato di calare anacronisticamente gli eventi del passato in uno stampo caratteristico del ventesimo secolo. Un primo scopo della ricerca di Cohen è di mostrare che questa discussione sul carattere "rivoluzionario" della scienza è variamente presente in ciascuno dei quattro ultimi secoli. Un secondo obiettivo del libro è l'analisi delle connessioni e delle interazioni fra scienze naturali ed esatte da un lato e scienze sociali e comportamentali dall'altro; dei "passaggi" che sono intercorsi fra la nozione "politica" e quella "scientifica" di rivoluzione.
Il libro ha a che fare da un lato con le grandi figure e i grandi protagonisti (Copernico, Newton, Lavoisier, Darwin, Freud, Einstein), dall'altro con le grandi trasformazioni storico-istituzionali (la prima e la seconda rivoluzione scientifica, la rivoluzione industriale, i mutamenti nelle tecniche della comunicazione). Cohen non è qui principalmente interessato (come ha fatto nel suo studio sulla rivoluzione newtoniana) a esplorare quei processi creativi per mezzo dei quali uno scienziato usa le idee, i metodi, le teorie di un'altra disciplina. Si pone un altro genere di domande: come è stato variamente inteso il termine "rivoluzione" nel corso della storia? Come è stato inteso da parte degli. scienziati che hanno preso parte attiva alla crescita delle teorie scientifiche? Come è stato inteso (e valutato) dagli storici che hanno raccontato quella crescita e hanno cercato di darne conto? E finalmente: come è stato inteso quel termine da parte dei membri delle comunità scientifiche che preservano il loro passato e lo collocano all'interno della loro "mitologia professionale"?
Nonostante Cohen si tenga accuratamente lontano da ogni tentativo di univoca definizione del termine rivoluzione e, come tutti gli storici, ami più insistere sulle differenze e sulla varietà invece che sulle somiglianze e l'uniformità, egli fa chiaramente emergere un modello relativo ai differenti stadi di una rivoluzione scientifica. Dalle idee "nuove" si passa alla accettazione della novità da parte di alcuni specialisti. Per indicare la successiva disseminazione all'interno dei circoli professionali, Cohen usa il termine galileiano "mondo di carta" utilizzato nel 1980 da Enrico Bellone. Ma non è possibile dar conto dei modi con cui Cohen tratta delle singole rivoluzioni, del passaggio seicentesco e settecentesco dalla immagine della rivoluzione come "rivolgimento" e "ritorno" alla immagine della rivoluzione come frattura radicale con il passato e come instaurarsi di situazioni nuove, delle connessioni fra sviluppi scientifici e mutamenti politici, infine della attribuzione della qualifica di "rivoluzionari" a scienziati che si sentivano restauratori di un lontano passato.
Una grande erudizione, la chiarezza delle idee, la limpidità espositiva, l'equilibrio nei giudizi non riescono sempre a convivere facilmente. In questo specifico caso, queste quattro cose appaiono come saldate insieme. Nella storia della scienza più recente (così come avviene nella epistemologia) stanno trionfando forme di sempre più accentuato ed accanito specialismo. Le nuove generazioni di studiosi si muovono sempre più spesso lungo l'incerta linea di confine che separa la cultura dalla scolastica. L'attività del commentatore, dal commento alla glossa ai testi, rischia di diventare dominante. Il numero dei lavori su Galilei e su Darwin che appaiono significativi e rilevanti solo ed esclusivamente agli specialisti è cresciuto, anche in occasione dei recenti centenari, in modo quasi esponenziale. Lo specialismo è indispensabile, ma serve a qualcosa solo se è concepito in funzione di altro, se dà luogo a risultati che modificano quadri d'insieme e contribuiscono a mutamenti di prospettive. Nelle forme che va attualmente assumendo serve solo a rafforzare il parrocchialismo, a trasformarlo da fatto fisiologico in manifestazione patologica, a snervare e a rendere inoffensiva la storia della scienza, a collocarla entro l'ambito delle dilettevoli curiosità. Alla scuola di Cohen si sono formati molti fra i migliori storici della scienza del nostro secolo. Questo suo libro è un'altra sua grande lezione: come accade sempre più raramente è, insieme, un contributo importante alla discussione e uno strumento di lavoro destinato a durare nel tempo.
La traduzione di Libero Sosio è impeccabile. Le citazioni sono integrate con l'indicazione delle esistenti (e migliori) traduzioni italiane. Ciò rende il libro facilmente utilizzabile anche per il lettore non specialista. Come è avvenuto per altre opere di storia della scienza, Sosio, con il consenso dell'autore, introduce anche alcune utili correzioni.
A causa delle traduzioni effettuate da Sosio, Bernard Cohen, Marie Boas, Rubert Hall; e altri illustri storici della scienza si sono fatti l'idea (purtroppo non corrispondente alla realtà) che in Italia, a differenza di quanto avviene in Inghilterra o negli Stati Uniti, siano disponibili traduttori di eccezionale livello e competenza. Ho solo tre piccole e marginali osservazioni da fare. Non mi è chiara la ragione della aggiunta, nella edizione italiana (che reca una nuova e brillante "Prefazione 1987" dello stesso Cohen), della prefazione un po' stanca di Peter Galison. Spiace che il libro sia rilegato senza cuciture, il che gli prepara (nelle nostre case riscaldate) un futuro non invidiabile. Mi dispiace infine che la bella dedica agli "amici e ai compagni nello studio della rivoluzione nella scienza", che nella edizione della Harvard University Press troneggiava in mezzo alla pagina, subito dopo il frontespizio, sia finita in un angolino.