La rivoluzione romana

Ronald Syme

Traduttore: M. Manfredi
Curatore: G. Traina
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
In commercio dal: 24 giugno 2014
Pagine: XXXV-645 p., Brossura
  • EAN: 9788806221638
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Descrizione
"La rivoluzione romana" affronta uno dei nodi cruciali della storia di Roma: la caduta della repubblica e il declino della libertà politica sino alla vittoria definitiva di Augusto e alla fondazione del regime. Opponendosi alla visione tradizionale, incentrata sulle vicende dei grandi protagonisti, Syme propone una lettura allargata del processo politico, mettendo l'accento anche sui personaggi "minori" usciti dalla catastrofe repubblicana e destinati a costituire la nuova classe dirigente della Roma del principato. Lo sguardo dello storico sorvola così sulle biografie di Pompeo, Cesare, Marco Antonio, e dello stesso Ottaviano, il figlio adottivo di Cesare che dopo la presa del potere assumerà il nome di Augusto. Perdono peso anche gli avvenimenti bellici, gli affari interni e i rapporti fra Roma e le province; prendono invece rilievo le nobili casate romane e i principali alleati dei diversi capi politici. La struttura dell'oligarchia governativa assurge quindi a tema dominante della storia politica, venendo a costruire l'anello di congiunzione tra repubblica e impero. Le trasformazioni dello stato e della società, il trasferimento violento del potere e delle proprietà, la creazione del dominio di Augusto rivivono sotto gli occhi del lettore... Introduzione di Arnaldo Momigliano.

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    M.M.

    21/09/2018 04:11:57

    Comparso per la prima volta nel 1939 e profondamente influenzato - come non di rado accade ai migliori studi storici, secondo la massima blochiana di comprendere il presente attraverso il passato e il passato attraverso il presente - dalla cupa temperie dell'Europa sull'orlo del baratro ove l'avevano condotta i totalitarismi nazifascisti, The Roman Revolution di Syme ebbe il grande merito di rovesciare un radicato paradigma storico: quello, forgiato dallo stesso Augusto attraverso le proprie Res gestae e dalla martellante propaganda augustea nel corso del suo principato, di un principe illuminato. Elemento moderatore nella tradizionale efferatezza della lotta politica romana, sedizioso riluttante e motivato dal bene pubblico, infine salvatore e restauratore dello Stato dopo i torbidi delle guerre civili al piccolo prezzo della perdita delle tradizionali libertà politiche, appena due anni prima questa immagine idealizzante di Augusto era stata acriticamente riproposta dalla messe di studi agiografici comparsi in occasione del Bimillenario augusteo, fortemente voluto nel 1937 dal regime fascista. Adottando l'approccio prosopografico che lo avrebbe reso famoso Syme ricostruisce fisionomia e interessi del partito cesariano all'indomani dell'assassinio del dittatore e traccia la meteorica eppur resistibile ascesa del giovane erede designato; abile, ma non esente da errori da cui riesce sempre ad imparare e rialzarsi guidato da sicuro genio politico, il giovane ed ambiziosissimo Ottaviano è, per Syme, il primo golpista della storia. Un giocatore spregiudicato e - come doveva rimproverargli un filone della tradizione storiografica romana facente capo alla perduta opera storica di Asinio Pollione - un proscrittore di ineguagliata ferocia: la figura di Ottaviano si spoglia dell'esemplarità del futuro pater patriae Augusto e si rivela in tutta quella ambiguità che già era stata colta da Svetonio e dall'imperatore Giuliano, ammantandosi di una luce sinistra.

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