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recensioni di Tricomi, A. L'Indice del 1999, n. 04

Con i due volumi dei Romanzi e racconti ha preso il via lo scorso ottobre presso Mondadori la pubblicazione di tutte le opere di Pier Paolo Pasolini, che si concluderà soltanto nel 2001, quando disporremo dei previsti dieci "Meridiani" al completo. L’edizione è diretta da Walter Siti, che con Silvia De Laude è anche il curatore di questi primi due volumi d’assaggio, nei quali il lettore potrà reperire diversi strumenti utili a decifrare l’intricato mondo poetico pasoliniano. Innanzitutto, due ampi saggi dello stesso Siti, il primo volto a offrire un’interpretazione complessiva dell’opera di Pasolini e, di riflesso, a motivare le scelte filologiche dei curatori dell’edizione; il secondo dedicato alla narrativa pasoliniana. Quindi, una cronologia della vita e delle opere di Pasolini affidata a Nico Naldini, ricchissima di informazioni (come già lo era quella scritta dal medesimo autore per i volumi che raccolgono le Lettere di Pasolini).

Una Nota all’edizione, poi, ci informa dei criteri di lavoro seguiti. I due curatori scrivono di essersi attenuti unicamente al criterio cronologico; di aver mirato a evidenziare il "farsi" dei testi piuttosto che il loro esser compiuti; di non aver separato i testi editi dagli inediti; di aver mirato a mostrarci il continuo montaggio e smontaggio operato da Pasolini sui propri frammenti testuali; quindi di aver costruito (utilizzando "parti significative delle prime stesure, o prefazioni previste e non utilizzate, o satelliti narrativi che si sono in fasi diverse sganciati dal corpo principale del racconto") delle Appendici ai romanzi, le quali, a loro volta, "avrebbero potuto ampliarsi ad libitum, facendo scoppiare i volumi". Le Note e notizie sui testi, anch’esse a cura di Siti e De Laude, di conseguenza, rispettano l’ordine cronologico con cui i testi sono presentati all’interno dei volumi, limitandosi a riferire circa le vicende editoriali dei testi editi; illustrando, invece, lo stato della tradizione e i criteri seguiti nella scelta del testimone nel caso degli inediti. Completa i volumi un’ampia bibliografia delle opere e della critica pasoliniane.

Se Pasolini stesso, negli anni settanta, avesse potuto dirigere l’edizione della propria opera omnia, probabilmente avremmo avuto dei volumi pressoché identici a questi "Meridiani". Forse egli avrebbe rinunciato all’idea di accorpare per generi letterari la propria produzione, ma per il resto nulla sarebbe cambiato, a cominciare dal rischio di illeggibilità che caratterizza un’edizione come questa mondadoriana, pensata soprattutto – ha spiegato Siti su "Tuttolibri" – come un’occasione per "discutere il tradizionale diagramma di valore dei romanzi di Pasolini".

Se volessimo un esempio concreto di come si sarebbe comportato il Pasolini filologo, basterebbe considerare il modo in cui egli ha costruito Petrolio. Pasolini, infatti, lo aveva pensato come una "summa", una ricapitolazione della propria produzione poetica; come un testo "da farsi", ottenuto dall’unione di parti narrative e metanarrative, segmenti finiti e appena abbozzati, materiali letterari ed extra letterari. Grandissima, perciò, è la somiglianza tra il testo postumo pasoliniano e i due "Meridiani". Siti e De Laude sembra abbiano voluto scrivere con l’insieme degli altri romanzi pasoliniani un secondo Petrolio, fornendo così un’interpretazione forzatamente coerente e unitaria del lavoro di Pasolini. All’interno del quale, invece, esiste un chiaro spartiacque, rappresentato da Poesia in forma di rosa e dalle dichiarazioni di poetica contenute in Progetto di opere future in special modo. Da quel momento in avanti, infatti, Pasolini trasforma in tecnica narrativa un limite della propria prosa, la frammentarietà; inizia a considerare tutta la propria produzione poetica come "una matassa monolitica" e non più come un insieme di opere autonome; costruisce lentamente un’immagine di sé corrispondente a quella offertaci di lui dai "Meridiani": un autore preoccupato di scrivere un’unica, interminabile opera. Alì dagli occhi azzurri, Teorema, La divina mimesis, presi singolarmente, non realizzano questo progetto pasoliniano, ma vanno considerati, nell’insieme, tappe di avvicinamento a quel romanzo monumentale, enciclopedico e illeggibile che secondo Fortini è Petrolio. Le scelte operate dai curatori dei "Meridiani", quindi, rispecchiano quest’ultima stagione della narrativa pasoliniana, ma non testimoniano dell’altro Pasolini, quello precedente, che pubblica romanzi che ambiscono a essere finiti, limitati, leggibili, indipendenti l’uno dall’altro, persino non sperimentali.

Discutibile, perciò, è anche il trattamento riservato agli inediti pasoliniani. Nei "Meridiani", infatti, dopo Il sogno di una cosa (caso limite "dove l’Appendice supera per un numero di pagine il testo finale licenziato dall’autore") non vi è più alcun allegato significativo. Del periodo, quindi, in cui Pasolini scrive romanzi più tradizionali e conserva nel cassetto i testi non finiti, al lettore si offrono svariate "rovine di edifici" (è la definizione data da Camon degli inediti pasoliniani): e per dimostrare che Pasolini non è un vero romanziere si tenta di disaggregare testi omogenei. Al contrario, nel secondo volume dei "Meridiani", per gli anni che vedono Pasolini scrivere esclusivamente per frammenti e decidere di dare alle stampe ogni proprio progetto narrativo, anche se allo stato di abbozzo (si pensi al caso di La divina mimesis), i romanzi licenziati dall’autore non sono corredati di inediti (dato che non ne esistono).

Paradossalmente, il lettore dei "Meridiani" potrebbe ricavarne l’errata sensazione che Pasolini abbia improvvisamente imparato a costruire romanzi finiti, autonomi l’uno rispetto all’altro e costituiti di parti non disaggregabili proprio quando, invece, è vero che egli rinuncia del tutto a scriverne. Se una critica va mossa ai curatori dei "Meridiani", non è quindi quella di aver pubblicato troppo Pasolini e persino il Pasolini più brutto, ma quella di aver esteso a tutta la narrativa pasoliniana le caratteristiche di un unico testo. Petrolio, infatti, nasceva per essere sovrabbondante e sgradevole, ma "il sistema gravitazionale" costruito nei "Meridiani" ne ridimensiona la novità estetica, fino a rimuoverla.