Ronja. La figlia del brigante

Astrid Lindgren

Editore: Mondadori
Collana: Gaia junior
Edizione: 10
Anno edizione: 1999
Pagine: 168 p.
  • EAN: 9788804445968

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Recensioni dei clienti

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    SandraDo

    06/05/2009 13:53:52

    Vedete anche il film! Purtroppo non ne ho trovato tradotto in italiano, ma in tedesco ed inglese esiste: 'Ronya Roubersdoughter' é un gioello per gli occhi e gli orecchi!!!!

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    Frensis

    12/02/2009 16:35:45

    Insieme a "Rasmus e il vagabondo" è un libro davvero appassionante. Letto sempre in gioventù, ma se ne ripresentasse l'occasione credo chelo rileggerei e regalerei! Credo sia adatto anche a ragazzini delle medie o giù di lì.

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    lucia

    28/01/2007 21:27:01

    Leggero e piacevole, ben scritto. Forse un po' troppo "diluito": i personaggi potevano avere uno spessore psicologico maggiore.

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    Lavinia M.

    18/11/2006 21:30:05

    Il mio preferito della Lindgren (anch'io ho letto quasi tutti quelli che sono stati pubblicati in italiano). E' molto piu' ottimista e meno cupo dei "Fratelli Cuordileone", che metto secondo in classifica. E' anche piu' umoristico. Questo libro l'ho letto piu' di dieci volte, che per me e' un record (di solito non rileggo lo stesso libro piu' di 4-5 volte). Non me ne stanco mai, lo trovo molto soddisfacente e godevole. Quando lo comincio, non smetto prima che sia finito, e quando finisce mi dispiace. Ronja fa delle cose molto piu' temerarie e avventurose di quelle che farei io - per esempio io non sceglierei mai di lasciare la mia mamma e andare a vivere da sola nella foresta, tra strigi, grigiani, culotti, ombrignomi e altri mostri pericolosi - pero' mi piace vedere Ronja viverle invece di me, o diciamo poter viverle attraverso lei. E' una ragazza intelligente, indipendente e affettuosa, credo un ottimo modello per tutte le ragazze. Lavinia (9 anni)

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    chiara90

    17/08/2003 00:06:04

    E' un libro assolutamente stupendo, come tutti i libri della Lidgren ke ho letto (e vi assicuro non son pochi!) Uno stile speciale, completamente diverso da ogni altro autore!

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    Giuliana

    28/06/2001 11:07:40

    Questo è veramente il più stupendo e appassionante libro di tutti i tempi, un vero intruglio di amore e fantasia.

Vedi tutte le 6 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

LINDGREN, ASTRID, Suona il mio tiglio, canta il mio usignolo, Mondadori, 1984

LINDGREN, ASTRID, Ronja, la figlia del brigante, Mondadori, 1987
(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)

LINDGREN, ASTRID, Quella strega di Pippi Calzelunghe, Vallecchi, 1972

LINDGREN, ASTRID, Pippi Calzelunghe, Vallecchi, 1984

LINDGREN, ASTRID, Martina, Vallecchi, 1981

LINDGREN, ASTRID, Kathy, Vallecchi, 1976

LINDGREN, ASTRID, È arrivata Pippi, Vallecchi, 1980

LINDGREN, ASTRID, Britt-Mari, Vallecchi, 1977
recensione di Ziliotto, D., L'Indice 1987, n. 5

Astrid Lindgren, l'autrice di "Pippi Calzelunghe", compie ottant'anni. In Svezia la festeggiano come personaggio pubblico, un po' perché tale è la connotazione che nei paesi nordici hanno gli autori per bambini, non conosciuti - come da noi - solo da pochi lettori o da genitori particolarmente solleciti, un po' perché si tratta dell'autrice svedese più tradotta in assoluto all'estero (più di Selma Lagerlof). I suoi 35 libri, venduti in quaranta milioni di copie, sono stati tradotti in 54 lignee, la lista termina con l'edizione Zulù. L'autrice è chiamata da sempre a partecipare alla vita pubblica svedese: nel '76 un suo racconto su un quotidiano, che adombrava l'ingiusto criterio con cui gli autori venivano tassati dallo stato, influì non poco sulla perdita subita alle elezioni dal partito socialdemocratico.
Nella mostra "Bimbe, Donne e Bambole, protagoniste bambine nella letteratura per l'infanzia" che si terrà a Roma al Museo del Folklore dal 26 al 28 maggio per girare poi tutta la provincia di Roma, alla Lindgren verrà riservato il posto d'onore, e questo perché un filo molto diretto e tenace lega il suo personaggio più famoso, Pippi Calzelunghe, a molte creazioni degli scrittori italiani.
Non è la prima volta che un'autrice scandinava esercita un influsso, con il proprio personaggio femminile, sul costume delle bambine-lettrici italiane e sullo stile di quelle tra loro che sarebbero diventate scrittrici per l'infanzia. Nel 1940 ci fu il fenomeno "Bibi" di Karin Michaelis, un romanzo in sei volumi pubblicato da Vallardi, di cui stranamente sfuggì al fascismo la carica rivoluzionaria: la storia della bambina danese comunicava un tale anticonformismo, un tale senso d'indipendenza, una tale visione democratica su ogni argomento (compreso il divorzio, il problema ebraico, la non differenziazione fra le classi), da funzionare come violento antidoto alla retorica e alla chiusura di quel periodo.
Bibi era una ribelle, scorrazzava da vagabonda per tutta la Danimarca, respingendo l'autorità della scuola, delle leggi e dei pregiudizi. "Si può misurare la libertà in chilometri" scriveva Karin Michaelis: " questa comincia col mettersi in movimento e coll'uscire dallo spazio geografico e sociale". Le appassionate seguaci di Bibi sappiano ora che un tale personaggio esemplare non nacque per caso: Karin Michaelis, di cui si sta attuando in Italia una tardiva scoperta, fu una profonda studiosa della psicologia femminile e tutte donne sono le protagoniste dei suoi 39 romanzi, di cui la collana Astrea pubblicherà il più celebre, "L'età pericolosa" (1910). In questo si libro si rintracciano i primi discorsi aperti sulla sessualità femminile, si analizzano le componenti sado-masochistiche nel rapporto uomo-donna e si riscontrano folgoranti intuizioni psicologiche. La Michaelis fu persona di grande cultura e partecipazione politica, e la sua casa durante la guerra offrì rifugio a molti artisti perseguitati: da Einstein a Rilke, da Brecht a Kokoschka.
Nella mostra i suoi libri - oltre a "Bibi", "Ifratelli Gormsen*, "L'isola verde" - fanno da precedente, nell'influenza sul costume italiano, al fenomeno di Pippi che vent'anni dopo si presentò con la forza di una capeggiatrice di rivolte. E non soltanto in Italia: un'inchiesta condotta nei college femminili degli Stati Uniti, durante gli anni dei fermenti studenteschi, rivelò che grande era stato il suo influsso sulle ragazze politicamente più coinvolte.
Astrid Lindgren ha una formazione assai diversa da quella di Karin Michaelis, ma non meno complessa, anche se il suo studio è soprattutto rivolto alla bambina. Ebbe un'infanzia idilliaca nella campagna meridionale della Svezia, e un brusco passaggio alla vita di donna e di professionista: un figlio illegittimo, un faticoso inizio di lavoro, un periodo di grande solitudine urbana confortata solo dalle letture (un sabato, scoprendo che in quel giorno non si davano libri in prestito, scoppiò a piangere sotto gli occhi stupiti della bibliotecaria), fanno sì che la sua ispirazione si concentri sulle vicende infantili, sul libero ambiente rurale, sulla carica sovversiva di quei bambini individualisti che possono vivere autonomamente in una casa di campagna, in compagnia di un cavallo e di una scimmia, contenti di essere senza genitori perché, come Pippi, "così nessuno poteva dirle di andare a dormire proprio quando si divertiva di più o propinarle l'olio di fegato di merluzzo quando invece lei desiderava delle caramelle".
Astrid Lindgren dice di non aver inteso, con Pippi, creare un modello, ma un conforto alle proiezioni e ai desideri di potere dei bambini, e al loro terrore di "pietrificazione sociale". Pippi è una bambina ma anche una streghetta eccezionalmente forte e con una bella cassa di monete d'oro che le assicura l'indipendenza e la libertà. Tuttavia essa usa i suoi poteri solo come difesa, e la sua rivolta rimane circoscritta al mondo infantile: la società non la interessa, non ama andare a scuola, gioca come lavorasse e mangia e dorme quando ne ha voglia. Il suo atteggiamento, e soprattutto il suo linguaggio - un misto di frasi fatte, di arcaismi, di slang e di aforismi - tende a far risultare meschino e ridicolo ciò che è normale e convenzionale. In un certo senso Pippi è il contrario di Alice, logica e beneducata in un mondo assurdo, quanto Pippi è maleducata e assurda nel convenzionale mondo della Svezia piccolo borghese.
Altri romanzi della Lindgren, come "Emil" o "Il libro di Bullerby", si rifanno al clima lirico e idilliaco della sua infanzia, ma un altro filone, altrettanto originale e sentito, si ricollega allo spirito delle saghe nordiche, all'eterna lotta del bene contro il male, della fantasia che si infrange contro la realtà, il dolore, la morte. Psicodrammi stilizzati e concentrati sono "Mio piccolo Mio" e "I fratelli Cuordileone", dove l'anticonformismo della Lindgren le fa affrontare un problema tabù nella letteratura infantile, quello della morte o addirittura, anche se magicamente stravolto, del suicidio.
I suoi temi colpiscono i bambini al cuore, con l'umorismo o col linguaggio drammatico-esistenziale. Tuttavia Astrid Lindgren non ama teorizzare la sua scrittura, e risponde alle domande con le stesse parole che Singer usò in occasione del premio Nobel: "I bambini leggono i libri e non le recensioni. Se ne fregano dell'opinione dei critici. Non leggono per trovare la propria identità. Non sanno che farsene della psicologia. Odiano la sociologia. Non tentano di capire Kafka. Credono ancora in Dio, nella famiglia, negli angeli, nei diavoli, nelle streghe, nei folletti, nella logica, nella chiarezza. Amano le storie interessanti, non i commentari o le note a pie' di pagina. Quando il libro è noioso sbadigliano senza pudore, senza preoccuparsi dell'autorità. Non si aspettano che il loro autore preferito salvi l'umanità. Giovani come sono sanno che non sta in suo potere. Soltanto gli adulti hanno delle illusioni così infantili". Come caporedattrice della casa editrice Raben & Sjogren dal '46 al '70, la Lindgren contribuì anche alla diffusione del gusto per la buona letteratura infantile nel suo paese. Ma anche qui la sua scelta è secca e non pedagogicamente nebulosa: "Penso che ci sono quattro tipi di libri" diceva. "Buoni libri che i bambini amano leggere. Buoni libri che i bambini non amano leggere. Cattivi libri che i bambini amano leggere. Cattivi libri che i bambini non amano leggere". Da quasi tutti i suoi romanzi (pubblicati in Italia dall'editore Vallecchi meno l'ultimo, "Ronja", edito da Mondadori), sono stati tratti dei film o dei programmi televisivi (70 mezze ore di programmazione che la Rete Uno ha acquistato e che trasmetterà per tutto quest'anno; alcuni verranno già presentati durante la mostra romana).