Ruggine americana

Philipp Meyer

Traduttore: C. Mennella
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 4 febbraio 2014
Pagine: 395 p., Brossura
  • EAN: 9788806218829
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Recensioni dei clienti

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    Micael

    18/09/2018 05:56:27

    Un romanzo corale sulla crisi ambientato in Pennsylvania che mostra la crisi del Sogno americano, simboleggiato dalla ruggine delle acciaierie dismesse e da personaggi tormentati dall'insicurezza. Le vite di Isaac English e Billy Poe si intrecciano per arrivare a un punto di non ritorno, in cui ognuno dovrá mettersi alla ricerca di se stesso. E nel frattempo anche le loro famiglie verranno scombussolate e si ritorveranno a ripercorrere errori e vecchie illusioni. Meyer, come Steinbeck e Franzen ci mostra l'America di provincia, in cui la crisi appare nella sua crudezza, nella violenza dilagante della periferia con una prosa essenziale e concisa che ricorda "La strada" di McCarthy. Una lettura piacevole, che scorre bene attraverso l'alternarsi dei personaggi, poteva essere anche più breve, visto che la trama rimane alla fine aperta senza una vera soluzione definitiva.

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    Floriano

    24/04/2018 08:18:52

    Romanzo di non facile lettura ma vivo reale empatico. È l America che non viene raccontata nei film, quella della crisi e della disperazione. Il lettore sente su di sé la perquisizione corporea dei secondini, il clangore del cancello della porta in cella che si chiude, il sapore del carbone in bocca che impasta il cibo portato con le mani. È un libro duro, diretto, senza lieto fine in cui sono perdenti tutti i protagonisti, però bellissimo.

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    ludwig

    30/03/2018 20:32:51

    Di quella America che non è NY. Belle descrizioni dei personaggi; luoghi una volta vissuti nell'impegno del lavoro quotidiano ora abbandonati dove la disoccupazione crea disagi nelle famiglie,nelle persone insomma nella società tutta. Anche il sogno americano è finito e questo libro ne dà un quadro interessante. Un libro da leggere senza appesantirsi troppo.

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    gino

    30/04/2016 09:45:06

    Libro scritto molto bene con grande cura nella definizione dei personaggi della provincia americana negli anni della crisi. Feccia bianca, white trash cosi definiscono negli Stati Uniti i disgraziati che vivono nei trailer, ai margini del sogno americano, incapaci di riscattarsi anche quando ne hanno l'opportunita' e proprio questo viene reso talmente bene da rendere difficile la lettura di questo romanzo per il senso di tragedia incombente che attende uno per uno i protagonisti.

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    enrico.s

    18/04/2016 11:41:51

    Innegabilmente un buon romanzo, ben scritto, nel quale si incrociano due linee narrative: il ritratto dell'America di inizio millennio, mentre è in corso la seconda guerra del golfo, in pieno disfacimento economico e morale e le vicende dei protagonisti alle prese con un momento cruciale delle proprie vite (meglio non aggiungere altro, per non togliere il gusto della sorpresa). La cifra stilistica scelta da Meyer alterna pagine da noir duro e puro ad altre più introspettive, disseminate da considerazione che piacerebbero al buon Giacomino Leopardi (ad es: "...in realtà, quando nascevi, non eri altro che un nome su una lapide. Una lapide futura. Un destino nato"). Toni cupi che di più è difficile; nessuno dei personaggi è moralmente integro, nessuno si salva...tutti hanno colpe irredimibili sepolte dentro di sé. Sarebbe stato un libro da 5/5 se non fosse per alcune scene (penso a certi dialoghi) un po' troppo stereotipati, che mi aspetto in uno sceneggiato televisivo, non in un' opera letteraria, e per un vago senso di deja vu, che leggendo mi ha rimandato ad alcuni romanzi di Cormac McCarthy (penso alla Trilogia della frontiera, e a Sutree), allo Steinbeck di Furore e anche al David Lynch di Twin Peaks, togliendomi parte del piacere di scoprire mondi nuovi...o nuovi modi di dipingere il solito vecchio mondo, che credo sia il motivo principale per cui si scrive e si legge narrativa.

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    Pier Morandi

    12/02/2015 17:59:45

    Mi è piaciuto lo stile di questo 'giovane scrittore', sia per Ruggine Americana, sia per Il Figlio. Nella musica questo stile viene oggi chiamato Americana (che è poi la musica che amo, scrivo e suono) e il termine potrebbe adattarsi molto bene anche ai suoi romanzi. Non sono storie di frontiera, sono storie di perdenti e 'momentanei vincenti'. Meyer è americano e scrive da americano, ma lo fa bene, con trasporto.

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    Paolo

    22/12/2014 16:54:17

    La depressione economica simboleggiata dalla ruggine che si deposita sulle vecchie acciaierie si rispecchia nelle vite degli abitanti della valle: vite deluse perché non hanno mantenuto ciò che sembravano promettere, perché è mancata la forza di fare certe scelte in un preciso momento o perché le si è fatte sbagliate (a chi non è capitato?). Ma poi succede un fatto che turba la quieta, rassegnata esistenza della valle, e che costringe tutti i personaggi del romanzo a ripensare la propria esistenza, a cambiare. E a fare finalmente quella scelta di cui non si credevano più capaci (o non fare la scelta che si temeva avrebbero fatto). Il travaglio dei protagonisti è reso molto bene attraverso i loro pensieri e i dialoghi molto ben costruiti. Ho trovato chiari echi della miglior letteratura americana del '900 (Steinbeck, McCarthy, Kerouac, ecc.) nell'opera prima - e in quanto tale non perfetta ma che consiglio vivamente - di un autore di cui risentiremo presto parlare.

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    Paolo

    22/12/2014 16:53:00

    La depressione economica simboleggiata dalla ruggine che si deposita sulle vecchie acciaierie si rispecchia nelle vite degli abitanti della valle: vite deluse perché non hanno mantenuto ciò che sembravano promettere, perché è mancata la forza di fare certe scelte in un preciso momento o perché le si è fatte sbagliate (a chi non è capitato?). Ma poi succede un fatto che turba la quieta, rassegnata esistenza della valle, e che costringe tutti i personaggi del romanzo a ripensare la propria esistenza, a cambiare. E a fare finalmente quella scelta di cui non si credevano più capaci (o non fare la scelta che si temeva avrebbero fatto). Il travaglio dei protagonisti è reso molto bene attraverso i loro pensieri e i dialoghi molto ben costruiti. Ho trovato chiari echi della miglior letteratura americana del '900 (Steinbeck, McCarthy, Kerouac, ecc.) nell'opera prima - e in quanto tale non perfetta ma che consiglio vivamente - di un autore di cui risentiremo presto parlare.

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    darios

    03/08/2014 08:21:03

    Di certo un bel libro che val la pena di leggere. Ho apprezzato soprattutto il ritmo e la capacità dell'autore di delineare i contorni dei personaggi nel corso narrazione. Meyer ha sicuramente stoffa e probabilmente darà soddisfazioni. Per il momento però a mio avviso è presto per paragonarlo ai grandi scrittori americani.

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    Alessandro

    16/07/2014 15:39:33

    Un bellissimo e potente affresco dell'America, non quella delle immense città con grattacieli infiniti ma quella dei piccoli centri rurali nei quali i giovani abitanti, e non solo, cercano di trovare il loro posto nel mondo. Uno dei più bei romanzi degli ultimi anni. Da leggere assolutamente.

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    nadia

    11/07/2014 22:39:45

    Romanzo di buon livello, ma a mio parere non impeccabile. Spesso è prolisso e ripetitivo, a volte stancante. Credo che il suo vero punto di forza stia nella caratterizzazione dei personaggi: tutti autentici e credibili, lontani da qualsiasi mono-dimensionalità. A volte mi sono sentita confusa dal tempo del racconto: come dichiarato a un certo punto, gli eventi narrati sono collocati dopo l'11 settembre, ma per alcuni aspetti sembra di leggere un romanzo ambientato negli anni 50, come quando il poliziotto Harris dice al giovane Poe che rischia di essere impiccato... e l'impiccagione non si usa più da tempo in America... Non so se quest'effetto fosse voluto, io l'ho trovato quantomeno bizzarro.

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    Vittorio Pisa

    02/07/2014 13:13:24

    Il rammarico è di aver letto questo romanzo solo dopo "Il Figlio". Inevitabile perciò il confronto tra i due. Questa opera prima, sia per la struttura narrativa, (a più voci), sia per la prosa, (asciutta e precisa, quasi chirurgica), sembra quasi un esperimento rispetto al secondo lavoro che risulta più definito e completo, e certamente più convincente. A volte, soprattutto nel personaggio di Isaac, il più complesso, si ha l'impressione che l'autore abbia voluto eccedere nella sua rappresentazione con l'esposizione di troppi argomenti e una molteplicità di fili narrativi che hanno l'effetto di confondere il lettore e abbassare la tensione narrativa. A parte queste distonie di poco conto, e qualche lungaggine e ripetizione di troppo, resta tuttavia, anche per questo romanzo, la piena convinzione che si è di fronte ad un vero e proprio talento letterario. Straconsigliato.

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    Massimo F.

    20/06/2014 21:59:26

    Bello, potente, amaro. Un classico romanzo americano nel senso migliore del termine, con personaggi scavati fino in fondo e quello sguardo sulle debolezze umane che non lascia scampo.

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    Marcello

    23/05/2014 11:34:31

    Faulkner? McCarty? Roth? No ma ci siamo molto vicini! Una ruggine della depressione industriale corrode inesorabilmente la provincia americana e le deboli famiglie del sottoproletariato. Vite senza speranza sulla china del loro destino,della solitudine e della sfortuna ? Forse no, un briciolo di sereno o di sana rassegnazione si vede. Mirabile affresco anche se ti comunica tanta angoscia e ti fa sentire un privilegiato. 4.5

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    AdrianaT.

    05/05/2014 09:13:41

    Forse è un uso un po' utilitaristico della letteratura da parte mia, ma io ci devo 'guadagnare' da una lettura, in qualche modo deve giovarmi, e sinceramente questo libro mi ha lasciato pochetto. Però l'ho finito e l'ho letto praticamente senza interruzioni, non provando particolari momenti di stanca, nonostante macini lento e tenda alle ripetizioni. Ci ho trovato anche un po' di Fante, sebbene all'acqua di rose. Non lo sconsiglio.

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    stefano

    17/04/2014 13:07:41

    Un libro intenso, emotivamente coinvolgente. L'autore tratta il tema dell'emancipazione, della fuga, dell'amicizia, della speranza, di due adolescenti americani confusi ed arrabbiati. La trama è ricca di spunti, il linguaggio potente ed i dialoghi sono interessanti e credibili. Da consigliare.

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    LucaMilano

    11/03/2014 16:52:56

    romanzo eccellente, i paragoni con gli illustri predecessori americani si sprecano, e non sono del tutto inopportuni, siamo in presenza di un giovane autore ma il racconto è scritto con l'inchiostro del grande romanzo americano, fatto di spazi sconfinati,viaggi avventurosi con mezzi di fortuna attraverso paesaggi e luoghi che sono protagonisti al pari dei personaggi, uomini e donne superbamente descritti nelle loro psicologie, il cui sogno si tramuta in incubo mentre la disgregazione sociale di un'intera vallata, che ha fondato la sua economia sulle acciaierie, lascia come macabra testimonianza di un epoca finita siti ridotti a gingantestche carcasse rugginose. Il tutto scritto magistralmente.

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    Ferdinando

    23/06/2013 18:00:22

    Stupidamente, dopo averlo acquistato, ho tenuto questo libro sullo scaffale per due anni, senza leggerlo. Proprio come un piccolo scrigno in attesa di essere aperto. L'ho appena, terminato. Libro stupendo! Scrittura magistrale, descrizione dei personaggi profonda e sobria, delicata e rispettosa, mai banale. Un autore che farà senz'altro strada. Libro consigliatissimo!!!! Ho appena acquistato il suo secondo romanzo in lingua originale, non riesco proprio ad attendere che venga tradotto.

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    nelly bonelli

    04/02/2011 18:51:05

    Molto bello. Una natura selvaggia, di mille tonalità di verde che vince sugli scheletri delle acciaierie abbandonate. Mi ha ricordato un pò le storie di Nick Adams. Il ritmo è serrato, lucido e ricorda lo Steinbeck di Furore. Per fortuna una nuova voce. Chi ama Springsteen, poi, ritrova le sue principali tematiche.Assolutamente da leggere

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    HELLORAFFA

    16/11/2010 18:00:25

    ho acquistato il libro incurisito dopo aver letto una recensione molto favorevole sulla rivista blow up e non sono rimasto deluso...anzi...questa e' scrittura pesante che ti entra dentro...davvero molto molto bello.

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