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    Giuseppe Barravecchia

    20/04/2015 15.42.19

    In un sondaggio popolare sulle battaglie più importanti della storia quella di Waterloo occuperebbe sicuramente il primo posto. E le ragioni appaiono ovvie. Perché la grandezza di questo evento deriva proprio dalla grandezza del condottiero che ne uscì sconfitto: Napoleone, il modesto ufficiale di artiglieria diventato nel giro di quindici anni imperatore dei francesi e dominatore del continente europeo. E perché quel momento ci appare come la svolta assoluta della storia del XIX secolo, come se Napoleone e i suoi avversari avessero deciso di giocare le loro fortune in un'unica mano: al vincitore tutto, al perdente nulla. In realtà Napoleone arrivava a questo tavolo da gioco con pessime carte e pochissime fiches. Tutti gli stati europei si erano riuniti nella VII Coalizione, una forza che forse la Francia del 1805, quella di Austerlitz, avrebbe potuto affrontare. Ma la Francia del 1815 era allo stremo delle forze. L'unica conseguenza di una vittoria francese quel 18 giugno sarebbe stata di trasformare quelli che conosciamo come i "Cento Giorni" nei "Centodieci" o nei "Centoventi Giorni". Quindi, se grandi sono stati i successi di Napoleone, non dobbiamo nemmeno dimenticare che grandi sono stati anche i suoi fallimenti, tattici e soprattutto strategici. Ed è proprio alle cause del disastro della campagna di Russia che è dedicato il libro di Luca Ratti "Russia, 1812. Malojaroslavets, la battaglia degli italiani". Se il mito vuole che Napoleone sia stato sconfitto in Russia dalla "terra bruciata" prima e dal "Generale Inverno" poi, in realtà la ritirata da Mosca e gli eventi successivi, fino ai già citati "Cento Giorni", furono decisi in questa battaglia. Malojaroslavets all'epoca contava appena 1.600 abitanti, eppure per questa cittadina 70.000 uomini si scontrarono combattendo casa per casa, con una violenza paragonabile solo ad un'altra battaglia combattuta sempre su suolo russo 130 anni più tardi, quella di Stalingrado...

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