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Riccardo Chiaberge

Editore: Longanesi
Collana: Il Cammeo
Anno edizione: 2004
Pagine: 304 p. , Rilegato
  • EAN: 9788830418066

Recensioni dei clienti

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    M.T.

    04/12/2009 11.55.16

    Bella e interessante la rievocazione storica, unica pecca la volgarità di alcune espressioni che stonano e rovinano tutto il resto.

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    Valentina Varrucciu

    11/05/2005 14.31.27

    FAVOLOSO!!!!!!DI SOLITO I ROMANZI CHE IN QUALCHE MODO SONO DEDICATI ALLA GUERRA LI DETESTO, QUESTO RACCONTO AL CONTRARIO MI HA SORPRESA, L'HO LETTO IN 24 ORE!LO CONSIGLIO COL CUORE!

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    Frida Dubois

    25/08/2004 20.44.48

    Salvato dal nemico è il miglior libro che ho letto quest'anno! Merita molta attenzione: è stupendo e offre una strana malinconia.

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    Sara Botta

    24/08/2004 17.42.39

    Ho trovato il libro di Chiaberge interessante, ma troppo denso di idee, poco adatto ad una lettura oziosa... La Storia è trattata attraverso la finzione narrativa, ma è difficile farlo quando sono trascorsi solo (!) 60 anni dagli eventi narrati e molte persone sono ancora vive e soffrono in silenzio per quei dolorosi eventi. Ho provato a leggere diversi libri sul tema della Resistenza, forse Salvato dal nemico è migliore delle troppe pagine che l'ultimo Pansa ha dedicato all'argomento. Alla fine anche una lettrice oziosa, come la sottoscritta, ha trovato nel libro di Chiaberge spunti particolari. Soprattutto mi è piaciuto il modo in cui l'autore descrive le donne.

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    giovanni monchietto

    24/08/2004 15.11.03

    Il libro di Riccardo Chiaberge, Salvato dal nemico, ha due storie: una prima, molto garbata e convincente che racconta una piccola ma intensa storia d’amore tra Ettore e Brigitte, un giornalista dei nostri giorni e una sua collega tedesca. L’altra vicenda si snoda nel 1944, in un paese nei pressi di Torino; un paese dal nome letterario “Cunassa”, ma che è in realtà Cumiana. Riccardo Chiaberge ci accompagna tra spazi e personaggi che evocano in maniera brillante gli anni della guerra, grazie ad una meticolosa ricostruzione di quel passato. Al lettore sovvengono autori cari, poiché in questo romanzo, Salvato dal nemico, lo stile è simile a quello di Beppe Fenoglio e gli scenari ricordano quelli descritti da Pavese nel romanzo La casa in collina. Il riferimento a quest’ultimo lavoro di Pavese, si spiega nella capacità di Chiaberge di intrecciare i destini più diversi (quello del padre e della feroce SS, ad esempio), cercando di presentare un bilancio della propria essenza esistenziale. In Salvato dal nemico, la prima vicenda è un pretesto per mostrare gli episodi della Seconda guerra mondiale che devastarono l’Italia, insanguinandola durante la lotta partigiana. Riccardo Chiaberge riflette sulla grande storia, cercando di comprendere cosa accadde in Italia dopo la fine dell’armistizio dell’8 settembre 1943; per questa ragione s’immerge in una microstoria, avvenuta il 3 aprile 1944, quando a “Cunassa” furono uccise 51 persone innocenti. Si scopre che il protagonista del libro, il giornalista che indaga sulle vicende del 1944, è nato per un mancato colpo di pistola. Insomma, chi è nato durante la Seconda guerra mondiale si può definire un sopravvissuto. Il libro di Chiaberge non contiene solo questa storia, ma è un intrigante e intelligente à rebours nella memoria storica del Novecento. Ci mette di fronte al nostro destino; la memoria è tra le cose più soggettive che abbiamo, occorre sensibilità per ascoltarla.

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    Cecilia Robustelli

    26/07/2004 00.14.54

    L’odore acre della guerra si mischia a quello dolciastro delle mele, stivate nella cascina che nel ‘42 ha accolto da Torino bombardata la famiglia Monticone, nelle pagine di Salvato dal nemico, la storia di un lungo periodo di guerra e guerriglia in un Piemonte ritmato dalle campane a morto. Vi fruga oggi un brillante giornalista nel tentativo tenero e tenace di risolvere il mistero che ha permesso al padre di vivere, e a lui stesso di nascere: a Cunassa, nel sanguinoso ’44, il comandante Scheel aveva salvato, strattonandolo via dal gruppo disperato dei 51 paesani destinati a essere trucidati dai tedeschi, il padre Pietro. Cercare la ragione di quell’insperato e ancora inspiegabile atto di clemenza guida il figlio Ettore in una recherche attraverso la vita altrui per ricavarne tasselli di memoria e ricomporre, con una pazienza da segugio di razza, la sua storia. Vita, morte, armi e tricicli si incontrano e ruotano sulle colline piemontesi grondando, a turno, sangue o schietto vinello, in un’atmosfera pacata. Rimane in ombra, anche nelle descrizioni dei più atroci fatti di guerra e delle strazianti tragedie personali, l’odio di parte: anzi, tutto il racconto è come pervaso da una tensione all’armonia, e a non lasciarsi travolgere dai sentimenti. Complicati però anche questi, sia che nascano dall’affastellarsi vischioso dei ricordi, sia che sgorghino dalll’innamoramento, piombatogli addosso fin dalle prime pagine nell’aria zen del Giappone, per una collega giornalista, guarda caso tedesca (scopriremo poi che è la nuora di Scheel), e basso continuo dell’animo di Ettore fino alla fine del libro. Con il suo stile composito di giornalista uso a precisare luoghi, tempi e situazioni senza sbavature letterarie, e di scrittore capace di piacevoli larghi narrativi, Chiaberge ci porta a riflettere sulla necessità di risolvere gli ossimori che scavano l’animo umano, del singolo come dei popoli, attraverso una storia in crescendo dei cui contorni, penosamenti reali, ancora oggi ci chiediamo: ‘Perché?’.

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    Roberta Magnotti

    26/06/2004 17.41.32

    In questo libro si avverte tutta l'intensità e l'urgenza di un debito da saldare. L'Autore, con una scrittura netta, chiara e lineare, ci porta nella Storia e nella sua storia, con una passione che neppure il rigore torinese può contenere. Il fiume inarrestabile di emozioni e vicende che vengono descritte, avrebbero potuto far nascere almeno tre volumi. Non è di facile lettura questo libro, proprio per la sua "densità". Ma è un bel libro. Sull'uomo, sul senso profondo di ciò che essere uomo significa, sul valore della vita in sè, che supera ogni contingenza ed è astorico, assoluto. Chi come me ha avuto la fortuna di sentirsi raccontare la storia delle due guerre mondiali e della vita che allora si faceva da nonni e genitori, ha ben chiara la differenza tra quella dimensione esistenziale e quei valori e gli attuali. L'Autore ha saputo rendere la discrasia netta nella dimensione temporale, nel significato di certi gesti, ed è quello che mi ha colpito di più, che ha risuonato in me con maggiore intensità. Basti pensare alla globalizzazione di un mondo che per i nostri nonni spesso non superava la soglia di casa. Il messaggio forte di questo libro mi sembra comunque che al di là di ogni divisa, confine, ideologia, occorra ritrovare il senso prezioso di ogni esistenza, vedere l'altro e la sua storia, ogni storia, come un miracolo ed un incontro che ci può arricchire. Ed essere grati, sempre e comunque, della straordinaria possibilità di essere vivi, di esistere, per poter dare e scambiare, comunque, con chiunque. Proprio perchè a volte anche un nemico ci può salvare. Accade tutti i giorni, ad ognuno di noi. Che spesso sa essere il peggior nemico di se stesso. Questa è la dimensione che occorrerebbe ritrovare, forte, in questo momento in cui il sonno della ragione ha generato troppi mostri da combattere: il valore assoluto della vita, di ogni vita, a partire dalla nostra. Per saperla trasmettere e raccontare a chi ci seguirà.

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