Traduttore: L. Avirovic
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 1998
In commercio dal: 1 gennaio 1996
Pagine: 606 p.
  • EAN: 9788806148621
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recensione di Casadei, A., L'Indice 1998, n. 8

L'opera di Iskander si presenta sotto forma di narrazione orale trasposta in forma scritta, resoconto della vita di una cittadina appartata attraverso le vicende di un suo rappresentante tipico e quasi eroico, lo zio Sandro, appunto. Il racconto orale però viene filtrato da un cantore consapevole dell'evoluzione storica, che segnala ben presto la distanza cronologica che lo separa dagli avvenimenti. In questo modo si crea un cortocircuito tra la valenza epica e immutabile degli episodi, così come li percepisce la comunità che li tramanda, e il valore che essi assumono nella prospettiva della storia di una società allargata e laica. Iskander, nato nel 1929 a Suchumi, si è autodefinito "scrittore russo ma cantore dell'Abchazija": nei suoi testi, in parte già noti al pubblico italiano nelle traduzioni uscite da Sellerio ("La costellazione del caprotoro", 1988; "Oh, Marat"!, 1989) e da e/o ("Il tè e l'amore per il mare", 1988; "La notte e il giorno di Cÿik", 1989), alla storia sovietica è riservata la satira a volte feroce, mentre al mondo abchazo è rivolto un elogio nazionalistico ma non ottuso, perché sempre legato a una difesa dei valori etici della comunità, motivatamente contrapposti a quelli della politica staliniana. Nel ciclo dedicato a Cÿegem, di cui il volume tradotto da Ljiljana Avirovic' costituisce la prima parte, la storia sovietica equivale alla collettivazione forzata, con le inevitabili conseguenze sulle tradizioni del popolo abchazo. Al di là degli aspetti più facili della satira, ormai quasi scontati (ma ricordiamo che i primi lavori pubblicati da Iskander uscirono negli anni cinquanta su "Novyj Mir" dopo il XX Congresso), colpisce la rappresentazione della costante duplicità di Stalin, con la sua capacità di creare le condizioni in cui un suddito anche fedelissimo non possa non diventare colpevole. Più che il facile sarcasmo, allora, colpisce il tono grottesco-tragico che avvolge tutti gli episodi a sfondo politico. La forma narrativa più convincente in Iskander è quella dell'aneddoto, e infatti il libro è diviso in episodi distinti, che trovano il loro comune denominatore nell'azione di alcuni personaggi particolarmente rappresentativi, a cominciare da Sandro. Sarebbe allora inutile riassumere la trama, dato che non è rintracciabile un filo narrativo unitario. Ogni avvenimento mette in mostra un carattere proprio del popolo abchazo, "mai servo" e pronto a mantenere una dignità di fronte agli zaristi, ai menscevichi o ai bolscevichi. E sono poi esaltati i valori dell'astuzia, della capacità acquisita attraverso l'esperienza, della fedeltà alla tradizione collettiva.