Sant'Ambrogio e l'invenzione di Milano

Dario Fo

Curatore: F. Rame, G. Palombi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
In commercio dal: 29 settembre 2009
Pagine: 222 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788806194864
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Descrizione
Ambrogio, vescovo della città di Milano, viene festeggiato il 7 dicembre; in memoria della sua nascita viene dedicata la première musicale al Teatro alla Scala; in quei giorni si inaugura in suo onore la fiera degli 0 béj o béj, le persone meritevoli vengono premiate con l'Ambrogino d'oro, una moneta su cui è riprodotto il ritratto del santo, e a lui è persino dedicato un piatto. Nonostante questo non si sa molto di sant'Ambrogio. Da dove viene? Dove nasce? Come si è fatto vescovo? Per quale motivo era rispettato e temuto sia dai barbari germanici che dai sapienti greci? Dario Fo, in modo del tutto originale, ci racconta di quest'uomo che all'età di trentacinque anni circa si ritrova con sua meraviglia acclamato vescovo e implorato dalla popolazione ad accettare, a buttare alle ortiche l'abito di uomo del potere imperiale (amministratore, giudice, governatore, cioè al culmine della carriera), a calzare la stola e a impugnare il bastone del pastore d'anime. Ci racconta di come Ambrogio, che prima del gran volo non professava alcuna fede, completamente estraneo al problema religioso, si sia buttato nel nuovo ruolo con un impegno e una passione stupefacenti. Di come abbia rischiato di essere ammazzato decine di volte, di come abbia sollevato la gente contro l'imperatore e contro la trivialità dei ricchi.

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Recensioni dei clienti

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    mauro

    05/01/2012 17:46:22

    Una bella lettura che inquadra il personaggio di Ambrogio, Vescovo e Santo, dentro il suo peridodo storico. Un periodo da tagliagola. La figura del Santo ne esce priva di ogni orpello aulico ma nella sua concretezza. In milanese potremmo dire che "l'era un Crist", per dire che fu una figura tosta e per questo sicuramente divenne anche Santo.

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    Alberto

    17/12/2009 15:18:38

    Ho trovato nel libro una narrazione confusa, poco attraente e apparentemente poco curata. Come se fosse il quaderno d'appunti che precede una messa in scena e forse è proprio così. Sicuramente Dario Fo ne trarrà un grande spettacolo ma certi dialoghi inventati che in scena fanno effetto in un saggio risultano puerili e pretestuosi. Inoltre la figura di Ambrogio resta sfuggente, sempre in bilico tra coraggio civile ed estrema intolleranza. La scarsa cura nel curare il contesto, la Milano del IV secolo, non aiuta a renderla più consistente e umana.

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