Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2016
In commercio dal: 11 ottobre 2016
Pagine: 176 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788806232351
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Descrizione

Domenico Starnone ci inchioda ancora una volta col sorriso all'egoistica e generosa furia del nostro attaccamento alla vita.

«"Scherzetto" non è soltanto una partita che si segue come un match di tennis guardando ogni volta dove va a finire il punto tra il nonno e il nipote, tra la vecchiaia e l’infanzia, tra il passato che scolora e il futuro che mostra i muscoli. È un altro salto nei vuoti e nei pieni dei legami famigliari, nella materia pulsante e nei "lacci" di cui è fatta la vita.»Cristina Taglietti, La Lettura del Corriere della Sera

Immaginatevi un duello. A fronteggiarsi ci sono due maschi, sangue dello stesso sangue. Il più alto ha superato i settant'anni, è un noto illustratore, vive da molto tempo in assoluta solitudine. Il più piccolo è una peste di quattro anni che parla come un libro stampato: un nipote visto sì e no due volte, affidato alle cure del nonno per tre giorni interi. I genitori del piccolo Mario devono partire per un convegno, o forse semplicemente prendersi il tempo per capire se il loro matrimonio è arrivato al capolinea. Perciò il bambino viene lasciato alle cure di un nonno praticamente sconosciuto, un vecchio illustratore, burbero e affaccendato, che vive da molti anni a Milano. Tra quattro mura e un balcone, nell'arco di settantadue ore si svolge questo racconto affilato, il perfido e divertente scontro tra un nonno stanco e distratto e un piccolo gendarme petulante e vitalissimo. Nella partita che si gioca fra loro, tra alleanze, rivalità e giochi non sempre divertenti, è la vita che si specchia in tutte le sue forme: la vita trascorsa e quella in potenza, la vita dura e beffarda di Napoli che riaccoglie l'uomo dopo tanti anni, la vita della casa che sembra risvegliarsi piano piano, piena di echi e di fantasmi.

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Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    avvluda

    24/04/2018 11:33:15

    Starnone non si discute. questo romanzo però è particolare, esordio con leggerezza, e poi di pagina in pagina si fa più denso, più difficile. comunque consigliato.

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    Ritochka

    12/11/2017 18:59:39

    Un contrasto profondo tra il nonno e, apparentemente, il suo nipotino. In realta, a mio avviso una guerra feroce tra il nonno e se stesso; tra il tempo andato e quello attuale, tra la capacità di esprimersi con l'arte e la consapevolezza di non esserne più in grado. La lunghissima catartica scena del balcone è angosciante e coinvolgente. Dopo tanta tensione, in effetti, il finale, sembra un po' troppo "trascurato", messo giù in fretta. D'altronde, il fulcro della storia è altrove...

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    Paoletta

    26/06/2017 11:03:23

    Letto forse troppo velocemente, ma sinceramente non mi è piaciuto molto... di solito mi immedesimo nel protagonista, ma questo è affetto da un ego debordante; tutto il libro è autoreferenziale, le scuse e il capo cosparso di cenere aggiunti in appendice non mi sono sembrati sufficienti a rivalutare la figura di questo nonno. Peccato!

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    titosantoro@yahoo.com

    28/04/2017 10:45:53

    Mi è piaciuto, molto scorrevole. Una storia molto vicino alla realtà. Rapporto nonno/nipote stupendo e bellissime le parole di Saverio per definire la gelosia, commoventi. Unica nota stonata, non ho capito bene l' appendice finale... forse per mia incapacità . Senza dubbio consigliato

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    cristina

    02/02/2017 09:45:42

    Mi è piaciuto, scorre via bene, anche se devo ammettere che l'episodio clou della storia mi è sembrato un po' forzato. Anche il finale poteva essere migliore, mi è parso troppo frettoloso, l'autore poteva dilungarsi un po' di più e raccontare il ritorno dei genitori del piccolo Mario. Non capisco invece il senso dell'appendice finale; erano pezzi eliminati dal romanzo o sono stati messi lì apposta come una sorta di diario? In ogni caso non aggiungono niente alla storia; i disegni poi non mi sono piaciuti, la mia immaginazione aveva prodotto di meglio.

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    AdrianaT.

    27/01/2017 08:14:09

    Preferisco il dolcetto! Scrittura filante per storie di ordinaria malinconia famigliare; troppo ordinaria, a dire il vero. Due stelle giusto per la simpatia che nutro per Starnone, ma da 'Autobiografia erotica di Aristide Gambìa' ('Lacci' compreso), il vuoto.

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    lina

    21/10/2016 16:20:45

    lettura godibilissima, anche se con qualche leziosità di troppo e un finale di maniera.

Vedi tutte le 7 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

Quello che Starnone ?ci offre è uno scherzetto? adulto: un testo relativamente breve ma co?struito con grande padronanza dei mezzi, dalla struttura complessiva ottimamente calibrata al passo svelto e coinvolgente, ottenuto soprattutto grazie a un abile uso del dialogo. E tutt’altro che leggeri sono gli argomenti che tocca: la possibilità di costruire sé stessi e la quota di destino; l’ereditarietà e la libertà del volere (…); il senso di una vita dedicata all’arte (…). E naturalmente i momenti-limite dell’esistenza: la vecchiaia e l’infanzia, visto che il protagonista e voce narrante è un artista settantacinquenne, che vive da solo a Milano dopo la morte della moglie, chiamato dall’unica figlia a tornare a Napoli, per rimanere alcuni giorni col nipote di quattro anni. Si sente vecchio ed è in ritardo con un lavoro da finire: le illustrazioni per un racconto di Henry James del 1907, The Jolly Corner, che fin dal dialogo iniziale che innesca il ritorno viene presentato così: “un tale torna in una sua vecchia casa di new York e lì trova un fantasma, cioè lui stesso come sarebbe stato se fosse diventato un uomo d’affari”.

La domanda che assilla il protagonista di James, in effetti, è: se fossi rimasto, cosa sarebbe stato di me, cosa avrebbe fatto di me questa città? Sono esattamente i temi del racconto di Starnone. La riflessione su chi diventare (…), su chi si è diventati, su chi si sarebbe potuto essere (…). I fantasmi sono quindi anche quelli del proprio lavoro, della vocazione di una vita; sono anche in questo senso apparizioni labili di quanto poteva essere ma non è stato. Il rapporto tra nonno e nipote si rivela difficile, per l’inscindibile commistione di vicinanza e fastidio, (…) complicità e aggressività, in uno spazio pieno di ricordi involontari e di pericoli presenti, legati alla debolezza della vecchiaia. (…). Il ritorno nella casa dell’infanzia è scontro con i fantasmi dei possibili sé che il protagonista ha annullato diventando artista; e pure con quelli dei genitori (…).

Nel suono del dialetto – che Starnone modella seguendo la sua vocazione alla resa del suono con contratti segni di quei suoni veloci, contundenti (“chilluscassacàzz”) – ritrova insieme la violenza e la cura. L’io quasi-autobiografico di Starnone non rifiuta con orrore i propri possibili sé, ma riesce in qualche modo ad accoglierli. (…).

Recensione di Davide Dalmas