La scomparsa di Josef Mengele

Olivier Guez

Traduttore: M. Botto
Editore: Neri Pozza
Collana: Bloom
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 22 marzo 2018
Pagine: 202 p., Brossura
  • EAN: 9788854516045

31° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Di ambientazione storica

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Descrizione
Finalista al Premio Strega Europeo 2018

Romanzo vincitore del prestigioso Prix Renaudot, La scomparsa di Josef Mengele si immerge fino in fondo nel cuore di tenebra del secolo trascorso, tra vecchi nazisti, agenti del Mossad, dittatori da operetta e attori di un mondo corrotto dal fanatismo.

«Olivier Guez si immerge nella realtà storica, la cristallizza nella vita individuale, nella carne e nel sangue di un uomo di cui niente può giustificare l’esistenza.» - Le Monde

«Sono pagine secche come uno sparo, senza una parola in più del necessario, per narrare l'orrendo esilio di uno sterminatore.» - Andrea Kerbaker, Tuttolibri - La Stampa

«Olivier Guez ci dà con il suo La scomparsa di Josef Mengele il tassello che mancava alla sterminata letteratura su questo infame individuo.» - Corrado Augias, il venerdì di Repubblica

«Un’arida ed efficace tessitura letteraria che comincia subito dopo la pagina più buia della storia e pone il lettore di fronte a verità inquietanti.» - Francesca Frediani, D la Repubblica

«Olivier Guez ci restituisce, con stile asciutto e senza bisogno di aggettivi, il contrappasso di un uomo braccato e vittima delle sue nevrosi.» - Gigi Riva, L’Espresso

"Ogni due o tre generazioni, quando la memoria si affievolisce e gli ultimi testimoni dei massacri precedenti scompaiono, la ragione si eclissa e alcuni uomini tornano a propagare il male."

Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Sono emigranti, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l’uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, o Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il doganiere ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia piú piccola: siringhe, quaderni di appunti e di schizzi anatomici, campioni di sangue, vetrini di cellule. Strano, per un meccanico. Chiama il medico di porto, che accorre prontamente. Il meccanico dice di essere un biologo dilettante e il medico, che ha voglia di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. Cosí l’uomo raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni lontanissimi dalla sua vita passata. L’uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall’acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali, guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell’uomo nuovo, si aspettava, dopo la guerra, di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era… l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele.

Periodo/Luogo/Soggetto: XX secolo, Argentina, Josef Mengele.

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Recensioni dei clienti

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    CPACC

    22/10/2018 11:28:56

    Un riuscito miscelare storia e romanzo:storia la figura di Mengele e la banalità del male, come per altri gerarchi nazisti, storia la rete di complicità di chiesa e stati sud americani nel creare reti di nazisti in fuga, romanzo gli incubi notturni di Mengele e la paranoia del braccato. Al termine della lettura lascia smarriti per il cinismo e la perfida convinzione di essere nel giusto, per il bene della Germania e del proprio onore, avendo solo obbedito agli ordini.

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    ChiaraElisa

    14/06/2018 06:52:07

    Il libro di Olivier Guez, giustamente vincitore del Prix Renaudot, ci accompagna nelle tenebre di una mente oscura, preda di un’ideologia devastante, di un’assenza totale di ogni forma di pietà, di un’ossessione che lo conduce ad esperimenti atroci sui corpi di povere vittime, carne e sangue di vittime immolate sull’altare di una presunta scienza, mentre le grandi fabbriche dell’industria bellica tedesca tacevano, servendosi di uomini come Mengele per condurre la guerra totale contro il resto dell’umanità. “La scomparsa di Josef Mengele” è dedicato a quattro donne ebree italiane, vittime innocenti del furore ideologico e pseudoscientifico del loro assassino. Mai dimenticare, secondo il monito di Primo Levi, e questo libro importante ci aiuta a capire meglio un pezzo di storia nella quale i paesi latino-americani e i loro governanti, in Argentina, Paraguay, Brasile hanno avuto una parte non trascurabile. Josef Mengele, Klaus Barbie, Adolf Eichmann, Josef Schwammberger, Hans Ulrich Rudel, asso dell’aviazione hitleriana, sono tutti personaggi rifugiatisi nel continente sudamericano, vissuti per lungo tempo nel lusso, liberi, convinti che nessuno più li avrebbe scovati.

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    n.d.

    04/06/2018 22:00:32

    La realtà romanzata, senza particolari slanci narrativi. Imparagonabile con il capolavoro del genere, Dossier Odessa di Forsyte

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    Claudio

    04/06/2018 15:48:33

    E' un romanzo, per cui non si può prendere tutto per oro colato. Ma la fuga di Joseph Mengele, il peggior assassino nazista convinto di aver fatto solo il suo dovere nei confronti della sua Patria, è stata costellata da grandi problemi: di salute, psichici, di natura sentimentale, affettiva. Protetto per molti anni sia dalla sua famiglia d'origine (industriali ricchi e famosi) sia dalla rete di complici nazisti fuggiti dalla guerra e rifattisi una vita in particolare nell'Argentina di Peron, Mengele fugge dapprima in Paraguay e successivamente in Brasile ove cambia più volte residenza e dove trova la morte annegato. Poco prima era stato raggiunto dal figlio Rolf che non aveva mai conosciuto il padre ma che viveva con l'enorme peso del suo tragico nome. In tutto questo dramma ci sono, oltre a Mengele e ai nazisti superstiti, altri protagonisti: dal Mossad che per poco non riuscì ad arrestarlo alle famiglie che più o meno volontariamente lo ospitarono, dai familiari ai servizi segreti di diversi paesi. In ombra restano comunque diversi personaggi che non erano molto meno colpevoli di Mengele, ma che riuscirono nel dopoguerra a rifarsi una verginità e qualcuno a salire alle più alte cariche della Germania occidentale.

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    enrico.s

    18/05/2018 15:08:25

    Dopo aver letto con molto interesse il bel libro di E. Asbrink "1947" (Iperborea), che in più parti riprende. tra molte altre, la questione dei nazisti "esfiltrati" dall'Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale grazie a canali clandestini e complicità a vario livello, mi è venuta la curiosità di leggere anche "La scomparsa di Josef Mengele", inizialmente solo per approfondire questo aspetto, di cui ho solo vaghe e lontane reminiscenze (..."Dossier Odessa" e poco altro). Poi, nel giro di qualche pagina, sono stato avvinto dalla bravura di Olivier Guez nel ricreare la figura di Mengele e nello svelare il contesto in cui è vissuto prima e dopo la guerra, le complicità di cui ha goduto e l'incredibile fortuna che ha avuto per restare in libertà, praticamente senza che nessuno lo cercasse, sino alla morte nel 1979. L'autore è stato bravissimo nel raccontare tutto ciò con tono asciutto e senza indulgere in giudizi morali espliciti (d'altra parte, servirebbero, a fronte di tale malvagità?) ed anzi rifuggendo la tentazione fin troppo facile di dipingere Mengele e i suoi "amici" come mostri o aberrazioni umane; no, ci dice Guez, non erano mostri, o non solo, erano anche, purtroppo, esseri umani come noi. Inevitabilmente, il libro si chiude con un'amara e sconsolata riflessione proprio attorno alla questione dell'inumanità di cui è capace l'umanità (perdonate il brutto gioco di parole), e sulla necessità di mantenere il ricordo perché, purtroppo, le nuove generazioni dimenticano troppo facilmente e troppo facilmente ricadono in tentazione.

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    angelillo

    29/04/2018 16:31:32

    Il racconto è molto documentato e la caccia all' uomo avvincente e ti prende fino in fondo. La descrizione degli incubi del criminale sono di grande effetto e possono essere condivisibili senza creare pietà per l' uomo del campo di sterminio

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    caracalla

    27/04/2018 09:42:53

    Il prodotto acquistato evidenzia bene le caratteristiche psichiche del personaggio,ed anche quanto dallo stesso sofferto lungo l'intero periodo della sua permanenza in Sud America.\nMi auguro di dimenticare l'intero contenuto del libro acquistato,ma dovevo necessariamente leggerlo per meglio comprendere l'origine e la conseguente perversione di talune persone che,certamente non possono essere definiti come esseri umani.A voi,un sentito grazie.

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    GiuGiu

    29/03/2018 14:09:56

    Iniziato da poco ma sono già stata catturata da questa storia e soprattutto da questa narrazione. Non conoscevo l'autore ed è stata una vera scoperta.

Vedi tutte le 8 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

L’ultimo libro di Olivier Guez, un romanzo con venature un po’ gialle, intende far luce su un enigma: la scomparsa di Josef Mengele e la sua morte, dopo anni di latitanza, su una spiaggia brasiliana. Dell’“angelo della morte” nazista lo scrittore segue meticolosamente le tracce durante la clandestinità, piegando tuttavia la scrittura alla necessità di erigere un muro invalicabile di distanza emotiva dall’uomo anche nei momenti più bui della sua esistenza da fuggiasco. Guez non si sofferma mai, se non in poche dense pagine, sulle atrocità commesse. Il ricordo dell’orrore, che pure permea ogni pagina, resta sullo sfondo: il fuoco del lavoro di Guez si concentra sul dopo, sul periodo che intercorre tra la fuga di Mengele e la sua morte nel 1979, con un’efficace ricostruzione del contesto che gli ha permesso di sottrarsi per più di trent’anni alla cattura.

Inizialmente troviamo Mengele in Argentina che lavora come rappresentante della prospera azienda di famiglia e pratica aborti clandestini per giovani borghesi, godendo di un’assoluta impunità al pari di numerosi altri nazisti protetti dalle ambizioni geopolitiche di Perón. La svolta arriverà nel 1960 con il rapimento di Eichmann da parte del Mossad, a un soffio dal catturare lo stesso Mengele. Il vento è cambiato: passata la delicata fase di consolidamento dei nuovi equilibri post-bellici, il lavoro della memoria spalanca prepotentemente al mondo le porte sulle atrocità dei nazisti e da quel momento il nome di Mengele ricorrerà sempre più spesso sui giornali, costringendolo a una rigida clandestinità prima in Paraguay e poi in Brasile. Tuttavia anche il dopo non può ignorare la dimensione intima di Mengele. “Papà che cosa hai fatto ad Auschwitz?” gli domanderà il figlio ormai adulto nel loro drammatico incontro, l'unico momento nella vita dell'uomo in cui gli verrà chiesto conto delle sue azioni. Il giovane si scontrerà dolorosamente con la verità. Ecco che il criminale di guerra sfuggito alla cattura si rivela tra rigurgiti di autocommiserazione e tronfia ostentazione della missione di proiettare la razza ariana nell’eternità. Non un Caino errante schiacciato sotto il peso della colpa e neppure le scintille di una criminale seduzione o di efferata genialità. Nessun mistero e nessuna grandezza: solo un uomo meschino e ingrato, cristallizzato nelle sue paranoie, che si aggiunge alla schiera dei tanti esseri banali che hanno messo in moto gli ingranaggi dell’orrore.

Recensione di Luisa Gerini