Scrivo poesie solo per portarmi a letto le ragazze

Charles Bukowski

Traduttore: S. Viciani
Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 18 aprile 2012
Pagine: 312 p., Brossura
  • EAN: 9788807018916
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Descrizione
Dopo "Azzeccare i cavalli vincenti" ecco una nuova antologia di inediti dedicata a uno dei personaggi più irriverenti del panorama letterario del ventesimo secolo. Sfogliando le pagine di questa raccolta si sente il ticchettio furioso e disperato della macchina da scrivere del vecchio Hank. L'intimità della scrittura ci catapulta nella sua stanza ammobiliata tra mozziconi di sigaretta, bicchieri rovesciati e donne folli. Trascorriamo cinquant'anni di storia americana con uno degli autori più trasgressivi del novecento. Bieca oscenità, sarcasmo abrasivo, saggezza sboccata, sereno cinismo, poesia, alcol, sesso, musica classica come solo Bukowski sa mischiare. Gioiamo, Bukowski non può tornare perché non se n'è mai andato.

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  Ci sono scrittori che vivono momenti di felicità assoluta e che poi si disperdono come meteore dalla durata luminosa tanto breve quanto intensa, bolidi si chiamano, destinati a solcare il cielo per meno di un secondo. Dall'appannata stella di Charles Bukowski arriva questa anomala raccolta di testi d'occasione, brevi articoli per riviste pornografiche, racconti erotici scritti in cinque minuti dopo aver vomitato litri di birra, lacerti di reading incompiuti a causa di sopraggiunte difficoltà, in genere crisi diarroiche o urgenze sessuali. Insomma, testi eterogenei per quanto ispirati da scopi strumentali, soldi facili grazie ai quali continuare a bere. Ed è proprio di questo che Hank Chelaski, come amava farsi chiamare, racconta. Di quanto poco sacrale sia la posizione dello scrittore, di quanto fingere di esserlo aiuti nella seduzione, di come scrivere sia operazione facile e difficile insieme, mai fine a se stessa. Ci sono momenti esilaranti e altri tragici come la totale insensatezza della violenza carnale, grande quantità di aneddoti e commenti geniali su colleghi scrittori (su Hemingway, su Céline dalle infanzie scorticate), note di costume sulla gratuità della fama. Ma soprattutto si trova la consapevolezza di appartenere a una categoria di marginali, di creature ossessionate da un narcisismo che neppure cinque orgasmi al giorno possono controllare, maschi dalla voracità bulimica, di sesso e di cibo, fragili al punto da vendersi per un tozzo di pane. Una consapevolezza che ha fatto il suo tempo, se pensiamo alla virginea anoressia della nuove generazioni di scrittori americani, intellettuali diffidenti che hanno lasciato "la strada" per entrare nelle recensioni delle loro lobbies. Camilla Valletti