Se non ora, quando?

Primo Levi

Editore: Einaudi
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 22 aprile 2014
Pagine: 348 p.
  • EAN: 9788806221409
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    Emanuela

    17/09/2018 22:00:25

    “Se non ora, quando?”, ambientato durante gli ultimi due anni della seconda guerra mondiale, narra le vicende di una banda partigiana ebrea che, nel tentativo di arrivare in Italia e da lì in Palestina, attraverserà Russia, Polonia e Germania. Durante il loro viaggio incontreranno tante altre bande partigiane idealmente come loro, ma a ben vedere molto diverse: infatti, pur essendo accumunate tutte dal nemico comune – i nazisti – la banda di Gedale è diversa perché tutti sono ebrei. Non conta se polacchi, russi, georgiani, ognuno di loro è stato abbandonato, discriminato, ha perso famiglia, amori e compagni ed è solo all’interno del loro gruppo e nel loro obiettivo che ritroveranno finalmente un senso di appartenenza. Per loro la guerra non finirà con la caduta di Hitler né è cominciata solo pochi anni prima, va avanti da anni e continuerà fino a che non riusciranno a trovare una terra che non gli sia ostile. Primo Levi in questo libro decide, dunque, di narrare gli eventi della seconda guerra mondiale attraverso un ulteriore punto di vista diverso, che non è più quello del campo di concentramento o del ghetto, ma è costituito dai tanti appartenenti alle brigate partigiane. La lettura non è semplice, né scorrevole, ricca di particolari e dettagli per quel riguarda le azioni dei partigiani, ma l’autore riesce, in questo modo, a far integrare completamente il lettore, che non si sente escluso e prova una forte empatia con i personaggi.

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    sandro landonio

    26/02/2017 08:55:53

    La ricchezza più grande che ho scoperto nel libro é che mi ha dato le nozioni per comprendere, almeno in parte, quel miscuglio di popoli che sta fra Polonia e Russia, dove gli Ucraini odiano ebrei e polacchi, che a loro volta non amano russi e tedeschi. CI sono poi lituani, ungheresi e slovacchi, ma una sola cosa é chiara: per gli ebrei nessuno prova simpatia. Anche gli ebrei italiani, i signori Sonnino, non capiscono il mondo orientale da cui provengono i nostri protagonisti e ciò, non tanto per l'ignoranza dell' yiddish, quanto per una diversità culturale molto più profonda del linguaggio che li separa. L'intera vicenda l'ho poi percepita più come un saggio romanzato, che come narrazione pura: gli impiccati nelle latrine, il taglio del midollo fatto dai siberiani ed il metodo per togliere i pidocchi dai vestiti non invogliano a calarsi nella trama, preferisci sentire tutto come un mondo lontano, quasi staccato dal genere umano, eppure é successo ! Ed allora non é più un racconto, é una memoria di verità e come tale va letto.

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