Traduttore: C. Groff
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
In commercio dal: 16/05/2008
Pagine: 257 p., Brossura
  • EAN: 9788807720451
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    Cristiano Cant

    14/03/2018 11:38:56

    Cade il Muro e cambiano le vite, e non necessariamente in bene. Una libertà sociale finalmente acquisita mostra i propri limiti a fronte di quel socialismo dispotico che, venuto meno, controllava comunque e indirizzava i destini in una specie di ordine solo suo. Su questo crinale di amaro paradosso si giocano questi racconti, queste vite dove l'ordinario è il ticchettio costante, l'alito senza eccezioni, ed è questo il vero pregio che l'autore riesce a far germogliare. Chi sbatte nell'emozione enorme di rincontrare il padre dopo ventiquattro anni, chi deve andarsene perché è un laureato senza sbocchi in quella terra, chi riparte occupandosi di animali, chi ama senza speranza nonostante il vento di una nuova epoca invogli a progetti meno castranti. C'è come un'assenza, un'impreparazione ad affrontare l'altro capo della vita, una libertà che smarrisce, che quasi stona coi costumi trascorsi, che inquieta. Dunque un'ironia e una tenerezza che salgono lungo la lettura come schegge di un tempo ancora ignoto, frastornanti, e che stendono sul disagio il canto della letteratura, questa cicatrice mai chiusa che pulsa e che ricorda, che seduce e che rincorre, e che tenta di legare un dentro e un fuori fra scarti di debolezza, solitarie paure, domande sul futuro. Una sterzata dirompente che deve inevitabilmente dare altri corsi a scelte e a ragioni di esistere, lo stupore di un uomo finalmente uscito di cella che un po' trema e indugia mettendo fuori dal portone del carcere uno dei piedi. Ma è la vita dentro la Storia, null'altro che quest'esercito di sorti irregolari e di respiri complessi lungo le mura dello stare al mondo, del provarci, del crederci. Sforzi e voli, rinunce e abbattimenti, e tutto dentro una levità maneggiata benissimo. Siamo tutti passanti alla fin fine, o reduci di un qualcosa, poveri figuranti del comprendere ma innamorati della vita e dei suoi cambi di passo, pur fra ferite brusche e nodose contraddizioni. Senza le quali, di certo, ne usciremmo diminuiti.

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    paolo

    16/12/2013 16:02:43

    Carino un po complicato perchè ci sono molti discorsi diretti, sembra di non capirci niente ma poi tutto torna

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    Gaetano

    26/02/2010 22:25:50

    Ho iniziato a leggere il libro con entusiasmo, anche in considerazione dei giudizi lusinghieri sull'autore riportati sulla quarta di copertina. Ma quello che viene presentato come il pregio dell'opera, cioè l'insistente setaccio dei minimi dettagli delle scene dei racconti, alla fine mi ha irritato, anche perché non mi ha trasmesso alcuna emozione. Può anche darsi che non mi trovassi nel periodo giusto, ma subito dopo ho iniziato a leggere Infinite Jest di DFW e ne sono stato subito rapito.

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    rainbow

    29/11/2008 10:21:20

    Piccolo capolavoro, molto superiore a quella che è stata ed è, purtroppo, la produzione successiva di Schulze. Romanzo godibilissimo, divertente, profondo, molto "teutonico", scorrevole, e quant'altro di bello si possa dire d'una opera narrativa di un autore intelligente e non pretenzioso. Un po' pretenzioso Schulze lo è diventato dopo, e ciò gli ha nuociuto. Qui invece è fresco, genuino, entusiasta, e comunica tutto ciò alla pagina in maniera esemplare. Da leggere. Da conservare come uno dei migliori esempi di narrativa mitteleuropea degli ultimi decenni.

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