Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra

Silvia Salvatici

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 1 gennaio 2008
Pagine: 349 p., ill. , Rilegato
  • EAN: 9788815127358
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Descrizione
La fine del secondo conflitto mondiale lascia sullo scenario europeo, segnato dai lutti e dalle distruzioni, una moltitudine di persone che nel corso della guerra sono state deportate o hanno dovuto abbandonare il proprio paese. Nella sola Germania occidentale sono circa sette milioni. Frutto di un'approfondita ricerca, il volume riporta alla luce questa storia largamente dimenticata. L'autrice espone in primo luogo le politiche adottate dagli Alleati per risolvere la questione delle "displaced persons", dai primi piani di rimpatrio ai successivi programmi di emigrazione nei paesi occidentali. Ricostruisce poi la quotidianità dei campi di raccolta, attraverso le storie di uomini, donne e bambini che hanno alle spalle l'esperienza della deportazione o della fuga, vivono la precarietà del presente e devono confrontarsi con le incertezze del futuro. Nel concreto di quell'esperienza umanitaria trova origine l'approccio delle società contemporanee alla questione dei profughi e vengono poste le basi del regime internazionale per i rifugiati ancora oggi vigente.

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Nella millenaria e tormentata vicenda degli esodi, il Novecento ha fatto segnare un punto di svolta decisivo. Come chiarisce nelle pagine iniziali di questo studio Silvia Salvatici (docente all'Università di Teramo), il secolo scorso ha infatti visto stagliarsi sul fondale della grande storia continue fiumane di profughi. La trasformazione dei conflitti in guerre di massa e il moltiplicarsi di criminali soluzioni concentrazionarie hanno portato con prepotenza in primo piano i milioni di esseri umani in fuga dalle carneficine militari o dalle persecuzioni, laddove, in precedenza, si trattava di nuclei relativamente ridotti di persone. Salvatici individua nelle guerre balcaniche del 1912-13 il primo decisivo momento di questo genere di escalation, conducendo poi un'analisi ricca e rigorosa, fatta anche di studi di caso emblematici, sul destino delle "displaced persons" lungo il secolo, in relazione a quella che viene chiamata la "costellazione dei centri collettivi", con particolare rimando agli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale. Vengono a galla temi di grande rilievo sociologico, come la difficoltà degli ex deportati ebrei nel tornare a ricoprire un posto nella società – in quanto spesso riluttanti di fronte all'idea di farsi riassorbire dall'economia tedesca (per fin troppo naturali ragioni psicologiche), oltre che fiaccati nel corpo e nel morale – o come il triste destino dei bambini orfani o, ancora, l'interessante costituirsi di reticolati di contatti e l'avanzare di camp leaders in quei microcosmi che sono sempre stati i luoghi di raccolta.
Daniele Rocca