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Il sesto comandamento - Anna-Vera Sullam - copertina

Il sesto comandamento

Anna-Vera Sullam

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Editore: SEM
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 18 febbraio 2021
Pagine: 280 p.
  • EAN: 9788893903141

17° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Gialli - Gialli storici

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Sullo sfondo di una città magica, un giallo avvincente e appassionante che scava, con grande garbo, nei meandri più oscuri dell'animo umano.

Venezia, 1940. L'Italia è entrata in guerra da quattro mesi, troppo pochi perché si sentano i morsi della fame, troppi per chi aveva creduto che sarebbe durata qualche settimana. Ma ciò che brucia alla Comunità ebraica della città sono le leggi razziali che hanno sconvolto l'esistenza di tutti i suoi membri. È per questo che hanno acquistato un edificio che possa ospitare alunni e professori a cui il regime impedisce di frequentare le scuole pubbliche. Ma proprio lì, nella biblioteca, un pomeriggio, il segretario scopre il cadavere di Ida Forti, professoressa di lettere antiche, uccisa da un colpo in testa inferto con una statuetta del Duce. È l'inizio di un'indagine che viene affidata al vicequestore Gigli, il quale ha una gran fretta di concluderla, tanto che in tempi brevissimi annuncia il nome dell'assassino. Ma la soluzione del caso non convince il suo sottoposto, il maresciallo Russo. Sarà lui a condurre un'inchiesta parallela che porterà alla luce segreti e misteri, fino al sorprendente finale.

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    gigione

    03/05/2021 22:37:26

    Un libro che decolla molto bene e arriva ad una costruzione e un intreccio della trama molto intrigante. Buona la scrittura fluida ma nello stesso tempo attento a rappresentare i personaggi senza stereotipi e sullo sfondo una Venezia invernale.

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    Ciro D'Onofrio

    02/04/2021 12:28:37

    Sesto comandamento è una lettura piacevole per una serie di motivi, anzitutto è un giallo accattivante ed efficace, costruito bene e che rapisce l’attenzione del lettore, dalla scrittura fitta e fluida regalando un inaspettato colpo di scena finale. Venezia, cupa ed affascinante, di abbagliante bellezza, di ombre e di silenzi offre un’ambientazione ed un’atmosfera speciale. La cura nel descrivere una città, e quindi l’Italia, nel 1940-1941 all’inizio della seconda guerra mondiale, grande tragedia che travolgerà l’intero paese di cui si scorgono gli iniziali tratti devastanti. E poi il vero fulcro di questa storia, la comunità ebraica veneziana, già offesa ed umiliata dalle leggi razziali del 1938, che scivola verso la grandissima sciagura della shoah. Gli ebrei italiani, veri protagonisti del libro, a cui la scrittrice si dedicherà quasi con una tenera attenzione raccontando le antiche tradizioni ma soprattutto la loro grandissima, esemplare dignità.

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    Vittorio

    28/03/2021 11:30:06

    Un bel thriller, soprattutto ben scritto! Romanzo giallo, storico, culturale e sociale ambientato a Venezia nel 1940 nel periodo delle leggi razziali contro gli ebrei. Viene uccisa un'insegnante e l'indagine è ufficialmente chiusa troppo presto, ma qualcuno insiste per scoprire la verità...

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    Ire79

    01/03/2021 16:16:45

    "Vi credete osservanti e invece non siete nemmeno in grado di osservare il sesto Comandamento " Nell'Italia appena entrata in guerra la comunità ebraica sperimenta le prime disuguaglianze causate a Venezia dalle leggi razziali; ancora sgomenti ed increduli questi ebrei sono coinvolti loro malgrado in un omicidio apparentemente inspiegabile. E' quando tutto sembra risolto nel più banale dei modi che entrano in gioco persone sincere, genuine e amanti della giustizia che porteranno alla luce la verità. Uno spaccato storico forse poco conosciuto, quello dove ancora si crede che la guerra durerà poco, quella dove si pensa che Mussolini comunque proteggerà gli ebrei, quella dove è assurdo parlare di razza. Un romanzo piacevole scritto senza fronzoli, dove il narratore cambia spesso e noi possiamo apprezzare tutti le sfumature dei personaggi.

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    Riccardo Alberti

    27/02/2021 13:12:44

    Venezia, 15 ottobre 1940. Nella biblioteca della scuola ebraica viene scoperto il cadavere dell'anziana professoressa Ida Forti, uccisa da un colpo in testa inferto con una statuetta del Duce. Il vicequestore Gigli, ferocemente antisemita, conclude frettolosamente le indagini accusando un povero ebreo polacco che si suicida in cella. È a questo punto che, non convinti dell'esito dell'inchiesta, il maresciallo Russo e il segretario della scuola Rodolfo Donati, protagonista e deuteragonista del romanzo, avviano un'attività investigativa parallela e segreta, coadiuvati dalla giovane dattilografa Stella Lampronti, ammirata dal primo, ma attratta dal secondo. Il prosieguo delle indagini è esposto con la tecnica narratologica del PoV, ma in forma eterodiegetica, in quanto la finalità dell'Autrice è quella di rappresentare, con ammirevole rispetto delle evidenze storiche e fine scavo psicologico dei personaggi - anche ricorrendo, in maniera apparentemente accidentale, al monologo interiore -, l'intera gamma dei sentimenti dei cittadini di fede ebraica nei confronti del Regime, delle leggi razziali e della guerra, e non già quella pirandelliana del "così è se vi pare". E infatti non c'è spazio alcuno per relativismo, interpretazioni personali o inconoscibilità del reale; la verità, che, come nella migliore tradizione del romanzo poliziesco, affonda nel passato, è lì, a portata di tutti, nella sua tragica, meschina banalità. Il finale 'aperto' che, senza farne lo spoiler, riecheggia quello di film quali "La notte dei generali" o "Saigon", potrebbe far presagire un séguito e in effetti il lettore, che conosce il drammatico destino cui, con il cupio dissolvi del Regime, andrà incontro la Comunità ebraica italiana, non può non interrogarsi circa la sorte di Rodolfo e Stella, Wanda ed Emilio, gli studenti Alba e Marcello, il consigliere Padovani, il preside Levi, i professori Recanati e Vita Levi, la vedova Borghi, Evelina e le anziane signore della casa di ricovero israelitica.

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    marixx

    24/02/2021 21:44:27

    L’estratto ci presenta una narrazione sicuramente avvincente e davvero interessante che si snoda tra le calli della meravigliosa Venezia. Attendo con ansia di averlo tra le mani!

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    DG

    21/02/2021 12:41:52

    Scrittura garbata, Venezia fa il resto

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    Gruppo di lettori in Anteprima

    19/02/2021 07:28:53

    L'estratto presenta un romanzo che si prospetta avvincente, realistico e commemorativo di quello che è stato un pezzo di storia del nostro paese. Originale la presenza di più punti di vista all'interno del racconto mentre sullo sfondo c'è una scuola ebraica in un Italia dominata dalle leggi razziali che stanno sconvolgendo le vite di chi si trova al centro di questo nuovo odio. Il 15 Ottobre 1940 viene rinvenuta una vittima, è una donna, un insegnante trovata a terra in una pozza di sangue mentre l'arma del delitto, il busto che ritrae Benito Mussolini, sembra essere un chiaro segno dell'odio che sta per infondersi e diramarsi in tutto il paese. Al centro del romanzo si pone dunque questo delitto, ci si chiede chi possa aver ucciso un insegnante dedita e gentile mentre la scena viene osservata da più punti di vista. Così la storia di Rodolfo, Elda, Wanda, Stella, il Vicequestore e Russo sembrano intrecciarsi per andare a snodare i fili di questo intrigato omicidio che vede vittima una stimata insegnante. Una rivelazione finale pone un dubbio che apre diversi dubbi riguardo le cause della morte. Sembra infatti che la donna nutrisse rancore nei confronti di chi non fosse della sua "razza", ma ad affermare ciò è un fascista convinto che insinua dei dubbi nel Vicequestore. L'estratto si conclude quindi lasciando una diffidenza nei confronti di questo dottor Pisani, fascista e probabilmente poco tollerante nei confronti della comunità ebraica. A meno di un mese dalla ricorrenza della Giornata della Memoria, è interessante leggere una storia che può aiutarci a riflettere sotto nuovi punto di vista, per non dimenticare chi è stato vittima dell'odio razziale. (Gianna)

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    Gruppo di lettori in Anteprima

    19/02/2021 07:28:19

    Per un veneziano come me nato a due passi dal Ghetto degli ebrei un thriller ambientato nei luoghi dove è vissuto è quanto di più bello possa leggere. Essendo anche il mio genere poi, non vedo proprio l'ora di immergermi in questa appassionante lettura fatta di intrighi e misteri! (Andrea R.)

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    Gruppo di lettori in Anteprima

    19/02/2021 07:27:42

    Un titolo eloquente, che lascia presagire una storia di spessore e di valore, introduce il libro di Anna-Vera Sullam. Senza preconcetti, incuriosita dalla copertina, ho divorato senza accorgermene l'estratto del thriller. Non avevo idea di ciò che avrebbe trattato e fiduciosa del mio "sesto senso" ho iniziato la lettura. Ho apprezzato sia la tematica (sono una fervida appassionata di gialli), sia il background della dittatura fascista, sia il modo originale di presentare i personaggi dal loro POV. Interessanti le digressioni, ad esempio quella sul passato amoroso di Rodolfo, che stimolano la curiosità del lettore e accrescono il personaggio, motivando le sue scelte e i suoi ragionamenti. Parlando di personaggi, il più particolare oltre alla signora Wanda è a parer mio Russo, un uomo buono inserito in questo contesto complicato. Sono sicura che avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo della trama. Della signora Wanda mi ha colpito invece il dolore. Una reazione simile a quella del Rasknikov in "Delitto e Castigo", un senso di colpa opprimente e frutto di un istinto incontrollabile. Un altro aspetto che mi intriga è la scelta del titolo. Il sesto comandamento nell'Antico Testamento riguarda la fedeltà coniugale, e credo che questo dettaglio diventerà una sorta di pietra d'angolo nella storia. In sintesi, sono molto soddisfatta dall'estratto che ho avuto il privilegio di leggere in anteprima. Non vedo l'ora di scoprire come l'autrice articolerà il proseguo della storia. (Lara M.)

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    19/02/2021 07:26:11

    Davvero ben scritto e intrigante. L'ambientazione spazio-temporale contribuisce parecchio: sullo sfondo le calli e i rioni colorati della Venezia del carnevale, in stridente contrasto rispetto all'affermarsi nella storia del brutto buio delle leggi razziali. Colpisce la descrizione degli ebrei costretti a vivere come topi, tra l'imbarazzo di doversi pur sempre occupare di questioni ordinarie nella quotidianità (come l'estrazione di un dente o un pensiero amoroso) e al contempo di dover vivere l'esperienza straordinaria, incredibile, di subire odio e disprezzo fino all'ostracismo e all'annichilimento. Su questo terreno fecondo per le emozioni si innesta l'omicidio della professoressa Ida Forti. I personaggi (Rodolfo Donati, la segretaria Stella Lampronti, Wanda, i poliziotti Russo e Gigli) sembrano essere ben tratteggiati, differenziandosi l'un dall'altro per caratteriste che umane e culturali, che si riflettono nelle parole, tanto quanto nelle azioni. Insomma, promette bene. (Sergio B.)

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    19/02/2021 07:25:13

    Iniziando un libro ambientato nell'Italia del 1940, difficile aspettarsi uno scostamento narrativo rispetto ai fatti che impregnarono di orrore e dolore quell'infausto periodo. Le prime pagine de "Il sesto comandamento" di Anna Vera Sullam tradiscono tuttavia, con gran gusto del lettore, la scelta di lasciare sullo sfondo – per quanto sia narrativamente possibile – le vicende storiche per concentrarsi su un caso di omicidio che proprio su quelle vicende getta le sue basi. La scoperta del cadavere di una professoressa da parte del segretario della scuola ebraica Rodolfo Donati è il "casus belli" che dà l'avvio alla storia, sapientemente intrecciata in uno scambio di soggettive tra i personaggi del romanzo, redatto quasi come il resoconto di un interrogatorio. Protagonista assoluta sembra però Venezia, teatro delle vicende, algida spettatrice di un omicidio che si porta dietro tutto il peso della Storia. (Francesco R.)

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    19/02/2021 07:24:13

    "Non commettere adulterio". Al n. 2332 del Catechismo della Chiesa Cattolica si spiega che "La sessualità esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell'unità del suo corpo e della sua anima. (...)" Anna Vera Sullam sembra averlo ben presente mentre scrive con fluida prosa, fatta di dialoghi e romantiche descrizioni di luoghi, un thriller ("Il sesto comandamento") che cattura fin dalle prime pagine. Leggere nel 2021, espressioni come "per raggiungere l'ambulatorio era passato per piazza San Marco, non perché fosse necessario ma perché non la vedeva da tempo" oppure "un esame più accurato o un'inchiesta tra i negozianti e i ristoratori avrebbe dimostrato che gran parte dei locali era vuota e che i gestori si lamentavano di un'estate in cui i turisti stranieri avevano brillato per la loro assenza", fa pensare alle azioni di lotta contro il covid-19 con conseguenze del tutto simili ad una guerra. "L'Italia era in guerra da quattro mesi, troppo pochi perché si sentissero i morsi della fame o il vuoto causato dai decessi, troppi per chi aveva creduto che sarebbe durata qualche settimana consentendo al Duce di sedersi trionfalmente al tavolo dei vincitori". È questo il tempo del romanzo. Un omicidio avviene in una scuola ebraica. L'investigatore, fedele al regime "come poteva avere una mente sgombra da sospetti e timori quando da mesi la stampa tempestava l'opinione pubblica additando gli ebrei come i nemici della patria?" "Venezia. L'ultimo posto al mondo dove avrebbe voluto essere destinato. Odiava quella città con i suoi ritmi lenti, gli aristocratici pieni di boria, i popolani sospettosi e invadenti, l'umidità che gli penetrava nelle ossa. Non tutto il male veniva per nuocere però: se avesse risolto in modo soddisfacente questo caso, avrebbe potuto aspirare a una promozione, diventare questore, ritornare a Roma". Riuscirà il vicequestore Gigli a raggiungere il suo obbiettivo? (Dino V.)

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    19/02/2021 07:22:52

    Un inizio piacevole, scandito da una prosa semplice e diretta e da uno stile vivace e coinvolgente. Queste poche pagine ci riportano all'Italia del 1940. Una guerra che abbiamo studiato nei libri di storia, un passato che abbiamo conosciuto attraverso i racconti di chi la fame e la paura l'ha provata su pelle. Un'epoca che appare lontana nel tempo eppure sempre dolorosamente reale. Anna-Vera Sullam, riesce a mescolare il gusto intenso di un thriller accattivante e il sapore amaro di un passato che tra dolori, sofferenze e ingiustizie ha scolpito nel profondo la storia dell'umanità. Protagonista di queste pagine è il maresciallo Russo che si trova a indagare sulla morte di una professoressa, anche quando il caso sembra risolto e il mistero ormai svelato. Sarà la sua curiosità a riportarlo sulle tracce di una verità che si nasconde nelle pieghe più segrete dell'animo umano. E siccome a noi lettori appassionati le soluzioni facili non piacciono, possiamo stare certi che sarà proprio la sua perseveranza a rendere uniche queste pagine e a scolpirsi nella nostra memoria. Per ora possiamo solo restare con il fiato sospeso e attendere il seguito. (Daniela L.)

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    19/02/2021 07:21:59

    Per chi, come me, ha avuto la fortuna di abitare a Venezia per qualche anno della propria vita, questo libro permette di ripercorrerne le calli e i campi, anche se nell'atmosfera lugubre e pesante dell'Italia in piena Seconda Guerra Mondiale. Ho apprezzato molto la costruzione della vicenda tramite piccoli tasselli, ciascuno affidato a un diverso personaggio, che mi ha un po' ricordato "Il colore rosso" di Pamuk. La scrittura è fitta ma scorrevole. Andrò certamente a leggere gli altri libri dell'Autrice. (Gioia D.P.)

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    Gruppo di lettori in Anteprima

    19/02/2021 07:21:20

    Come la musica classica, questo tipo di scrittura si apprezza in rigoroso silenzio, per godersi la bellezza del linguaggio di una storia che si dipana attraverso le vie di una città così poeticamente descritta che la si può immaginare chiudendo gli occhi. L'autrice sembra essere capace di una scrittura incisiva e scorrevole, abile nel dipingere i suoi personaggi con una naturalezza disarmante. La scrittrice ci ha portato indietro nel tempo nei luoghi del primo dominio fascista che non è descritto nel ricordo glorioso di un tempo passato, ma nella dolente tristezza di un regime che toglie la libertà anche di pensiero. Una Venezia muta e dolorosa, incattivita. Un racconto che diventa una fotografia tanto reale quanto cruda della vita di un popolo ebraico costretto a vivere in disparte, a frequentare le proprie scuole, a vedersi negate le cure mediche, a doversi curare clandestinamente affidandosi alla moralità del professionista. Incastonata in questo capolavoro narrativo, una storia che fin dal ritrovamento del cadavere della professoressa Ida Forti nella biblioteca della scuola è capace di rapire il lettore e di insinuargli l'idea che non si trovi di fronte ad un semplice omicidio come, invece, crede il vicequestore Gigli, tanto da voler leggerne la storia tutta d'un fiato. Affascinante!

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    19/02/2021 07:20:51

    Fin dalle prime pagine mi sono trovato catapultato in un mondo passato e lontano, ma la città di Venezia riesce a creare un legame di concretezza, la scelta di ambientare un giallo in una città, a cuore di molti lettori, aiuta ad immergersi nella storia con odori e sensazioni. La struttura del libro ricorda i classici del giallo dove il lettore è portato a indagare e cercare la soluzione del caso. (Diego C.)

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    19/02/2021 07:20:13

    Nella biblioteca-sala insegnanti del liceo israelitico di Venezia, il segretario della scuola Rodolfo Donati trova priva di vita, riversa in una pozza di sangue, la professoressa Ida Forti. Di qui prende avvio l'intrigante thriller Il sesto comandamento di Anna Vera Sullam. È il 15 ottobre 1940. Nella città lagunare oppressa dall'angoscia per paura di attacchi aerei e penuria di cibo, l'omicidio della Forti apporta ulteriore inquietudine. L'indagine, classificata d'emblée come politica, è affidata al vicequestore Gigli e al maresciallo Russo. L'arma è un pesante busto in bronzo di Musso¬lini con una base quadrangolare dagli angoli taglienti. Le conclusioni appaiono scontate e su Gigli fanno pressioni il capo della milizia, il segretario federale del Partito fascista, il giudice istruttore dottor Pancrazi e il prefetto, tutti orientati a individuare il colpevole ideale, il capro espiatorio, all'interno della Comunità israelitica. Si prospetta una soluzione all'insegna del regolamento di conti interno a quell'ambiente. In questo contesto di una Venezia, funestata da paure, pregiudizi e stereotipi, si svolge una intricata vicenda che squarcia una coltre di preconcetti e idee errate, già sancite dal manifesto per la razza divenuto base ideologica e pseudo-scientifica della politica razzista dell'Italia fascista. Il romanzo ha tutti gli ingredienti per riuscire non solo interessante e coinvolgente per la capacità dell'autrice di ricamare l'ordito della vicenda e per il sapiente uso dell'indugio descrittivo, della spannung e della suspense, ma anche di fornire una serie di acquisizioni sulla comunità e sul ghetto veneziano (il più antico ghetto del mondo), sulle tradizioni ebraiche: dalla Pesach allo Yom Kippur, al bar mitzvà, ecc. Storia generale, descrizione della città di Venezia, antropologia e storia degli ebrei si intrecciano in una sapiente regia narrativa della Sullam che coniuga creatività e conoscenza di una tragedia storica indelebile. Assolutamente da leggere.

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    19/02/2021 07:17:51

    Una scrittura delicata, garbata e d'altri tempi, per descrivere un mondo che volle tenere insieme follia e apparenze. Caratteri molto ben delineati, che speriamo di incontrare ancora. (Ilaria T.)

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    19/02/2021 07:17:12

    Uno schema classico. Lo sviluppo della narrazione segue l'abituale schema del thriller: i vari elementi della storia vengono introdotti per raggiungere lo scopo di creare attesa, fornendo informazioni parziali che si vanno poi arricchendo e complicando. L'autrice padroneggia con buona maestria l'arte non facile del dosare il detto e il non detto, che va immaginato, in modo da irretire il lettore e convincerlo che valga la pena proseguire. Una peculiarità è che non si ricorre ad eccessive introspezioni psicologiche ma le caratteristiche emozionali dei personaggi vengono suggerite dai fatti. E il racconto dà l'idea, nelle prime 40 pagine, di essere centrato sulle persone che lo animano e sui fatti della loro vita. I luoghi, e sono luoghi non da poco (siamo a Venezia), discretamente evocati, non sembrano avere un ruolo particolare negli accadimenti. Sarà così fino alla fine? Mentre l'appartenenza religiosa di alcuni dei personaggi principali e il periodo storico creano un'atmosfera dalle tinte forti, venata di tristezza e rabbia. Tornando alla classicità dello schema del thriller, vengono forniti al lettore degli elementi che potranno essere utilizzati in base ai gusti e alle inclinazioni: qualcuno farà delle ipotesi, qualcuno penserà di avere già delle certezze e così via. Del resto, leggere un thriller affascina perché è un gioco che inizia subito, dalle prime righe. In questo caso, si parte da Rodolfo e ci si chiede: che ruolo avrà lungo il racconto e come influiranno su di lui gli avvenimenti descritti? E lo stesso per ogni "attore", in ordine di apparizione. Devo dire che l'autrice è sapiente nell'evocare la curiosità per ogni personaggio creando tanti enigmi con la promessa che saranno svelati proseguendo la lettura. Un ultimo commento stilistico: la scrittura è essenziale e pulita, la narrazione fluida, lo stile confacente al genere. (Ugo N.)

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    19/02/2021 07:15:20

    Nell'autunno del 1940 ci viene data la possibilità di scrutare dall'interno la comunità ebraica veneziana, che si sente osservata dal regime e che in pochi anni ha dovuto cambiare tutto il suo "assetto" per non trasgredire le leggi. L'omicidio di una professoressa, uccisa con il mezzobusto del Duce, spacca dall'interno la scuola ebraica, ed è un'ottima occasione per gettare la comunità in cattiva luce; bisogna andare ad indagare sulle piccole menzogne, le incongruenze. Ma il dubbio si insinua nella mente del commissario gentile: pensare nei termini dei pregiudizi più diffusi può andare contro le proprie intuizioni. Chi avrà violato il sesto comandamento? (Francesca)

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    19/02/2021 07:14:31

    Il sesto comandamento nella Bibbia è "non uccidere", ed è quanto è annunciato del testo dal titolo; le prime pagine spediscono direttamente nel passato, in una Venezia in cui "vediamo" la scuola dedicata agli ebrei emarginati dalle leggi in vigore, abilmente perché Venezia sembra la città ideale in cui ripararsi e celarsi da un mondo che tenta di allontanarti con i suoi silenzi, le calli vetusti, le ombre di una città umida e intima, degno scenario di un omicidio. È un libro da leggere attraverso il quale scoprire le varie leggi che piano piano hanno cambiato l'aspetto del Paese facendogli assumere l'assetto di un regime in cui le persone venivano lentamente (per motivi religiosi e politici) estromesse dalla vita sociale, criminalizzate, calunniate, recluse, abbandonate a sé stesse. Per conoscere meglio un periodo storico del nostro Paese.

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    Giacomo P.

    16/02/2021 09:19:31

    "Una storia che fin dall'inizio promette un certo equilibrio narrativo che, se da un lato risulta deludente per il lettore che legge con aspettative scontate per il genere, dall'altro crea una sorta di comfort zone  per un comune lettore; quest'ultimo sicuramento prosegue passo passo nella lettura seguendo nella storia forse più l'autrice che i personaggi. La settorialità che emerge nella presentazione degli eventi non è un elemento di disturbo: in un certo senso aumenta anche dal punto di vista descrittivo il senso di equilibrio (forse aspetto caratterizzante del romanzo che ignoro se sia voluto o meno) che non ti spinge a proseguire con un certo entusiasmo nella lettura ma ti impedisce di odiare nettamente la storia. Sicuramente tutta la monotonia stereotipata, che ruota anche attorno al contesto storico, crea un desiderio di colpi di scena che potrebbero smuovere la storia in se."

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    Ulisse 7363

    15/02/2021 22:00:25

    Ci colpisce subito una capacità di descrivere pacata e rilassante nell’incedere del racconto sia dei luoghi sia psicologica dei personaggi delineati. Ambientato in una scuola divenuta per soli ebrei, in una Venezia sonnolenta e brumosa del primo anno della partecipazione dell’Italia fascista alla seconda guerra mondiale, due anni dopo la proclamazione delle leggi sulla razza, il romanzo ci introduce nella mente e nel modo di pensare degli ebrei, fornendoci un punto di osservazione privilegiato, che ci porta a cospetto di problematiche di tipo pratico e psicologico che gli ebrei sono stati chiamati ad affrontare dopo la proclamazione delle leggi razziali, e che senza la lettura di questo libro ci sarebbero sfuggiti come se mai fossero esistiti. Il titolo “ il sesto comandamento” ci porta a rimarcare ancora di più la diversità in cui gli ebrei sono stati relegati, come se ci fosse la necessità di separarli dagli ariani, proprio perché il mescolarsi con loro viene sentito e fatto vivere come qualcosa di immondo, di sporco, da tenere separato dai “puri” (per non commettere atti impuri). Ma l’autrice nel suo delineare i personaggi, dedicando loro singoli paragrafi, ce li presenta mettendo in luce i lati più oscuri dell’animo umano. Ci grida che gli ebrei sono dei validi insegnanti, uomini iscritti al partito, militari di carriera devoti comunque a Mussolini quantunque espulsi dall’arma, quindi in tutto e per tutto non inferiori a nessuno. L’ambientazione a Venezia di questo racconto è più che mai adatta a creare una sorta di parallelismo tra la città cupa, nebbiosa, spettrale e l’angoscia vissuta dagli ebrei in seguito all’emanazione delle leggi razziali. In questo contesto assistiamo, all’interno della scuola ebraica di Venezia, ad un misterioso delitto, che a dispetto della facilità con cui il vice questore Gigli pensa di risolvere il caso ci terrà incollati alle pagine del romanzo. Tutto questo non può che fare di questo thriller un libro da leggere assolutamente.

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    Clark

    14/02/2021 21:20:04

    Ancora un giallo sotto esame, "Il sesto comandamento", ma stavolta l'ambientazione è, decisamente, inconsueta: gli anni mussoliniani e gli ambienti della Comunità ebraica di una Venezia sonnolente. Le prima quaranta pagine, oltre al delitto, improvviso e (in)atteso, tracciano diverse ipotesi di lettura: i paragrafi, che portano il nome del personaggio descritto e che rimandano a una prospettiva differente dei fatti accaduti e rappresentano un catalogo delle verità possibili (un po' come accade in Rashomon di Akira Kurosawa o in La parola ai giurati di Sidney Lumet); lo stratagemma dell'omicidio che rischia di passare in secondo piano per cedere il passo a un trattato sul periodo fascista e i decreti sulla razza; l'opportunità di ritrattare la "questione ebraica", attraverso una visione grandangolare che parte dall'interno (le origini dell'autrice) e poggia le basi sulla legge mosaica. Come in tutti i romanzi del genere, il demiurgo-scrittore scopre tutte le carte e lascia al lettore la scelta della pista da seguire, senza rancori o simpatie per i personaggi presentati o per i figuranti collaterali, appena accennati. Alla fine sembra che la strada percorsa (almeno per i primi due capitoli) sia più importante della meta da raggiungere e cercando il reo, ripercorriamo, noi stessi, un'epoca buia della nostra Storia, col rischio di ritrovarci tutti colpevoli.

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  • Anna Vera Sullam Cover

    Anna Vera Sullam è nata e vive a Venezia. Laureata in Lettere, è stata a lungo ricercatrice presso l'università Ca' Foscari, dove ha insegnato Lingua e Storia della lingua italiana. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: I nomi dello sterminio (Einaudi 2001, Marietti 2018), Undici stelle risplendenti (Mondadori 2012), e il giallo storico Il sesto comandamento (SEM, 2021). Approfondisci
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