Traduttore: S. Cosimini
Editore: TEA
Collana: TEA mistery
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
In commercio dal: 15 gennaio 2015
Pagine: 333 p., Brossura
  • EAN: 9788850238019
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    zombie49

    17/03/2018 16:31:56

    Ragnar Einarsson, diciassette anni, è trovato morto, colpito da due coltellate al cuore, in un cinema di Reykjavik. E’ il 1972, e nella capitale islandese si svolge l’epica sfida fra due campioni di scacchi, l’americano Bobby Fischer e il russo Boris Spasskij. Non è solo una gara per il titolo mondiale: in piena guerra fredda, è anche una contrapposizione fra le due superpotenze. Le indagini sono condotte da Marion Briem, futuro capo di Erlendur Sveinsson, protagonista di altri romanzi di Indriđason. Ragnar aveva con sé un registratore che è scomparso: forse aveva casualmente documentato un dialogo importante e compromettente, e per questo è stato ucciso. La storia è lenta e poco appassionante, i personaggi, a parte Marion, sono appena tratteggiati e non suscitano empatia. Come sempre, attraverso il giallo Indriđason vuole presentare un pezzo di storia islandese, ma le vicende spionistiche tra Stati Uniti e Unione Sovietica negli anni ’70, la guerra del pesce con la Gran Bretagna per il limite delle acque territoriali, le sfide tra Fischer e Spasskij non m’intrigano per nulla: le trovo noiose come il gioco degli scacchi, appunto. Anche la morale è discutibile: un omicidio non ne giustifica un altro. Più interessante è la storia di Marion e della sua lotta contro la tubercolosi, una malattia oggi quasi scomparsa nel mondo occidentale, ma che fino agli anni ’50, prima dell’avvento degli antibiotici, era considerata invalidante e spesso mortale. Poiché è infettiva, gli ammalati sono posti in isolamento e ricoverati nei sanatori: per i bambini la lontananza dai parenti era molto penosa. Tema interessante è l’ambigua sessualità di Marion: in questo libro la traduttrice Silvia Cosimini lo presenta come un uomo, ma negli altri romanzi è una donna; in molte lingue aggettivi e participi non definiscono il genere del soggetto, permettendo a Indriđason di giocare sul dubbio, che poteva essere reso in italiano con qualche piccolo accorgimento. Così, è sconcertante.

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    Isa

    20/02/2016 15:10:20

    "Piu' tardi Marion concluse la lettera per Apanasius con la strana massima filosofica sulla natura divina su cui l'amico si sarebbe scervellato per tutta la vita senza riuscire a comprenderla: E' piu' facile credere in Dio se sai che non esiste.!

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    Fiorella

    07/01/2016 02:22:40

    Ho letto con interesse quasi tutti i romanzi di Indridason. Li ho tutti. Trovo Sfida Cruciale scritto molto bene come pure gli altri romanzi dell'autore, per quanto riguarda l'ambientazione, il colore storico e locale. Ho trovato invece prevedibile la trama se si eccettua la conclusione poco plausibile. Niente a che vedere con i primi. Toccanti. A mio parere scritto con piu' fretta. Probabilmente per rispettare tempi editoriali.

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    Paola

    02/04/2015 20:14:53

    thriller incalzante dall'inizio alla fine con sorpresa, eccellente

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    io

    05/06/2014 13:45:23

    3 di stima, ma l'ho trovato piuttosto noioso rispetto agli altri che ho letto. Bello però il finale, quando entra in scena... non diciamolo, anche se un po' me lo aspettavo il finale così, sempre i finali a sorpresa di Indridason, come non scordarsi il finale di "Sotto la Città", o il drammatico finale di "Un corpo nel lago" o il suggestivo finale, forse il migliore, di "Un caso archiviato". Indridason va letto dal primo all'ultimo, sempre rigorosamente in ordine cronologico, ma tutti! E' bella la sua complessità, l'intreccio dei personaggi, e non solo Erlandur, ma anche Oli (che qui non c'è), e tutti gli altri. Grandioso nel suo complesso, anche se questo è uno dei più deludenti... (mi sono fatto prendere, scusate se ho esagerato)

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    silvia

    22/01/2014 11:13:55

    Introspettivo, delicato e commovente. Si legge con estrema piacevolezza, godendo di ogni scorcio. Interessante il background storico della famosa partita di scacchi e quello più remoto della tubercolosi in Islanda. Ogni volta Indridason si supera!

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    paola

    11/01/2014 18:18:02

    Non è assolutamente paragonabile agli altri libri scritti da Indridason. Dialoghi troppo lenti,non si sente il fascino dell'Islanda; ho fatto fatica a finirlo al contrario degli altri da cui non riuscivo a staccarmi.

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    marina

    03/01/2014 19:50:59

    lento, troppo lento.

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    susanna bottini

    11/12/2013 10:55:10

    eccellente lavoro, libro bellissimo dalla prosa fluida , trama interessantissima, azzeccatissimo il personaggio di Marion Briem, finora solo presente nei racconti di Indridason in ruoli non da protagonista. Il miglior Indidason per me, tra tutti quelli pubblicati.Leggetelo e regalatelo a chi ama leggere, non ve ne pentirete.

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    rosanna robbiano

    10/12/2013 17:49:12

    Bellissimo romanzo, con trama ben ideata, non c'è Erlendur, siamo nel 1972 e lui ancora non è entrato in polizia, ma c'è Marion Breim, che chi ha letto gli altri libri della serie già ha conosciuto. Romanzo ricco di umanità, con prosa eccellente, la vicenda "gialla" si svolge nel contesto di un fatto vero, la storica serie di incontri scacchistici a Reykjavik del 1972 tra il sovietico Spasskji e l'americano Bobby Fischer, fatto che ebbe connotazioni politiche notevolissime e che offrì un eccezionale palcoscenico internazionale per l'Islanda. magnifica prova di Indridason, consigliato a tutti.

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    camilletta85

    20/11/2013 23:06:52

    Indridason riesce nell'intento, da un lato, di confermarsi come uno dei giallisti più interessanti sulla scena attuale, e, dall'altro, di rinnovarsi continuamente nello sfondo storico delle storie e negli investigatori che ne fanno da protagonisti. Questa volta tocca a Marion Briem, che i fan della serie conoscono già come l'ispettore capo "storico" ed ormai in pensione di Erlendur, ma da lui costantemente consultata per il suo acume investigativo. La scelta mi è piaciuta molto: Marion è un personaggio molto interessante, rude ed androgino, con una corporatura fragile ed un passato fatto di grandi sofferenze fisiche (la tubercolosi infantile che le ha portato via un polmone) che la rendono quasi eroica. La storia è trascinante, perché vede come sfondo la guerra fredda e la sfida di scacchi tra il campione russo e quello americano e non risparmia complotti ed intrighi internazionali tra russi, americani ed inglesi giocati sul suolo islandese. Al lettore resta da capire se e come la morte del giovane Ragnar si inserisce in tale, è proprio il caso di dire, "scacchiera". Penso che Sfida Cruciale sia un passo avanti rispetto alle ultime due produzioni dell'autore, che mi avevano un po' deluso. Tuttavia il voto non è 5, ma per un mio gusto personale, perché preferisco di più i gialli strutturati con molti sospettati ciascuno con un proprio movente, e perché talvolta Indridason confeziona dei dialoghi un po' irritanti, dove l'interrogato risponde a monosillabi e con ricorrenti negazioni e reticenze, rendendo la conversazione poco stimolante anche per il lettore. Da leggere solo per il personaggio che fa capolino alla fine del romanzo.

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    nick

    20/11/2013 17:18:33

    Per me è il giallo perfetto, non solo per la trama (che è solo un componente).Confermo quanto detto per gli altri romanzi:anche nell'ultimo, in cui protagonista non è l'amato Erlendur, l'Autore si dimostra uno dei più grandi scrittori (non solo giallisti) viventi. Stile limpido, perfetto e grande e profonda sensibilità. Nulla è fuori posto, nessuna sbavatura o digressioni superflue, Perfetta fusione tra narrazione ed introspezione: meravigliosi gli interludi sull'infanzia del Commissario affetto da tbc nei sanatori, ma tutto è lieve, non opprime il lettore, ma lo commuove delicatamente e lo fa riflettere. Originalissimi, inoltre, sono il contesto e lo spunto storico da un evento che, i meno giovani come me, ricordano perfettamente per la sua grande eco. Dulcis in fundo, la sorpresa finale! Il voto naturalmente è quello più alto.

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