Editore: GCE
Anno edizione: 2018
In commercio dal: 12 gennaio 2018
Pagine: 616 p., Rilegato
  • EAN: 9788897308447
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Descrizione
Contemporaneo di un uomo passato alla storia con il nome di Gesù di Nazareth, il figlio di una prostituta muove i primi passi nella Palestina dominata dalle legioni di Roma: due vite diverse ma destinate a incrociarsi nei loro giorni più drammatici. Avviato alla prostituzione, il giovane Ben Hamir trova conforto nell'affetto di uno schiavo comprato per fargli da tutore. Costretto a fuggire, dopo un'istruttiva permanenza ad Atene conquista Roma - o meglio i cuori delle romane - divenendo gradito ospite dei più esclusivi palazzi nobiliari. Coinvolto nella politica imperiale fino a divenire intimo di Tiberio, proprio da lui apprenderà quanto beffardo possa mostrarsi il fato. Tornato in Palestina per ordine dell'imperatore, ad attenderlo troverà sia un nuovo che un antico amore: ma anche l'odio feroce di Ponzio Pilato, il suo più mortale nemico. Dopo aver compiuto un gesto in apparenza marginale ma destinato a sconvolgere la storia, abbandonati i lussi e le amanti sceglierà di restare lontano dai clamori del mondo. Ma Roma non si è dimenticata di lui: dovrà accettare lo sgradito incarico di informatore imperiale, assistendo così a eventi che andranno oltre ogni sua immaginazione.

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    Pupibina

    07/10/2018 17:12:06

    Questo bellissimo libro è un grande 'vero Romanzo Storico', non un romanzo di semplice ambientazione storica. E' grande per la dignità letteraria che conferisce alla verità storica e grande per la serietà con cui l'Autore vi si è immerso, immaginandone la realtà più autentica, in ogni suo dettaglio, e andandone oltre nelle ipotesi che lascia all'immaginazione. E' avvincente nella struttura della trama, costruita in modo non convenzionale; è affascinante nella resa 'cinematografica' delle descrizioni; è ammirabile per l'accuratezza linguistica e la cura di ogni particolare che presuppongono un lungo e appassionato lavoro di ricerca in ogni campo di un'epoca storica tra le più fondamentali. E' davvero un grandioso racconto che coinvolge intensamente il lettore anche per la profonda umanità che rende veri e 'viventi' tutti i personaggi -da Jeshua fino all'ultima comparsa- e lo costringe a riflettere sul senso della vita e della morte, del male e del bene, dell'amore e dell'odio, nel fascino di una lettura che si vorrebbe non finisse mai e che infatti ci lascia ammirati e arricchiti.

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    Viola

    20/07/2018 19:32:55

    Bella ricostruzione storica, minata purtroppo da un uso assai approssimativo della lingua italiana, il che toglie fascino alla narrazione complessiva: peccato.

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    Vanni Spagnoli

    06/06/2018 18:29:27

    Da un romanzo di Damiano Leone ci si possono legittimamente attendere: a) una ricerca scrupolosa delle fonti; b) uno stile scorrevole ed accattivante; c) una trama avvincente; d) un'attenzione alle radici che hanno fatto di noi gli uomini che siamo (certi sentimenti, la capacità e la forza di guardarsi dentro e il rispetto per il prossimo, anche per gli avversari, se animati da nobili intenti, vanno coltivati come ammaestramento per le generazioni future); e) delle speculazioni mai oziose sull'uomo e il suo destino. Così è stato per l'epopea di Gilgamesh, rivisitata in Enkidu, per l'affascinante interrogarsi sul destino dell'uomo, come ne “Lo spettatore”, e così è per “Il simbolo”, appena pubblicato. Protagonista del romanzo è Ben Hamir, che incontriamo, ormai vecchio, intento a rispondere alle domande del giovane ateniese Fedone sulla nuova setta di seguaci del profeta Jeshua. E a poco a poco, come accade quasi miracolosamente nella letteratura di livello, il discorso si allarga con naturalezza, per attraversare decine di anni di vita del protagonista, sotto cieli diversi e con sorprendenti incontri, tra i quali quello straordinario proprio con Jeshua, tra storie d'amore, intrighi, combattimenti e riflessioni sul senso della vita, sull'immortalità dell'anima e sulla necessità di predisporsi serenamente alla morte, come condizione per poter osservare ed amare la vita, insieme con distacco e convinta partecipazione. E dunque, forse, non è casuale che l'interlocutore di Ben Hamir porti il pesante nome del pitagorico e socratico Fedone, così come presentato in uno dei più significativi dialoghi platonici. Un libro che si lascia con il rimpianto che meritano i romanzi più coinvolgenti, non solo per la trama appassionante, ma per la magistrale caratterizzazione dei personaggi. Su tutti, oltre al generoso ed intenso Ben Hamir, un complesso e sorprendente Tiberio e la struggente Susannah degli anni della maturità del protagonista. Avvincente.

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    Mari

    29/04/2018 17:35:32

    Romanzo storico meraviglioso. La descrizione del quadro storico è fatta in maniera precisa e ricca di particolari, con tutti gli intrighi e i sotterfugi tipici della vita di corte di tutte le epoche, talmente accurati da sembrare narrati da qualcuno che li ha vissuti dal vivo. Lo stile narrativo mi piace molto, è ricercato, accurato nella scelta dei singoli vocaboli e si addice perfettamente al tipo di romanzo; mostra, senza ostentarla mai, la grande conoscenza dei fatti storici e lascia trasparire il grosso e certosino lavoro di ricerca che c’è dietro la scrittura di un romanzo storico di questo calibro. Da sottolineare la grande capacità di caratterizzare i personaggi, dal più importante a quello più marginale. La tensione rimane molto alta per tutta la durata del romanzo, con parti dolci, nelle quali si parla di alcuni sentimenti innocenti, profondi e puri come l’amore tra Ganthar e Lin, oppure quello che Ben Hamir ha provato per Miriam, o anche il legame di profonda amicizia e rispetto nei confronti di Nadir che lo ha praticamente cresciuto oltre che istruito. Ci sono anche momenti truci con combattimenti aspri e lotte per la sopravvivenza, con passi veramente crudi e aberranti e c’è, infine, una grossa componente di sensualità, che corre costante per tutto il romanzo e che è spesso la vera protagonista della storia. Un’altra cosa, l’ultima, che vorrei aggiungere riguarda l’importanza delle figure femminili, messe sempre in primo piano dall’autore, per il loro ruolo attivo nelle vicende storiche. Consiglio questo romanzo a chiunque ami leggere, che non si spaventi davanti a tomi di una certa dimensione e che desideri approfondire fatti storici già noti, ma anche a chi semplicemente ami le storie ricche di emozioni e colpi di scena, tutte cose che ne Il simbolo abbondano. Buona lettura.

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    Anna Maria Zanetti

    25/04/2018 09:28:12

    "Il simbolo", terzo romanzo di Damiano Leone, dopo "Enkidu" e "Lo spettatore" che tanto apprezzai negli anni scorsi, è risultato anche questa volta un'opera letteraria capace di farsi amare e ricordare nel tempo. La trama a fondo storico è capace, per la scrittura fluida, elegante e sapientemente vivida, di catturare il lettore, trascinandolo con sé dentro i fatti narrati. Nulla viene lasciato in secondo piano: né la caratterizzazione del più insignificante dei personaggi, né l'ambientazione. Infatti le descrizioni sempre accuratissime sono dettagliate, precise e vivide e lasciano intuire una puntuale conoscenza di tutte le realtà di cui l'autore narra parlando dei viaggi del protagonista tra la Palestina, l'Egitto, la Grecia e l'Italia sia dal punto di vista paesaggistico che di quello artistico anche nelle più moderne ricostruzioni proposte dagli storici dell'arte. Il protagonista in assoluto, l'eroe della narrazione, è Ben Hamir/Annio Rufo che racconta ad un giovane storico ateniese Fedone la propria vita, apparentemente per dargli notizie di prima mano su Jeshua chiamato Christus da lui conosciuto e per il quale dichiara di aver provato una amicizia sincera, ma in realtà per un bisogno insopprimibile di rompere il silenzio in cui viveva da troppo tempo e raccontare prima della morte la storia della propria esistenza. E lo fa narrandola minuziosamente, senza nulla nascondere e senza tralasciare alcun particolare per quanto scabroso possa essere, tentando in questo modo di lasciare, attraverso le parole che Fedone trascriverà, qualche traccia del proprio passaggio su questa terra. Sulla trama non dirò altro, tranne rimarcare la piacevolezza della descrizione dei ripetuti incontri di Ben Hamir con Jeshua le cui strade continuano fatalmente ad incrociarsi fino ad arrivare accumunati in unico destino al Golgota e la mia ammirazione per il brillante escamotage riguardante i fatti immediatamente successivi la morte di Jeshua che definirei geniale.

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