Lo smarrimento dell'uomo moderno

Peter L. Berger,Thomas Luckmann

Editore: Il Mulino
Collana: Voci
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 25 febbraio 2010
Pagine: 131 p., Brossura
  • EAN: 9788815134097

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Descrizione
Le società moderne sembrano fatalmente contrassegnate dall'incapacità di elaborare significati condivisi, e perciò di assicurare coesione. Le "agenzie" che in passato se ne facevano carico - famiglia, scuola, chiesa, stato appaiono ormai inadeguate ad assolvere queste funzioni, condannando l'individuo a un angoscioso isolamento e sconcerto. Spesso ci è capitato di ascoltare questa diagnosi, variamente declinata. Ma è davvero fondata, oppure una mera riformulazione dell'"eterno lamento" per un mondo paventato come vacillante solo perché le nostre opere sono caduche e la nostra esistenza irrevocabilmente segnata dalla finitezza? A un simile quesito Berger e Luckmann rispondono esaminando le conseguenze che modernizzazione, pluralismo e secolarizzazione hanno avuto sulla vita sociale, nel tentativo di stabilire se esistono ancora, e se possono essere salvaguardati, orientamenti di valore sottratti a una concorrenza regolata dal "mercato". Due grandi veterani della riflessione sull'uomo e sulla società ci aiutano a dipanare il groviglio dei nostri personali smarrimenti, con una lucidità pacata prossima a farsi saggezza.

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    Michele Lucivero

    22/11/2010 20:49:22

    Appare solo quest'anno un testo che i due sociologi avevano scritto nel 1995, in cui viene tracciato sinteticamente il quadro fenomenologico all'interno del quale si muoveva la loro prospettiva sociologica. Riprendendo temi già adeguatamente argomentati nelle opere precedenti, come l'assimilazione da parte del soggetto di una realtà data per scontata attraverso la famiglia, il lavoro, la comunità, l'interesse si sposta qui sulla struttura della società contemporanea, in cui il pluralismo dei mondi della vita potrebbe ingenerare crisi di senso. Contro qualsiasi tentativo fondamentalista e radical-collettivista di ripristinare un monopolio culturale, rischiando la deriva comunitarista o totalitaria, ma anche contro tutte le proposte postmoderne solipsiste o radical-individualiste di esasperare la crisi di senso per destrutturare forzatamente e inutilmente il soggetto, gli autori propongono di sostenere e rinforzare il ruolo delle istituzioni intermediarie, intese come ristrette comunità di senso, piccoli mondi della vita, compatibili con la società civile, in grado di evitare l'anomia, l'alienazione, lo smarrimento, il disagio latente nella società pluralistica.

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