La sofferenza del Belgio

Hugo Claus

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Edizione: 2
Anno edizione: 1999
In commercio dal: 20 marzo 2000
Pagine: 667 p.
  • EAN: 9788807015526
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Descrizione
Nelle Fiandre del 1939 Louis Seynaeve è un ragazzino di dieci anni il cui principale interesse è la società segreta, chiamata gli Apostoli, fondata con dei compagni di scuola. Quando i nazisti invadono le Fiandre, Louis è costretto a lasciare il collegio e a tornare a casa, dove scopre che il padre sostiene con entusiasmo l'occupazione e la madre collabora con i tedeschi. Così, gli anni della fanciullezza di Louis vengono oscurati dalla sensazione di tradimento e dalla confusione, fino a quando il ragazzo non si iscrive al Movimento giovanile hitleriano. Ma ben presto, esposto agli orrori della guerra e alle ipocrisie dei suoi parenti e vicini di casa, si distacca dal mondo nel quale vive, e comincia a osservarlo con un certo umorismo.

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recensioni di Carpinelli, G. L'Indice del 2000, n. 02

Quelli che ancora vedono nella dimensione locale della comunità umana uno spazio regolarmente preservato dalle nefandezze della grande storia.Inoltre i cultori nostalgici di una memoria che colloca nel buon tempo antico la grandezza morale o la dignità riconosciuta dell'uomo.Quelli che credono alla civiltà che celebra i suoi trionfi tra i popoli insediati nelle grandi pianure al di qua o al di là delle Alpi. Quelli che hanno sentito parlare del Midwest americano e non sanno immaginare un Midwest che si affaccia sul mare del Nord, a poche ore di treno da Parigi.Tutti costoro non leggeranno probabilmente La sofferenza del Belgio e non avranno modo di cambiare idea.Peccato.Occasioni come questa non si ripresentano tante volte in una vita.
Hugo Claus ha compiuto un miracolo.Ha saputo restituire il clima, la cronaca minuta, i pensieri, il linguaggio, i sentimenti di un periodo fra i più tragici della storia europea, l'occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale, in quella periferia spirituale che è la Fiandra.Un romanzo di formazione diventa un periplo tra gli orrori di una esperienza tragica che non arriva a prendere la misura di se stessa.Tutto è vissuto nella forma di uno scrupolo meschino e miope che dà libero corso alle fantasie trasgressive, alle paure e ai risentimenti di un'esistenza avvolta in una coltre spessa di abitudini, di parole banali, di improbabili certezze. C'è chi ha parlato in proposito di Ensor e di Fellini.Si potrebbe aggiungere Bruegel: l'emozione estetica deriva qui come nei quadri del pittore fiammingo da una grande efficacia, da una spietata esattezza nella rappresentazione del brutto; come in Bruegel, la finezza del disegno e l'uso sapiente del colore tengono a bada il cattivo gusto.Il protagonista è un ragazzo che passa dall'infanzia in un collegio di suore a una adolescenza in famiglia.Si aggira con il suo sguardo attento nell'universo di una quotidianità che tutto trasforma in grottesca caricatura di una esistenza consapevole: tutto si perde e si ritrova nel grigiore di una mediocrità senza limiti, tutto, il sesso, l'amore, la gioventù, il patriottismo, gli affetti familiari, la fede religiosa, la cucina.Un esempio riguardo al patriottismo.I colori della bandiera belga finiscono nella merda: "La voce stridula di Dalle: 'Wanten, qual è il colmo dell'amor patrio?'.
Wanten il babbeo: 'E che ne so io'.Dalle la furia: 'Col culo rosso cacare giallo su una pietra nera!'". La compostezza delle linee sullo sfondo è data
in Claus dal modo in cui il protagonista Louis
Seynaeve reagisce allo spettacolo.Non si lascia sommergere.Registra ogni tradimento, ogni caduta, ogni contorsione di una moralità allo sbando. È questa la sua vendetta.Da un punto di vista politico il romanzo ruota intorno al destino del particolarismo fiammingo, che esce assai malconcio dall'operazione.L'amore per la piccola patria si nutre di vecchi risentimenti e si attacca alle manie di purismo linguistico. Il romanzo comporta un ritratto del localismo in un triste momento: l'anima più retriva e bigotta della Fiandra crede di potersi salvare coltivando l'amicizia della Germania nazista. Abbraccio mortale, che dà luogo dopo la guerra a penosi travestimenti della realtà.La misera apoteosi si rovescia nella più ignobile delle disfatte, tra i sotterfugi dei vinti e le furbizie o le immeritate rivalse di qualche vincitore senza gloria.Il Belgio, l'odiato Belgio torna sulla scena alla fine; ed è la Mente Fiamminga Marnix de Puydt a pronunciare in un francese d'altri tempi un vago omaggio allo spirito laico della patria rifiutata: "Vorrei che ci ragionaste sopra", ossia Je voudrais que vous raisonnassiez de ce que je vous dis là.