Anno edizione: 2017
In commercio dal: 6 ottobre 2017
Pagine: 86 p., Brossura
  • EAN: 9788856785098
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Descrizione
Sogno di un cigno è la raccolta di appunti in viaggio, un viaggio tra simboli, tra stupore e incanto. "Un viaggio fra gli intervalli e nella spaziatura di una scrittura che non è compagna della memoria e del vissuto ma che è traccia dell'indecidibile, ed è testimonianza del segreto di ogni nome e di ogni determinazione. E il viaggio è l'avventura non della vita ma nella vita: non del visibile ma nell'invisibile della visione, fuori dalla prigionia del visibile e del logos. Un viaggio alla ricerca della traccia dell'essere nel chiasma del gesto e della significanza, e non nel presente dei significati". E così, ogni "dove" si colloca in uno spazio topologico dal quale partire verso "prospettive" possibili, assecondando il soffio originario di ogni essere al di là dei confini del visibile. Un percorso in un territorio di confine, una preghiera che invoca l'indistinto - chora - quale autentica "parte" di ognuno. Prefazione di Tiziano Margiotta.

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    Massimo Piermarini

    13/12/2017 21:57:11

    Sogno di un cigno” è un testo-labirinto, fuori da ogni genere, centrato sulle esperienze vissute e su un percorso “iniziatico” che conduce dalle tenebre della banalità al chiarore aurorale di una illuminazione progressiva, intensa, carnale. Si definisce nel sottotitolo “viaggio onirico” e lo è realmente, ma soltanto nel significato delle visioni delle religioni iniziatiche di Iside e Osiride: al termine del viaggio ci sarà una trasmutazione, che nel caso del testo di M. Carlucci, è una rinascita, una rigenerazione nel segno di una immersione dell’anima nella sfera cosmica. E’ anche una musica, soprattutto una musica quella che ci afferra, ci seduce e ci guida nel sentiero dell’anima. Da dove viene questa musica? Nasce da un armonia o da un caos? Il rinvio ai simboli accentua in carattere di viaggio onirico, perché la materia dei sogni, diceva in maestro Freud, sono i simboli.Il luogo della liberazione, la sua prospettiva, è un panorama, un parco oltre il cancello, un racconto nutrito di desiderio e sul desiderio, che apre ad un percorso iniziatico di rivelazione di un’occulta sapienza magica (rosacrociana). Il distacco e la caduta nell’abisso costituiscono l’elevazione ascetica dell’esperienza di Miriam, la protagonista o io narrante del testo. Il diario si fa confessione, la confessione trasformazione : “La “rosa mistica” è qui turbine e attrazione, è pura fonte di luminosa linfa, d’eterica sostanza inestinguibile, di vita mondata dal peccato e versata dall’anima del mondo al corpo-anima di una donna che inconsapevolmente rinuncia a sé”. Il Diario di Miriam non ha nulla dello spessore teologico delle Confessioni di Agostino, o della curvatura psicologica delle Confessioni di Rousseau. Somiglia, per certi verso, alla Confessione di Tolstoi, cioè ad un’autobiografia spirituale iscritta in una disciplina di esperienza. Massimo Piermarini

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