Le solite sospette

John Niven

Traduttore: M. Rossari
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 346 p., Brossura
  • EAN: 9788806230548
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Recensioni dei clienti

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    Antonella

    26/09/2017 11:23:50

    Ho riso fino alle lacrime. Trama e narrazione spassosissime, il perfetto copione per una commedia. Per niente scontato, vi sorprenderà e vi metterà di buonumore

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    Alessandro

    06/09/2017 13:12:58

    Una lettura estiva leggera ma molto divertente. La storia è ben costruita, il ritmo sempre alto e i personaggi ben catatterizzati. Ovviamente si tratta di un racconto surreale, ma scritto in modo da sembrare credibile.

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    Silvietta62

    10/08/2017 19:41:51

    Stupendo!!!!! Non un caposaldo della letteratura ma sicuramente divertente ,irriverente e non banale ...... Consigliato per qualche ora di pura follia sotto l'ombrellone senza dimenticare che potrebbe diventare una situazione reale per tante persone in questo momento !!!!!

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    nicoletta

    27/07/2017 10:57:22

    l' ho letto qualche mese fa e sto ancora ridendo adesso,e dopo averlo prestato ad alcune mie amiche si e' innescata una spassosissima catena di sant' Antonio letteraria !! consigliatissimo, ovviamente, NON perdetevelo

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    Ombretta

    17/07/2017 14:29:42

    L'ho trovato migliore di "A volte ritorno". Molto divertente. Era da tanto che non mi capitava di farmi delle grasse risate leggendo un libro. La storia neanche tanto inverosimile a parte forse qualcosina nell'epilogo.

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    Ely

    17/06/2017 20:48:44

    Non avevo mai letto nulla di questo autore ma sono rimasta attratta dalla trama. Il libro è carino e divertente, scritto in modo delizioso e sarcastico, perfetto per la stagione estiva da leggere sul balcone o magari meglio ancora in spiaggia, per passare una qualche ora di divertimento. La trama è abbastanza semplice, troviamo tre protagoniste attempate che vogliono rimettere in gioco il loro futuro, chi per un motivo chi per l'altro. Prima di tutto Susan, che alla morte del marito in circostante a dire poco tragicomiche scopre che lui ha accumulato un sacco di debiti e che la banca minaccia di prenderle la casa. Susan per vendicarsi, amareggiata dall'avere scoperto la verità sul marito e per essere considerata una nullità dal direttore della banca, decide di riprendersi la sua rivincita progettando di rapinare proprio quella banca. Con lei ci saranno le sue amiche si sempre, Julie che dopo anni e anni di attività andate in fallimento si ritrova a fare le pulizie in una casa di riposo, e Jill, che ha bisogno di soldi per fare operare il nipotino, il cui destino sarebbe altrimenti segnato. All'insolita banda si unisce Ethel, un'anziana signora in carrozzina che Julie ha conosciuto alla casa di riposo, e nonostante l'età questo è il personaggio più vispo della banda, anche se dalla parlantina grezza per una signora della sua età. Vi assicuro che con Ethel nella banda le risate sono assicurate. Dopo la rapina il più è riuscire a scappare con i soldi, anche perché alle calcagna hanno due poliziotti di tutto rispetto, Wesley e Boscombe. Il primo è un poliziotto serio che prende sul serio il suo lavoro, mentre Boscombe è un vero pasticcione e prende sul personale l'affronto di essersi fatto sfuggire la banda dopo la rapina, mettendosi sulle loro tracce fino in Francia. Seguite le vicende di questi due poliziotti perché vi assicuro che le risate sono assicurate....

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    paqtrizia b.

    13/06/2017 16:33:44

    Si legge, percarità! Ma non dice niente, non è neanche divertente.

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    Kine

    29/09/2016 12:40:54

    Mi son divertito come un matto! una commedia spassosa, molto cinematografica, nn mi aspettavo Black humor, azzeccato, e ci voleva, da una marcia in più alle simpatiche nonnine.... complimenti a Niven, prima volta che lo leggo, scrittura accattivante, in particolare, nel nn spiegarti mai le cose, ci devi arrivare da solo... atteggiamento adulto e maturo... uno spasso assoluto... consigliato.... voto 4.5

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    Paola

    26/09/2016 11:35:28

    scorrevole, divertente e piacevole: consigliato come lettura da relax.

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    chicca

    23/09/2016 13:31:39

    Sicuramente divertente ma molto meno anticonformista di quanto non voglia sembrare. Due casalinghe insoddisfatte si trovano in grossi guai economici e cercano di risolverli con una rapina, convolgendo una vecchetta sboccata, un'amica bigotta e varia umanità. Niente di nuovo. La società britannica era già stata (mal)trattata nello stesso modo, ma con altri risultati, vent'anni fa da Tom Sharp. Le borghesi di mezz'età che compiono azioni stupefacenti sono state protagoniste di molte godibili commedie inglesi (l'erba di Grace e Calendar Girl sono le prime che mi vengono in mente). Nel complesso leggero e godibile, ma niente a che vedere con Wodehouse.

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    laura

    20/09/2016 11:09:22

    L'ho letto dopo un libro molto impegnativo, avevo bisogno di "rilassarmi" un po'e non ho sbagliato. Storia simpatica con personaggi ben descritti e carismatici soprattutto Ethel. Molto scorrevole, spiritoso e in certi momenti anche tenero. Lo consiglio per una lettura di svago.

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    cesare

    17/09/2016 16:49:44

    Le solite sospette di John Niven 3 / 5 4 vecchiette decidono di fare un colpo per cambiar la loro miserevole vita, utilizzano la loro passata esperienza di vita per mettere in atto una rocambolesca e irriverente rapina con l'aiuto esterno di un vecchio malavitoso malmesso. La vicenda si legge con qualche forzatura di volontà e modestamente brillante. pagg. 347 sett.2016.

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«A John Niven riesce la magia di essere sacrilego e umanissimo insieme» - Ian Rankin, The Observer

«John Niven è uno spasso assoluto» - Irvine Welsh

«Grazie a "cattive" – ma umanissime e irresistibili – compagnie, come l'ex-showgirl ottuagenaria Ethel, vero gioiello del romanzo, e il saggio "Stimmate", malvivente in pensione, le amiche metteranno a segno un colpo memorabile per lanciarsi in un'avventura on the road verso la Francia. E verso una vita molto meno scontata di quella che – sia loro che i lettori – potevano aspettarsi»Giuliano Aluffi, Il Venerdì di Repubblica


Niven si conferma uno dei più dotati e dissacranti scrittori inglesi, grazie a questo rinfrescante cocktail di dramma, pulp e commedia, in una delle letture più divertenti degli ultimi anni.

Hanging on in quiet desperation is the English way” declamava Roger Waters in Time dei Pink Floyd, e a Mr. Barry Frobisher sembra calzare a pennello questa massima sulla grigia monotonia dei giorni a Wrexham. Dottore commercialista, immune al fascino di tutto ciò che non riguardasse numeri seguiti dal simbolo della sterlina, Barry pareva un uomo impeccabilmente noioso ma rassicurante, il perfetto marito per la sessantenne Susan, casalinga da tempo immemore e attrice a tempo perso nel teatro comunale per dilettanti.
La via verso la pensione non presentava grossi ostacoli, grazie all’oculato senso per gli affari di Barry. Di risparmi forse ve ne avevano fin troppi, tanto da indurre Susan a comprare delle sfarzose Louboutin a Julie, l’amica di sempre, anche lei sessantenne, ex punk fallita, ex femme fatale contesa da chiunque, ridotta a fare l’inserviente in un ospizio. Lei di risparmi neanche l’ombra. L’unica preoccupazione di Julie era allestire un Re Lear che non destasse troppo imbarazzo, peccato che proprio durante le prove la vita di Susan prenderà una piega inaspettata.

Due poliziotti le comunicano la morte di Barry, avvenuta in circostanze a dir poco bizzarre. Legato a un lettino per massaggi, circondato da giganteschi sex toys, uno dei quali pare essere l’arma di un delitto autoinflitto. Il tutto in un’alcova per degenerati, in cui ogni parte del mobilio ospita materiale pornografico della peggior specie, zoofilia inclusa. “Come può Barry essere finito in un posto del genere?” Pensava Susan, sicura di un sequestro finito in torture sadomaso non consenzienti. Invece Barry era il proprietario dell’oscena alcova, anzi… Era co-proprietario, perché dagli atti risulta che anche Susan possegga metà di quel luogo osceno. E non solo… È anche co-responsabile di debiti per mezzo milione di sterline, accumulati per finanziare prostitute e altre compagne di avventura di Barry, protagoniste di quella doppia vita che quel grigissimo marito le aveva nascosto per più di trenta anni. Tutte quelle firme per fondi di investimento e altri contratti, che Susan non si preoccupava di leggere, erano in realtà ipoteche sulla casa.

Come ripagare il tutto e non finire per strada? In una notte alcolica con Julie l’idea folle: perché non svaligiare una banca? In fondo se anche le arrestassero, avrebbero tante attenuanti e gli anni migliori sono già passati. Perfino a sbronza passata l’idea rimane, pazza ma sempre più intrigante. Anche Julie ha un bisogno disperato di soldi e ha già in mente altre persone nella stessa situazione, altre insospettabili donne sul viale del tramonto disposte a tutto pur di non concludere la propria vita al verde. Partner perfette per completare ed eseguire il piano. La rapina oramai è decisa. Le vecchine sono pronte all’azione e a spadroneggiare su Wrexham, mal di schiena permettendo.

Questa malsana ode alla tragicommedia è una delle letture più divertenti degli ultimi anni. Niven ci aveva già abituato ai suoi rinfrescanti cocktail di dramma, pulp e commedia, confermandosi uno dei più dotati e dissacranti scrittori inglesi di questi tempi, ma a questo giro ha confezionato un prodotto di grandissimo pregio. Riderete ad ogni pagina, grazie alla caratterizzazione di personaggi già leggendari, tra cui l’87enne in carrozzina, esasperatamente erotomane, ex reginetta del vaudeville, alcolizzata e pronta ad abbordare ogni uomo. Il paragone con Irvine Welsh non è azzardato, infatti l’intero romanzo potrebbe anche vagamente ricordare una reinterpretazione di Trainspotting con vecchine avide di denaro al posto di eroinomani della generazione X.
Consigliatissimo.


Le prime frasi del romanzo

Quanto sangue, pensò Susan Frobisher. Quanto sangue. Era in cucina, coperta di quella roba dalla testa ai piedi. Il piano lavoro, il grembiule, il viso: tutto imbrattato. Davanti ne aveva una grande bacinella piena fino all’orlo. La scena da film horror veniva esaltata dal bianco abbacinante della cucina. Classico stile Shaker. L’avevano rifatta appena l’anno prima. Con tutti gli accessori: un cassetto frigorifero scorrevole all’altezza delle ginocchia, il tritarifiuti, uno di quei rubinetti pieghevoli che si vedono nei programmi di cucina in televisione e perfino una cantinetta portabottiglie. Non che lei e Barry bevessero piú granché, ormai, però tutte quelle bottiglie fresche allineate come missili su una rampa facevano comunque la loro porca figura. (Tutto opera di Cucine da Signori, il negozio di Havering Road. Barry aveva strappato un ottimo accordo, come sempre. Gli piaceva moltissimo, contrattare). Susan sbirciò il suo riflesso nell’anta di vetro fumé della cantinetta e, sangue a parte, non le dispiacque quello che vide all’alba delle sessanta primavere: l’aspetto era ancora giovanile, gli occhi limpidi e il fisico snello. I capelli si erano ingrigiti da una decina d’anni, ormai, e Julie insisteva sempre perché andasse dal parrucchiere, anche se i tempi in cui era l’amica stessa a poterle fare la piega erano ormai belli che andati…
Fuori, oltre i doppi vetri, la rugiada stava già svanendo dalla metà di giardino colpita dal sole. Era la prima settimana di maggio e la primavera era finalmente arrivata nel Dorset con tutti i crismi. Susan intinse il mignolo nella scodella piena di sangue e se lo portò alle labbra. Mmm. Forse bisognava ancora lavorare sulla consistenza. Doveva essere perfetta.
Se l’azzeccavi a dovere, come sosteneva il suo idolo, il mago degli effetti speciali Tom Savini, «puoi creare l’illusione della realtà: spingere le persone a convincersi di avere visto qualcosa che in realtà non hanno mai visto». I film horror erano l’unica trasgressione di Susan. (Barry non li sopportava. A dire il vero, non sopportava i film in generale. «Un mucchio di scemenze, – diceva sprezzante. – E poi è tutto finto!» A lui piacevano i documentari. Roba sulla guerra). Lei invece s’era sparata tutta la filmografia di Savini: Venerdí 13, Maniac, L’alba dei morti viventi. Se li guardava rannicchiata sul divano, con un bel tè caldo, quando Barry faceva tardi al lavoro.
Nemmeno a farlo apposta, Barry Frobisher entrò in cucina proprio in quel momento, alle prese con il nodo alla cravatta. Contemplò la scena e disse: – Ma cosa cazzo…
– La consistenza non è ancora quella giusta, – disse Susan. – Troppo diluita…
– Ma guarda che disastro!
– Devo finire entro stamattina. Piú tardi devo fare shopping e pranzare con Julie perché oggi è il suo compleanno, poi stasera c’è la prova costumi.
– Cristo. Ma non puoi semplicemente… comprarla, Susan?
– Siamo a corto di fondi, tesoro.
Con il nodo lasciato a metà, Barry sbuffò e andò alla caffettiera. Lungo il percorso recuperò una tazza dalla tavola. (A sera apparecchiavano sempre la tavola per la colazione del giorno dopo, prima di andare a dormire). – Non capisco che cosa ci trovi, Susan, proprio non lo capisco.
Barry prese una fetta di pancarrè freddo e iniziò a spalmarci sopra due dita di burro. I cereali gli avrebbero fatto meglio, pensò Susan, con quella pancia: ormai cominciava davvero a strabordare sopra la cintura. L’ultima volta che erano andati a fare shopping da Marks & Spencer avevano scoperto che era aumentato di un paio di taglie. Per non parlare di quello che stava combinando alle sue arterie. Ormai al risveglio Susan lo sentiva rantolare parecchio, anche solo per lo sforzo di alzarsi dal letto. (Dal suo letto. Qualche anno prima avevano preso la ferale decisione: due letti separati ai due lati della stanza. E comunque avevano gusti diversi in fatto di materassi. Poi una buona dormita è impagabile. Inoltre, come aveva sottolineato Barry, lui aveva la schiena malandata e non erano certo due sposini infoiati. Ormai lo facevano cosí di rado… A proposito, quand’era stata l’ultima volta? Susan si sforzò di ricordare. Sotto Natale? Forse anche prima).