La solitudine del morente

Norbert Elias

Traduttore: M. Keller
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2011
Formato: Tascabile
In commercio dal: 30 settembre 2011
Pagine: 109 p., Brossura
  • EAN: 9788815233455
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Descrizione
L'isolamento del morente e la rimozione dell'idea della morte sono espressioni di quel controllo delle emozioni che, secondo Norbert Elias, caratterizza la nostra civiltà. Nelle società industriali avanzate si invecchia e si muore sempre più spesso da soli, angosciati dall'evento innominabile che si approssima. Nelle civiltà del passato, invece, in cui fortissimo era il senso di appartenenza a una comunità che trascendeva l'individuo e che gli sarebbe sopravvissuta, anche la morte poteva essere affrontata senza terrore. Scritto a quasi novant'anni, "La solitudine del morente" è nel contempo un lucido testamento spirituale e una coinvolgente riflessione sulla possibilità della "buona morte" nella nostra epoca.

€ 8,50

€ 10,00

Risparmi € 1,50 (15%)

Venduto e spedito da IBS

9 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
 
 
 

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    Michele Lucivero

    02/02/2013 10:07:43

    Diversamente da chi concepisce il moderno fenomeno dell'oblio della morte all'interno di un percorso dominato da una teleologia negativa o della crisi, Elias considera gli aspetti storico-sociali che hanno condotto alla progressiva esclusione della violenza fisica dalla vita quotidiana nel momento in cui si è passati agli Stati dinastici. Il superamento della precarietà dell'esistenza avrebbe escluso il pericolo costante della guerra e con essa anche il pensiero della morte, determinando la civilizzazione come forma di pacificazione sociale. Fortemente influenzato dalla pseudoscientificità freudiana sulla questione della rimozione della morte e condizionato dalla sua posizione d'intellettuale borghese, il sociologo ritiene che l'oblio della morte sia dovuto all'avanzare dell'homo clausus, categoria da lui inventata, cioè all'estrema individualizzazione e privatizzazione moderna, trascurando una fetta della società in cui resistono, anzi rinascono, le significative esperienze comunitarie che contribuiscono a fornire un senso all'esistenza dell'individuo. Il cambiamento nella rappresentazione della morte rispetto al medioevo, età maggiormente ossessionata dall'idea della morte, sarebbe dovuto, del resto, anche al progresso della medicina e dell'igiene, circostanze che hanno determinato l'allungamento della speranza di vita e quindi la rimozione della morte. Ad ogni modo, se questa differenza mette in evidenza i progressi dell'età moderna, non spiega assolutamente l'ossessione medievale e il suo pensiero onnipresente della morte per una vita che termina a quarant'anni circa, giacché il soggetto quarantenne, non conoscendo ovviamente gli standard moderni, considererebbe il suo decesso nella media del suo tempo: un mancanza di relatività che davvero non ci si aspetterebbe da un sociologo!

Scrivi una recensione