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Editore: Einaudi
Anno edizione: 1998
Pagine: 209 p.
  • EAN: 9788806147655
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recensione di Voltolini, D., L'Indice 1998, n. 7

Cominciamo dal fondo, dal sommario. È una lunga lista di nomi, più di cento: sono nomi di calciatori, divisi per epoche ("Prologo con pionieri"," Uscì piangendo dal Maracanà"," Bacio dorato alla Rimet"," Lancio wagneriano"," Alle spalle di Schumacher"," Si fa presto a dire Baggio!"," I "sommersi" salvati...").
Correre subito al nome il cui semplice suono ancora ci esalta? No, girovaghiamo prima di qua e di là, preleviamo qualche brandello dalle poesie di Acitelli, valutiamolo con diffidenza, avanziamo con circospezione. Dunque: Herbert Prohaska: "Dirigi e accordi zone stonate di campo, / educhi mediani d'istinto, / conduci bomber al buon senso...". No, non ci siamo. D'accordo, sembra di vedere il buon Prohaska dislocarsi al centro del campo, ma non è sempre così con il calcio? Che basta un nome e l'immaginario televisivo si accende? Non vorremmo che fosse il personaggio a tenere in vita la poesia, anziché il contrario. Procediamo.
Romeo Benetti: "Spezzi rugginoso quel che puoi". Vero, purtroppo. "Ai lati, veloce sfila la cavalleria: / l'ussaro Gentile, l'infinito Cabrini". La cosa migliore della poesia a Benetti sono i versi dedicati a Gentile e Cabrini. Qualcosa comincia a muoversi. A rispecchiare la realtà.
Adesso apriamo a caso. Jair. La poesia tentenna fino al finale, dove la riscattano due versi che sembrano astratti: "Le coincidenze con Suarez / hanno luogo ai limiti dell'area". Zamora: "A Figueras, Dalì / scomponeva orologi / e visibili rendeva / coi pennelli / gli occhi di cammelli / sullo sfondo"; sì, si sente una specie di vicinanza, che forse sarebbe stato meglio non esplicitare in un verso successivo ("surreale nel basco"), ma l'accoppiata Zamora-Dalì è abbastanza insensata da convincere. Perché insensato è il calcio, bisogna dirlo, altrimenti non si spiega la durata della sua bellezza.
Adesso affondiamo la lama, cerchiamo la carne pregiata, avviciniamoci al punto centrale (che per ciascun lettore sarà diverso, in questo siamo tutti uguali). Gigi Meroni: una poesia così così, che mette insieme alcuni degli aspetti più ovvi di Meroni, ma che a un certo punto scatta e taglia rapida e precisa, mimando Meroni, un guizzo che ce lo riporta alla mente meglio di un tubo catodico, rendiamo giustizia a questo verso che proprio perché isolato è meroniano: "e i sofismi di controbalzo". Gigi.
Ancora un paio prima di arrivare al nocciolo, al dunque. Johannes Cruijff: "Colonizzatore / di vaste metà campo", per il resto niente di importante. Ma quell'aggettivo, "vaste", come è giusto: la nazionale d'Olanda era fatta di pazzi che correvano invasati e sembravano multipli di undici, e il campo era come invaso da formiche arancioni, che brulicavano. Eppure anziché stretto, il campo, soprattutto il centrocampo, attorno a Cruijff appariva vasto.
Pelé. "Equivoco metafisico / impensabile corredo / cromosomico...". La via coatta dell'iperbole, forse l'unica da percorrere con Pelé, non riesce tuttavia ad approssimarci al campione. Però, più modestamente e italocentricamente, è adeguato lo "stupore aereo / di Tarcisio Burgnich, / sopraffatto di testa / davanti al mondo intero".
E infine ecco la prova del nove, cioè dell'undici. Gigi Riva: "Copia romana / d'eroe greco". Non va. Una copia? Riva? "In dono a te fu data / la saetta e la forza", meglio, ma i palloni calciati da Riva viaggiavano molto più veloci di questi versi. "Alla causa azzurra / due gambe donasti", ma come? Non gridiamo all'orrore di quelle ossa spezzate? Non vogliamo più consumare la vendetta? "Ma agli eroi / innocuo giunge il male / e il tempo". Acitelli, gol. In zona Cesarini, ma il bersaglio è stato centrato.