Solo se interrogato. Appunti sulla maleducazione di un insegnante volenteroso

Domenico Starnone

Editore: Feltrinelli
Collana: Serie bianca
Anno edizione: 1995
Pagine: 164 p.
  • EAN: 9788807170027
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recensione di Pent, S., L'Indice 1995, n. 7

Un insegnante racconta la scuola. Scuola: luogo di scelte ponderate e di serene riflessioni che preparano al grande salto nella vita, e poi via sull'onda della piena realizzazione di sé. Magari.
La realtà sfogliata dall'insegnante Starnone solleva tutta la polvere accumulata in decenni di inerzia e indifferenza, a scuola e oltre. Nessuno sembra più badare al genocidio dei valori etici, anche se è lecito domandarsi come e perché si è approdati da qualche inutile parte in un luogo così provvisorio qual è la società in dirittura d'arrivo del millennio. Colpa della scuola?
Il narratore Starnone si mette in moto col solito disincanto, parte da lontano, seziona con la ben conosciuta ironia il proprio passato di studente prima ancora che di professore. Dietro ai banchi del dopoguerra la realtà era un guazzabuglio di domande mai formulate, ancora in gola oggi, da adulti. Le risposte? Mai ottenute. Ma neppure adesso, in piena carriera scolastica, l'insegnante Starnone ottiene risposte: vorrebbe averle dagli studenti, vorrebbe capire dove qualcuno ha sbagliato per arrivare a questo punto morto in cui il ricambio generazionale è un incontro d'alieni più che un doveroso, dignitoso passaggio di memore.
L'analisi della crisi personale si proietta più ampiamente sulla reale incapacità della scuola - intesa come uno dei tanti aspetti della società - di far crescere, attraverso la conoscenza e il dialogo più che sulle pagine talora disamoranti dei testi di studio. Com'è cambiato il ruolo dell'insegnante - ed è davvero cambiato - se tra crisi di pianto, fughe scolastiche, ambizioni da videogames, silenzi incomprensibili degli studenti, nessuno sa più dove cercare una soluzione adeguata ad assolvere, almeno al minimo, il proprio compito? Procedendo tra un'indagine sui mancati appagamenti del mestiere rivolta ai colleghi e un riepilogo sempre più critico della remota carriera di studente modello, il narratore Starnone giunge a capire, forse, che solo una tacita congiura del silenzio non consente alla scuola di rinnovarsi e di affiancare il calendario in corso. La stessa comoda congiura che scantona di fronte ai malesseri sociali, o si fa vanto di emarginare cultura ed esperienze generazionali per agguantare le mete più concrete dell'utile immediato.
Ma la società in subbuglio ha bisogno di una scuola aperta al dialogo, pronta a risolvere i conflitti derivanti dal fermento di situazioni, disagi e ora anche culture diverse. Il tempo reale, in sostanza, è sfuggito di mano un po' a tutti. E la scuola - studenti e insegnanti, insieme - deve ritrovare la giusta dimensione per riflettersi in positivo nel futuro prossimo a venire. Occorre diventare persone eccezionali - ma a che prezzo? - poiché la normalità conduce dritti alla passività. "Solo così non moriremo proprio tutti al Mondo, al Cielo, alla Speranza". Lo diceva Poe, ne aggiorna il valore Starnone.
L'insegnante e il narratore si sono dunque incontrati per raccontare mezzo secolo di dubbi e di insuccessi, attraverso un'impietosa - ma anche amichevole - richiesta autovalutativa che è, soprattutto, il romanzo di come non dovremmo più essere: soli, e ognuno per sé. Soltanto così qualcuno potrà davvero chiedere e qualcuno davvero rispondere. E non è detto che debba rispondere solo chi sta dietro la cattedra.
Ce ne fossero, infine, insegnanti in crisi d'identità come Starnone.