Sono apparso alla Madonna

Carmelo Bene

Editore: Bompiani
Collana: Tascabili
Edizione: 4
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 23 marzo 2005
Pagine: 159 p., Brossura
  • EAN: 9788845233494

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Descrizione
"Sono apparso alla Madonna è l'esperienza e la frase che Carmelo ha scelto come titolo e come vertice della sua prima autobiografia. Una frase che non ha mai amato ripetere - lui che amava repertoriare e ribadire le sue battute migliori - ma che tutti invece ripetono quando pensano a Carmelo. La ripetono avversari o complici - è lo stesso - come fosse il massimo della provocazione o della dissacrazione, spesso dimenticandosi (gli uni e gli altri) che Carmelo è sì il campione teatrale della libertà ma anche il maestro della verità del teatro. E in verità e in teatro non ha senso ripetere una frase come quella, poiché 'sono apparso alla Madonna' non è mai stato un dire ma un fare di Carmelo Bene, un evento che ha segnato il corpo del suo attore e il corpus delle sue opere: apparire alla Madonna è diventato complemento della sua grazia e compimento del suo genio." (Dalla Postfazione di Piergiorgio Giacché)

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    MB

    02/04/2016 10:46:46

    Taci. Non pensare. Lascia che il tuo fare teatrale sia la naturale prosecuzione del tuo senso di stupefatta impotenza. Carmelo Bene si "sdà", si abbandona al lato femminino del suo stare sulla scena, che è deliberata assenza, rinvio al desiderio che è nobile e immortale solo se inappagato, solo se inseguito invano, solo se appartenente al sogno. Questa autobiografia è un eterno rimando alla realtà che stava per essere, ma poi si è fermata. È un languido inno alla possibilità, che diventa poesia unicamente attraverso la sua negazione, la sua apparizione coperta dai veli del dubbio, che è tutt'uno con il lirico incanto della musica, dei suoni significanti privi del fardello del significato. La sua prosa tocca il suolo per un brevissimo istante, con la punta del piede, giusto per spiccare il volo, ed impedire, con un salto nel vuoto, che la causa miticamente ipotetica abbia un effetto banalmente materiale. La suggestione non ha peso. Arabesca l'aria con i suoi difficili volteggi, acrobaticamente modellati dalla complessità di un cammino che ad ogni passo dribbla l'ovvietà, la sequenzialità, per reinventarsi continuamente una fine intravista, e sempre mancata. Un vero artista non si racconta. Non può parlare di sé. Si diverte, piuttosto, a scribacchiare di getto sull'alone che sfuma i contorni della sua indefinibilità, sterile in quanto chiusa alla concretezza del mondo, fertile in quanto aperta all'assurdo della magia, della religione che, impunemente, crede in ciò che dileggia per la sua inesistenza. Lo spirito di quest'opera è un'ironia iconoclasta diretta contro la stessa irriverenza, volta a demolire i suoi osceni simulacri con l'arma di una raffinata, dissacrante adulazione. L'autore abbozza un ghigno, che si fa canto senza parole, (dis)armonia fonetica senza corpo, voce assoluta che corre via e si smarrisce. Mentre una mano si affaccia da dietro le quinte per salutarla, con ostentata noncuranza, guardandosi bene dal riacchiapparla.

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    D.M.

    27/10/2010 12:19:25

    Pseudo autobiografia del maestro. C.B. ripercorre poeticamente e ironicamente alcuni passaggi della sua vita. Meglio il "Vita di Carmelo Bene" scritto con Dotto. Consigliato comunque ai cosiddetti "beniani".

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