Editore: Feltrinelli
Edizione: 25
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 168 p.
  • EAN: 9788807805110

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Recensioni dei clienti

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    salvo

    05/11/2009 17:30:16

    uno di quei libri che a mio avviso ci fanno capire al meglio la vita hai tempi della beat e della nuova generazione che ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione ma che purtroppo si e persa negli anni e "sulla strda". non vi aspettate la solita storia d amore "e vissero felici e contenti" non vi aspettate questo da jack kerouac;ma una storia d amore commovente e maledetta.una vera storia d amore.

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    Ash*

    21/07/2008 23:34:57

    Probabilmente non riesco assolutamente a comprendere la natura di questo libro, ma ammetto con rammarico che per oltre due volte, a distanza di tempo, ho tentato di leggerlo senza successo. Non riesco a star dietro a ciò che racconta con quella sua scrittura frenetica. Mi ha dato l'idea di una serie di parole senza capo nè coda. Tenterò di rileggerlo perchè credo nell'autore.

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    sandro landonio

    14/07/2007 22:31:31

    Non si tratta di una storia d’amore, ma di una vicenda sull’incapacità d’amare: incomprensioni, pregiudizi, gelosie condizionano anche i rapporti fra persone “liberate” dalle convenzioni sociali e dagli aspetti puramente formali del vivere in comunità. Stilisticamente é forse il libro dove la prosa lirica dell'autore, danzante fra un argomento e l’altro per analogie non sempre di facile intuizione per il lettore, dà i risultati migliori. In questo senso il libro é interessante, ma non aspettatevi una sensazione in voi da "Sulla strada" alla fine della narrazione. Prima di leggere soffermatevi poi sulla prefazione di Henry Miller, che esprime, in poche frasi illuminanti e con alcune citazioni dai testi di Kerouac, l’essenza delle innovazioni dell’autore. Altrettanto valida l’introduzione di Fernanda Pivano, dove il valore letterario dell’opera é valutato insieme all’impatto sociale che i testi di Kerouac ebbero sulla generazione successiva. La Pivano ha un forte empatia con i beat e si permette di ridicolizzare quei critici dotti che, oggi dopo 50 anni, possiamo ben affermare non avevano compreso granché dello scrittore e della sua fortuna futura.

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    francesca

    19/07/2005 13:32:50

    crudo e spietato essenziale dinamico ed esplosivo. Kerouac è estremo e mai banale . la vitalità delle sue parole stupisce e arrivano a destinazione. non è un libro per tutti .ci vuole distacco secondo me per comprenderlo meglio nella sua tristezza esistenziale.

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    Manouche

    12/12/2004 20:33:11

    Kerouac o piace o fa schifo. Questo è il suo libro più estremo probabilmente, da leggere tutto di un fiato, magnifico!!!!!

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    ANDREA

    09/04/2004 22:52:47

    In poche parole.... IMMENSO, GRANDE J.K.!!!!

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    Alberto

    15/11/2003 11:01:06

    Semplicemente vulcanico, J. K. reinventa il significato delle parole, imprimendo una gran forza viscerale all'opera. Eccellente H. Miller

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    Paolo

    07/05/2003 12:44:07

    E' significativo che questo libro, uscito per la prima volta in Italia nel 1960, sia arrivato alla venticinquesima edizione nella collana Universale Economica Feltrinelli. Segno che Henry Miller ("Tropico del Cancro", "Tropico del Capricorno") nella prefazione c'aveva preso in pieno. E non gli si può dare torto quando dice: "Credetemi, non c'è niente di pulito, non c'è niente di sano, nulla promette un'era di meraviglie- nulla tranne la parola. E l'ultima parola l'avranno probabilmente i Kerouac." Fernanda Pivano (forse la più importante traduttrice della letteratura americana in Italia: se volete capire nel profondo la Beat Generation leggete i suoi saggi) nell'introduzione ci fa capire la maestria di Kerouac. Come tutti i grandi scrittori era un grande ascoltatore e osservatore: prendeva appunti in continuazione sul suo taccuino, dovunque si trovasse, e soprattutto registrava tutti i particolari più significativi con la sua prodigiosa memoria (i suoi amici lo soprannominarono per questo "Gran Ricordatore", avvicinandolo a Proust). Con lo slang, che parlavano i giovani "hip" che frequentava, e il jazz, che ascoltava dal vivo nei locali fumosi di New York e San Francisco, è riuscito a creare una prosa che è musica. Il suo stile, la "prosodia bop", si ispira alla scrittura automatica dei surrealisti, a Yeats, ma anche al be bop dei musicisti afro-americani e al buddismo zen. E' una scrittura che toglie il sigillo alla ragione (assimilando e superando le scoperte della psicoanalisi di Freud e di Reich), che avvince, che commuove, che arriva al nucleo essenziale delle cose. "I sotterranei", al di là del titolo (che si riferisce agli hipsters "cool" che fanno da sfondo al romanzo) è la storia di un amore maledetto tra Jack Kerouac e "Mardou Fox", una ragazza afro-americana tossicodipendente. Si dice che Kerouac abbia scritto l'intero libro in soli tre giorni, in una maratona simile a quelle leggendarie legate alla composizione delle varie versioni di "Sulla strada".

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