La Spagna e il suo mondo (1500-1700)

John H. Elliott

Traduttore: S. Perini
Editore: Einaudi
Anno edizione: 1996
Pagine: XIV-410 p.
  • EAN: 9788806140571
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recensione di Carmagnani, M., L'Indice 1996, n.11

L'ascesa e il declino dell'impero spagnolo tra il Cinquecento e il Seicento è il tema centrale di tutti gli studi dello storico inglese John H. Elliott, una buona parte dei quali è disponibile in traduzione italiana. Nel volume più recente, "La Spagna e il suo mondo 1500-1700", Elliott ci presenta una serie di studi pubblicati originariamente tra la fine degli anni sessanta e i primi anni ottanta, incentrati sull'egemonia spagnola nei secoli XVI e XVII. Un tema non nuovo, che l'autore riesamina alla luce di tre nodi sostanziali: l'inesistenza di un "impero spagnolo", ossia di una forma di governo che esercita la sua autorità e dominio sui popoli conquistati; l'interazione tra le parti integranti della monarchia spagnola; il ruolo di articolazione svolti dal monarca e dalla corte. Queste tre dimensioni vengono adeguatamente poste in evidenza dall'analisi di Elliott che, a differenza di altri studiosi, ripercorre l'intero processo della potenza spagnola, dando la stessa importanza tanto alla sua ascesa nel corso del secolo XVI quanto al suo declino nel secolo seguente.
L'immagine della monarchia spagnola che emerge da questi saggi è molto diversa da quella convenzionale di una monarchia assoluta. La sua essenza è di essere una monarchia sovranazionale, composta da regni e province di lingue, tradizioni, costumi e ordinamenti politici e amministrativi autonomi, uniti dalla comune religione cattolica e dall'obbedienza allo stesso re: una monarchia composita in cui le tendenze centralizzatrici del re, della corte e dei regi funzionari devono costantemente fare i conti con le tendenze autonomiste dei diversi regni e province.
Per la sua conformazione, il governo di una monarchia costituita da regni e province nella penisola iberica, in Italia, nel Nord Europa e in America non fu un'impresa facile. Negli studi raccolti nella seconda parte del volume, Elliott ne illustra le difficoltà, mettendo soprattutto in evidenza come il monarca spagnolo non disponesse di grandi risorse politiche per governare quell'impero in cui non tramontava mai il sole e come la vera forza del re provenisse invece dalla sua capacità di regolare le opposte tendenze presenti nella monarchia. Da una parte la volontà centralizzatrice della corte e dei corpi amministrativi, ossia i regi consigli delle diverse unità territoriali della monarchia, e dall'altra la volontà autonomista dei regni di preservare le loro semi-indipendenze grazie al peso delle nobiltà provinciali e dei loro corpi di governo, i parlamenti ('Cortes') e i municipi ('cabildos'). In sintesi, siamo in presenza di una monarchia la cui forza discende dalla capacità di bilanciare lo spirito universale incarnato dal re con lo spirito particolare delle diverse parti della monarchia.
La tensione essenziale della monarchia spagnola, che Elliott illustra con particolare efficacia in "Un'aristocrazia locale: la classe dirigente catalana nel XVI e XVII secolo", non è però pienamente colta negli altri studi attinenti alla stessa tematica, in particolar modo in quelli riguardanti le aree americane. Un'immagine più chiara dei rapporti che intercorrono tra le diverse parti della monarchia spagnola è fornita dall'ottimo volume "Governare il mondo. L'impero spagnolo dal XV al XIX secolo", a cura di Massimo Ganci e Ruggiero Romano (Società di Storia Patria, Palermo 1991) di cui purtroppo nessuno sembra essersi accorto.
Un maggior approfondimento della natura della monarchia spagnola avrebbe consentito a Elliott di cogliere il nesso esistente tra le ridotte risorse politiche di cui dispone la monarchia e l'immagine di un monarca forte che essa costruisce e diffonde. Gli studi sul re e la sua corte - sicuramente i più belli assieme a quelli riguardanti l'aristocrazia catalana e la percezione del declino della potenza spagnola - ci permettono invece di capire molto bene come viene elaborata e strumentalizzata l'immagine della sacralità del monarca. Infatti, è l'espansione della sacralità che conferisce al monarca una risorsa immateriale notevole, visibile nel timore reverenziale che nutrono i sudditi per il re. Tanto in Europa quanto in America nobili, borghesi, contadini e gli stessi indios sono soggiogati dalla sacralità regale, tanto che le rivolte indiane avvengono al grido di "Viva il Re, muoia il mal governo".
Grazie alla sua sacralità il re si colloca al di sopra delle parti, riuscendo così a governare la pluralità di interessi e tradizioni presenti nella monarchia. Questa capacità, più della burocrazia e delle armi, costituisce la vera forza del monarca. In questo modo, la sua figura, e di conseguenza la monarchia stessa, acquista un attributo di universalità che si rafforza grazie alla sua identificazione con la fede cattolica. In altre parole, la sacralità consente al re d'interpretare i sentimenti e le necessità di tutti i sudditi e di tutti i regni e province, ponendolo al di sopra delle parti (ceti, regni e province) e permettendogli di acquistare una risorsa politica che gli consentirà di governare la monarchia anche nella fase del declino.
Gli studi di Elliott sul declino della potenza spagnola illustrano come la monarchia, sebbene abbia cessato di essere una monarchia cetualparlamentare, non sia ancora divenuta una monarchia assoluta. Infatti, anche nella fase di declino della sua potenza, essa mantiene una duplice tensione tra centro e periferia e tra universalismo e particolarismo. Il declino della Spagna, dunque, non dipenderebbe n‚ da un'inesistente crisi culturale, n‚ dai costi economici per il mantenimento della "pax hispanica", ma, forse, dall'impossibilità di trasferire la sacralità regale al piano della centralizzazione politico-amministrativa delle diverse parti della monarchia.