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Recensioni dei clienti

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    ida gallo

    21/05/2010 13:05:17

    Il romanzo non solo mi è PIACIUTO ma mi ha tenuto compagnia,soprattutto in certe sensazioni in cui mi sono incorporata con MariaSole,così come in Violante ritornava la caratteristica di tutte le madri di quegli anni e del sud. Bello il sentimento di complicità con Tonio,l'elaborazione dei lutti, il partire e il tornare come il restare,dilemma eterno di noi del sud.A capo di tutto"la stanza del castigo",luogo non luogo di rimozioni,di solitudini e di lettura psicoanalitica dell'esistenza. Complimenti,Elis,davvero econ il cuore.affettuosaMENTE,iDA

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    Gabriella

    20/05/2010 10:44:44

    Due personaggi, madre e figlia, di un grande spessore, raccontati con semplicità eppure con sapienza linguistica dall'autrice. Un'abientazione che richiama subito alla mente la magia e le favole della società contadina di una volta, i suoi valori, le sue inderogabili regole, il calore e la partecipazione alla vita degli altri. Da leggere tutto d'un fiato.

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    Senza

    05/04/2010 00:14:09

    E’ un libro che ho letto senza fermarmi, preso dalle dolorose traversie. Poi sono ritornato su molti passi, per capire meglio, anche per cercare di lenire. Conosco, per vicende direttamente osservate, quanto reali e tangibili possano essere le somatizzazioni dell’angoscia, e quanto siano incancrenite esperienze che possono essere solo in parte rimosse, ma mai dimenticate o risolte completamente. E la storia che qui si racconta contiene ed esprime perfettamente il male di vivere in maniera reale, lasciando però intravvedere una speranza alla fine. E’ una storia di donne, è una storia del sud, e io, da uomo, del nord, mi aggiro un po’ in punta di piedi, osservo curioso e poi esco, chiudendo il libro, sentendomi ammirato ma un po’ intruso. E, un po’ maschilisticamente, osservo il ruolo sostanzialmente positivo riservato agli uomini del libro. Maurizio

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    Maurizio Coppi

    30/03/2010 23:51:19

    E’ un libro che ho letto senza fermarmi, preso dalle dolorose traversie. Poi sono ritornato su molti passi, per capire meglio, anche per cercare di lenire. Conosco, per vicende direttamente osservate, quanto reali e tangibili possano essere le somatizzazioni dell’angoscia e della depressione, e quanto siano incancrenite esperienze che possono essere solo in parte rimosse, ma mai dimenticate o risolte completamente. E la storia che qui si racconta contiene ed esprime perfettamente il male di vivere in maniera reale, lasciando però intravvedere una speranza. E’ una storia di donne, è una storia del sud, e io, da uomo, del nord, mi aggiro un po’ in punta di piedi, osservo curioso e poi esco, chiudendo il libro, sentendomi ammirato ma un po’ intruso. E un po’ maschilisticamente osservo il ruolo sostanzialmente positivo riservato agli uomini del libro.

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    Nadìr1944

    29/03/2010 15:35:39

    Confermo che è un bel libro, un storia che serve a ritrovare, per la mia generazione, quel periodo - anni '6o-'70 - in cui il rapporto figlo-genitore era governato dal silenzio e dal rispetto delle gerarchie. Bello il Salento, terra di luce e di magia, raccontato dall'autrice.

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    Giulia Rosati

    10/03/2010 08:25:00

    Bella la storia, ottima la narrazione; un libro che prende, ricco di suspense, profondamente introspettivo in cui tutti gli aspetti della psiche umana sono scandagliati da una protagonista, Maria Sole, che non tralascia alcuna sfaccettura del proprio IO per sconfiggere la parte più oscura del proprio sé. La madre mi sembra una comprimaria inerte, incapace di aiutare la figla nel suo percorso di svelamento. Un romanzo che tiene fino alla fine e che consiglio di leggere.

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    Maria Ortesta Romanazzi

    10/03/2010 08:15:46

    Ho ascoltato la storia di Maria Sole dalla voce diretta dell'autrice e ho trovata questa storia di una bellezza coinvolgente. Le due protagoniste, madre e figlia, possono apparire entrambe vittime di un destino duro, non cercato, ma alla fine della narrazione escono entrambe vittoriose su una vita che le ha segnate nemiche, ma che nemiche non erano. La figura della madre - tipica donna del Sud costretta a vestirsi di durezza e determinazione per mantenere da sola i suoi sei figli - mi è sembrata la più importante nella storia di Maria Sole, una donna che nasconde un grande, sotteso amore che avrebbe saputo manifestare se solo la vita glielo avesse permesso.

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    Zena Roncada

    26/02/2010 20:55:36

    Tanti romanzi scandiscono le tappe di una iniziazione al mestiere di vivere. Nelle pagine di Elisabetta Mori prende forma, invece, un viaggio di ri-appropriazione della vita e delle sue ragioni, attraverso le stazioni del dolore e del conflitto, della costruzione e della conquista, disseminate lungo il corso dell’esistenza. E’ un viaggio che pare dimostrare la validità dell’antica regola del labirinto: solo percorrendolo nei due sensi si giunge all’uscita e alla conoscenza del luogo e del percorso. Il messaggio che raggiunge il lettore suona, dunque, come un invito ad utilizzare ogni 'verso' della storia personale, ogni frammento di tempo, di spazio e di umanità, vivi dentro il presente e il passato, come tasselli che portano all’interezza dell’io. Si cresce, in fondo, solo spiegando. Un libro da leggere e rileggere, con rinnovato piacere.

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    Barbara Solve

    17/02/2010 21:44:42

    Ci sono diversi modi per raccontare una vita dolorosa, con la speranza di poterla rendere vivibile e riuscirci. Quello scelto da Elisabetta Mori R. ti porta attraverso gli anni della tua infanzia, al rapporto con tua madre - anche se si tratta di altra madre - alla difficoltà di farti accettare, alla introspezione per capire e conoscere i lati oscuri della tua mente, infine alla necessità di essere una persona libera con il diritto alla tua porzione di felicità. Abbacinante e salvifico il Salento raccontato dall'autrice, immerso in un' atmosfera quasi da mito che forse non esiste più.

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    Mirella Petracca

    16/02/2010 12:05:17

    Che con gli anni si possa venire "illuminati", avere una epifania (nell'accezione joyciana), su quelli che sono stati i pilastri che, dalla nostra infanzia, hanno impostato il nostro modo di essere e di vivere è un assunto di cui i vecchi saggi erano già consapevoli. Ringrazio invece personalmente l'Autrice per avermi guidata a "rileggere" la mia vita. Quanto dolore ed amarezza, a volte ingoiata inutilmente, a causa dei misundertanding! Si può raggiungere la serenità? Forse solo chi ha voglia d'interrogarsi e di comprendere le mille sfaccettature dei comportamenti altrui può acquietare l'angoscia del nostro vivere quotidiano.

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    Marina Martini

    09/02/2010 16:35:58

    In un crescendo veramente emozionante, raccontata con molta bravura dall'autrice, la vicenda della giovane Maria Sole mi ha catturato completamente. E' una storia che ha un risvolto universale, nel senso che ciò che accade alla protagonista può essere benissimo calato nel disagio di vivere di molta umanità. Il finale, non fatto mai intuire (sapientemente!) è denso di avvenimenti e comprimari che alla fine chiudono il cerchio, riallacciando le fila del passato al presente della protagonista. Mi è piaciuta la dscrizione della vita contadina di un Sud degli anni '6O e lo spaccato delle lotte del '68 vissute dal fratello di Maria Sole; insomma, una narrazione densa di particolari, condotta con uno stile pulito e con una scrittura leggera seppure sapiente.

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