Stile e tradizione nel romanzo italiano contemporaneo

Alberto Casadei

Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 24 maggio 2007
Pagine: 306 p., Brossura
  • EAN: 9788815118752
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A sette anni dal suo Romanzi di Finisterre (Carocci), Alberto Casadei riprende i temi cruciali di quel libro in un nuovo studio, legato al primo fin nell'insegna montaliana: Finisterre e, appunto, Stile e tradizione (il saggio del '25, in Auto da fé). Tutt'altro che fortuita (Casadei è anche studioso di Montale), l'analogia dei titoli preannuncia ben altra sintonia nei contenuti: centrale in entrambi i saggi è infatti il problema del realismo nel romanzo moderno e contemporaneo. Se in Romanzi di Finisterre l'idea di realismo era però esemplificata attraverso la narrazione della seconda guerra mondiale, in Stile e tradizione non viene vincolata a uno specifico tema o genere. Diverso è inoltre il taglio disciplinare, poiché il primo libro aveva un'impostazione comparatistica, il secondo è rivolto all'ambito solo italiano. Ma nonostante l'orizzonte geografico sia più ristretto e l'arco cronologico più corto (principalmente dal 1980 a oggi), ugualmente ricco è l'apparato teorico e complessa la collocazione culturale del genere "romanzo" che Stile e tradizione propone. Anzi, il superamento delle soglie tematiche e storiche di Romanzi di Finisterre aumenta la portata del realismo letterario: "Informe diverse si ripropone ancora la missione del novel, ossia quella di fornire un equivalente del reale nei suoi tratti caratteristici in rapporto a un'intera epoca e ai singoli individui: solo che tali tratti caratteristici comprendono ormai le espressioni del male radicale, sconfinanti nell'incredibile e nell'orribile".
La dialettica tra continuità e trasformazione del novel attraverso la modernità è l'assunto storico-letterario più importante del libro; Casadei sottolinea infatti come il novel sia il genere forte del romanzo, con il quale gli altri filoni devono misurarsi. Il rischio sfiorato è quello di identificare tout court romanzo e novel,sacrificando le peculiarità di una linea alternativa, anti- o surrealista (in cui far rientrare anche il moderno umorismo). Rischio comunque accettabile, se è in gioco la proposta di criteri, non dico univoci, ma forti, per scandire i tempi del romanzo, farne risaltare alcuni generi e temi, saggiarne gli esiti.
Negli anni ottanta, nota Casadei, è avvenuto un "cambiamento radicale nei confronti della cultura definibile, in senso lato, come umanistica": la tradizione non viene accolta più come patrimonio di valori, bensì come catalogo da cui estrarre elementi spesso con intento esornativo o ludico. È la classica accusa contro il postmoderno, che l'autore non si limita a ripetere: la accoglie infatti per insistere sul ruolo "inattivo" della tradizione e impegnarsi nel giudizio e nella verifica dei valori (ad esempio per Eco e Tondelli). Negli anni novanta si percepiscono invece i segnali del ritorno a una tradizione con cui confrontarsi più attivamente. A favorire il mutamento è stata anche la reazione dinanzi al cattivo realismo della fiction televisiva, che si afferma in Italia proprio in quel decennio. Contro chi crede che la realtà sia quella che si vede in televisione, gli scrittori più avvertiti elaborano forme di resistenza come la pseudo-autobiografia di Walter Siti, mista di verità e finzione palesi, che spiazzano, scongiurando l'assuefazione del lettore/spettatore.
Per quanto riguarda i generi, l'autore evita definizioni rigide, individuando temi e forme di rappresentazione: la dimensione conoscitiva del corpo; il romanzo giallo e il noir; la narrazione etica. L'"etica narrativa – nota Casadei dialogando con altri intellettuali che hanno affrontato il problema, come Wayne C. Booth, Yehoshua e, in Italia, Segre – deve essere esaminata in primo luogo sulla base dell'intreccio, ossia delle implicazioni che la trama riesce a proporre in quanto organizzazione testuale di comportamenti umani messi in scena nella sfera del possibile e non dell'accaduto".
La stima degli esiti si basa sul giudizio di valore e sulla rappresentatività rispetto alle tendenze notevoli. Perciò non è mai un esercizio arbitrario, come garantiscono da un lato l'intento di negoziare un canone condivisibile (non per niente Casadei è autore anche di manuali per l'università), dall'altro l'eminenza dei punti di riferimento. Il valore infatti non può essere misurato "in una prospettiva di lunga durata" senza tararlo sui classici; "non è assurdo – aggiunge l'autore – riconoscere i limiti di un romanzo attuale confrontandolo (…) con capolavori dell'Otto e del Novecento". I capolavori o almeno le opere importanti sono "riconoscibili in primo luogo attraverso il loro rapporto non banale con la tradizione e la loro cifra stilistica inconsueta". Il dialogo con la tradizione è un concetto ben elaborato e illustrato da puntuali esempi (tra tutti Il partigiano Johnny). È qui che il saggio rivela il suo nucleo teorico più denso, nella ricerca originale della relazione tra la forma dell'opera e l'esperienza: "Il primum di un racconto 'realistico' è l'Erlebnis, ovvero l'esperienza rivissuta, che non necessariamente deve coincidere con quella di un testimone diretto: ciò che conta è l'efficacia del rapporto fra il presupposto di verità-realtà e la forma letteraria in cui esso viene calato".
Oltre che nella teoria, l'utilità e l'importanza di Stile e tradizione risiedono nella capacità di rendere praticabile il difficile terreno della narrativa contemporanea. Casadei seleziona senza semplificare, riesce esauriente senza scadere nell'elenco, rintraccia costanti e varianti senza stipare in griglie autori e romanzi, partecipa ai dibattiti più recenti senza indulgere alle mode. La mano è ferma, perciò, quando si tratta di esprimere equilibrate critiche (verso Baricco, ma anche verso autori più originali come Moresco) o di promuovere esempi (Un inchino a terra di Cordellio Vite di uomini non illustri di Pontiggia). Su tutti spiccano gli autori delle opere cui sono dedicate le più accurate analisi: come premessa Fenoglio per il Partigiano, poi Eraldo Affinati per Campo di sangue e Walter Siti per Troppi paradisi. Se il primo testo è un caso più unico che raro di "epica storica", il secondo vale come campione di narrativa saggistica, mentre il terzo (pur non all'altezza del primo romanzo di Siti, Scuola di nudo) è necessario per la riflessione su fiction e realismo.
Di un libro come Stile e tradizione, che affrontasse in questi termini questioni e valori della letteratura contemporanea, c'era bisogno: un esempio di critica responsabile (da sottrarre all'"eutanasia") che potrà dare efficacia alla nuova narrativa italiana.
  Niccolò Scaffai