Traduttore: S. Tummolini
Editore: Fazi
Collana: Le strade
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 23/02/2012
Pagine: 332 p., Rilegato
  • EAN: 9788864112367
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Recensioni dei clienti

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    Vanezza

    24/06/2018 16:15:39

    Che dire.. stupefacente. Un capolavoro scritto con accuratezza e che riesce sempre a rapire il lettore. Con le parole e il personaggio affonda nella dinamica, che a tutti piace ignorare, dell'indifferenza e insensatezza della natura umana ed esplora il grigiore di una vita quasi sempre spenta e senza un grande risvolto, un grande significato. È un libro non adatto a tutti perché la spietatezza con cui riconduce (senza dare risposta) alla domanda "perché esistiamo?" fa interiormente male. Obbliga verso una riflessione che di solito si cerca di non fare per paura di ritrovarsi davanti l'incontrollabile e imprevedibile ignoto.

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    fangio

    19/03/2018 15:39:18

    Una piccola grande gemma di letteratura. Condivido - ed è difficile, perché quando leggo tante recensioni positive sono solitamente un po' snob - tutto il bene che ho letto nelle recensioni. Postilla: i gusti sono gusti e non si discutono, ma vedere alcuni rari lettori che dicono "non fidatevi di chi dice che è bello", beh...

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    Massimo

    14/03/2018 11:04:43

    Arrivato a pagina 76 l'ho lanciato dalla finestra. Non si può considerare bello un libro con una storia noiosissima e discutibile, solo perché è scritto bene. Non fidatevi delle recensioni, è un libro per persone tristi, come Stoner.

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    giuli

    22/02/2018 15:05:36

    Non ci sono colpi di scena, la vita del protagonista scorre quasi "noiosa", non sai bene che sentimenti provare verso di lui...eppure...eppure è un capolavoro, una storia che letteralmente ti "incolla" alle pagine e non riesci a staccartene. Un libro d'obbligo nella nostra biblioteca personale.

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    rg19@iol.it

    26/01/2018 14:29:00

    Una storia anonima senza sussulti che si legge tutta d'un fiato manco fosse un'avventura piena di colpi di scena. Sembrerebbe una contraddizione ma proprio in questo sta la grandezza dell'opera. Consigliatissimo.........

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    Carmen

    06/01/2018 18:53:08

    ‘Per la terza volta, leggendo le pagine finali di questo magnifico libro, ho pianto’ scrive Peter Cameron nella postfazione. Lo sottoscrivo perché struggente è questa vita di sottrazione e rinuncia, aggrappata ad un unico elemento, la letteratura e l’insegnamento, che le dia un senso. È su cosa dia significato alla vita il cuore di questo libro, mi sembra, e su cosa si è disposti a fare o no per trovarlo. E l’utilizzo di una scrittura così essenziale, pacata, dimessa per trattare una tale materia è il valore aggiunto di questo romanzo

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    Azzurra

    02/01/2018 07:35:06

    Secondo me, chi ha trovato questo romanzo piatto o noioso non ha colto la straordinaria capacità descrittiva dell’autore, il quale, nei primi due paragrafi del libro è spudoratamente sincero e mette in guardia il lettore, come a volergli dire: “Non ti aspettare granché da Stoner o dalla sua vita”. Come scrive Cameron: “La verità è che si possono scrivere pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande cura, può fruttare una straordinaria messe letterararia”. La vita di Stoner alterna momenti di buio ad attimi di luce accecante, cadenzati da tempo vissuto nel torpore, in quel senso di ineluttabile che sfocia nella rassegnazione quando non sai come affrontarlo. Non posso e non voglio giudicare Stoner, sarebbe troppo facile dire che avrebbe dovuto imporsi a quel mostro di moglie, che avrebbe dovuto prestare più cura nella crescita della figlia, che avrebbe dovuto lottare di più per il suo amore “illegittimo” ma così giusto, che forse avrebbe potuto essere più accondiscendente e meno con i paraocchi in certe occasioni. Invece voglio sottolineare che avere queste sensazioni nei confronti del protagonista significa che l’autore ha saputo coinvolgere emotivamente il lettore, specie nella parte centrale del romanzo, nelle pagine in cui Stoner si scontra con Lomax e si innamora di Katherine. Si ha la sensazione di aver camminato al suo fianco, si ha voglia di strattonarlo alla ricerca di una reazione, oppure di parlargli per fargli cambiare idea. I dettagli sono ciò che mi ha colpito di più di questo romanzo.

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    Cri

    19/12/2017 14:32:46

    Williams e William Stoner: un magnifico romanzo sulla resilienza, sulla passione e i compromessi - con se stessi e gli altri - necessari per realizzare un’esistenza che preveda la possibilità di poter occupare il proprio posto nel mondo.

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    Polipetto

    13/12/2017 16:33:00

    Vorrei poter leggere piu´ spesso libri come questo.. Assolutamente stupendo

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    Simona

    20/11/2017 03:09:43

    Quasi sicuramente il libro più noioso letti sinora. L'ho letto fino alla fine perché volevo davvero trovare uno spunto per comprendere tutte queste recensioni positive. Pallosissimo come pochi. Non lo rileggersi nemmeno fosse l'ultimo libro sulla terra. Peccato non poter dar 0 come voto.

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    Renzo Montagnoli

    21/10/2017 09:18:59

    La figura di William Stoner, questo figlio di agricoltori che hanno lottato sempre e solo per sopravvivere, portati ad accettare la loro condizione con rassegnazione, si identificava e si identifica con quella di un uomo qualunque, come la sua vita è una vita qualunque, senza gesta memorabili, senza eroismi, insomma una vita come quella che è propria di ognuno di noi. Stoner riesce a lasciare la desolazione della campagna laureandosi e quasi per caso scopre la sua vera vocazione di insegnante, si sposa con la prima donna che ha occasione di conoscere e non sarà un bel menage coniugale, riesce perfino ad avere un’amante per un breve periodo, ha contrasti con un collega prevaricatore nell’università in cui entrambi insegnano, arriva alla vecchiaia e in prossimità di quella pensione che non potrà tuttavia godere. Come un giunco sotto la forza del vento, Stoner si piega, ma non si spezza, certo potrebbe anche opporsi al destino, almeno in alcuni casi, ma non lo farà, come non lo facciamo noi, poco propensi a rincorrere l’incerto restando adagiati in un certo che non ci soddisfa, ma con il timore che cambiare sia peggio. All’inizio della lettura Stoner sembra un personaggio del tutto anonimo, una comparsa quasi, ma, mentre si procede, ci accorgiamo della sua personalità, delle sue miserie e delle sue grandezze, diventa sempre più familiare, troviamo in lui caratteristiche che ci accomunano, Stoner è solo uno di noi. E come ciascuno ha una valvola di sfogo alle vicissitudini della vita, come per esempio chi trova nella religione la forza per vivere e superare le avversità, Stoner ha una sua religione, laica, la letteratura, un’arte in cui immergersi e costruire un proprio mondo, un’arte a cui ha contribuito con una pubblicazione ed è questa pubblicazione che prende con difficoltà in mano negli ultimi istanti della sua vita, ma che sfuggirà dalle sue dita con l’ultimo respiro.

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    Livia C.

    26/09/2017 14:36:17

    1965. I Rolling Stones registrano per la prima volta (I Can't Get No) Satisfaction. 1965. Nascono i Doors. Jim Morrison prende ispirazione da una frase di W. Blake contenuta in un libro, The Doors of Perception: « If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is: infinite. » (Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come è: infinita.). 1965. Viene pubblicato per la prima volta “Stoner”, il terzo romanzo di John Edward Williams (pubblicato per la prima volta in Italia nel 2012). Cosa hanno in comune le porte spalancate sull’infinito, l’insoddisfazione delle pietre che rotolano sul rock e il professor Stoner? Si potrebbe tranquillamente rispondere: assolutamente nulla. Cosa ci può essere di più lontano dall’urlo rauco e incandescente di una chitarra elettrica e dalla poesia maledetta di un re Lucertola, del racconto della vita impercettibile di un professore di Letteratura dell’Università del Missouri tra il 1910 e il 1956, il cui unico estro consiste a 20 anni nel decidere di inseguire sommessamente, e fino alla morte, lo stesso sonetto di Shakespeare? Di nuovo, assolutamente nulla. Ma Charles J. Shields nel suo libro «L’uomo che scrisse il romanzo perfetto» ci racconta che Williams scrisse a un amico: «Stoner sopporta troppo, accetta troppo e non lotta abbastanza, ma se questi sono vizi, sono vizi che incarnano semplicemente il rovescio di certe virtù – virtù che gli permettono di resistere in un mondo a spese della sua felicità in un altro». Ecco ciò che lega Stoner con le pietre e le porte. La resistenza al mondo. C’è chi ha resistito urlando la propria insoddisfazione in una canzone, chi lo ha fatto facendo morire la propria poesia in una vasca da bagno, Stoner resiste lasciandosi sconfiggere, ma non spezzare, dal proprio destino, e regalandoci un magistrale ritratto di umanità, che per quanto ci possa sembrare distante, è invece resistentemente vicino alle “Rolling Doors” che tanto amiamo.

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    Stefania

    10/09/2017 16:51:27

    Bello, bello...una vita semplice ma descritta in maniera mirabile. Fa capire come l'arte di saper scrivere bene, puo' rendere appassionante ed accattivante una vita modesta. Da leggere

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    Nella

    07/09/2017 08:38:22

    Un capolavoro. C'è, in questo libro, una vita descritta con maestria, in profondità, coi suoi drammi (Stoner è violentato dalla vita) e la tentata ribellione di un amore.

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    Fabio

    23/08/2017 15:06:13

    E' un libro bellissimo. Non è tanto la storia raccontata a catturare il lettore, quanto la straordinaria qualità della scrittura di Williams, che evidenzia in maniera netta anche la natura poetica dello scrittore, che assurge nella profonda descrizione degli ambienti esterni che fanno da contorno alla vita di Stoner. Personaggio al quale il lettore, sin dalle prime pagine del libro, non può non affezionarsi. Riesce a suscitare sentimenti contrastanti, compassione, solidarietà, tristezza, ma anche rabbia, perchè il lettore stesso, man mano che le pagine si susseguono, spera che il professore riesca a ribellarsi alla sua condizione di infelicità e quindi cambiare la sua vita. Ma forse Stoner aveva fatto incosciamente la sua scelta già da bambino, segnato, forse, dalla durezza della vita di Boonville, e dalla convinzione dell'immutabilità di una infelice esistenza, che non lo abbandonò nemmeno quando incontrò l'amore. Libro commovente e struggente. Imperdibile.

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    alex

    22/08/2017 08:50:17

    Adesso so che se vorrò far felice qualcuno potrò regalargli questo libro, una delle migliori storie di sempre.

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    Marco

    29/10/2016 14:39:11

    Un vero capolavoro. Una storia normale che però ti prende dall'inizio alla fine. Imperdibile.

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    Giusy Spinelli

    19/09/2016 09:04:50

    Struggente. Emozionante. Mi ha graffiato l'anima e trafitto il cuore. Un libro che non dimenticherò mai! Consigliato!!!

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    ZZ70

    08/08/2016 14:42:44

    La storia di un uomo apparentemente mesto, debole e accondiscendente, che pagina dopo pagina si rivela deciso, ostinato e individualista. La passione per lo studio e l'insegnamento che lo sostiene fino alla fine caratterizza questo personaggio. I sentimenti non sono mai veramente in primo piano, non l'amore per la figlia, non la passione per l'amante, non l'amicizia e l'invidia dei colleghi, tantomeno il vuoto affettivo di e per la moglie. Tutte figure un po' vuote e mai approfondite, ma funzionali al racconto della vita di Stoner. Una vita così.. magari noiosa e davvero poco eccitante .. ma che grazie alla maestria del suo narratore squarcia i pensieri e le emozioni di chi la legge. Godibile.

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    L.

    16/07/2016 19:34:01

    Un personaggio molto arrendevole, lo si legge proprio per sperare in un sussulto, in una ribellione, invece fino alla fine rimane coerente con se stesso.

Vedi tutte le 205 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

"Questo in me tu vedi, che fa il tuo amore più forte…". William Stoner, studente di Agraria iscritto all'Università del Missouri nel 1910, ascolta il sonetto di Shakespeare letto ad alta voce dal docente di inglese, Archer Sloane. Cresciuto in una piccola fattoria vicino a Columbia, sede dell'università, e dapprima destinato ad allevare mucche e maiali e a lavorare la terra, in quel momento William capisce che deve prendere un'altra direzione. Niente a che fare con una vocazione o con l'ambizione; quella di Stoner è la scelta che sente, perentoria e, al tempo stesso, paradossale perché definita la più "reale" possibile: vivere "fuori dal tempo", nella letteratura, dove "Tristano e la dolce Isotta gli sfilavano sotto gli occhi; Paolo e Francesca vorticavano nel buio incandescente; Elena e il radioso Paride, amareggiati dalle conseguenze del loro gesto, spuntavano dal buio". Niente di retorico, però. Stoner è come il suo nome, semplice e squadrato come la pietra in tutto ciò che fa. Incoraggiato da Sloane, che però non vive abbastanza a luogo per sostenerlo fino in fondo (soprattutto contro la prepotenza e la corruzione dei colleghi), William continuerà con il dottorato e con la docenza senza mai arrivare ai vertici della carriera, avrà un buon rapporto con gli studenti, e sposerà Edith, graziosa giovane "dal viso dolce e affusolato" ma arida e incapace di dargli molto altro al di là della rispettabilità e di una figlia. Eppure, in questo personaggio c'è di più, qualcosa che si concede e si svela a poco a poco, proprio a partire dall'apparente, quasi insulsa, tetragonia. È qualcosa di estremamente forte e appassionante, a dispetto dell'asciuttezza del carattere di William e del testo che lo racconta (ben tradotto in italiano da Stefano Tummolini). È quello che lui vede, come suggerisce il sonetto, e che – malgrado tutto – fa il suo amore più forte. Il romanzo racconta la vita di Stoner da quando ha diciannove anni, nel 1910, alla sua morte, nel 1956. Mezzo secolo, due guerre mondiali, crudeltà e insensatezze, il tempo che passa troppo in fretta e che sembra scivolare via senza lasciare traccia e, tutto sommato, senza particolare significato, fuori dal piacere, "triste e ironico", che "alla lunga tutte le cose – perfino ciò che aveva imparato e che gli consentiva quelle riflessioni – erano futili e vuote, e svanivano in un nulla che non riuscivano ad alterare". E, parallelamente, il lavoro di Stoner nell'università: "indefesso" (termine che i colleghi usavano "a metà tra l'invidia e il disprezzo"), un'onestà cocciuta e sobria, la passione mai ostentata né clamorosa per la letteratura, per quell'Inghilterra tra Due e Cinquecento che sembra lontanissima ma anche lì a due passi. E, poi, un amore, anch'esso raccontato con la massima asciuttezza e la massima intensità insieme. La storia di William con la studentessa Katherine rappresenta una buona approssimazione a un amore perfetto: è reciproco, fisico e spirituale ("'Lussuria e conoscenza'", disse una volta Katherine, 'È il massimo che si può avere, giusto?'"), e ricongiunge con pochi gesti e vivaci parole quel pregiudizio che da sempre tende a separare gli individui, "secondo cui, in un modo o nell'altro, la vita della mente e la vita dei sensi sono separate, anzi addirittura nemiche". Eppure, inevitabile come è iniziato, questo amore deve inevitabilmente concludersi. Fin dalla giornata "calda e polverosa" in cui, diciannovenne, viaggia dal paese dove è nato, Booneville, a Columbia, prima a piedi, poi accettando un passaggio su un carretto di un contadino, con i pantaloni rossi di terra fino alle ginocchia, passandosi le dita tra i capelli "irti e polverosi, che non ne volevano sapere di tornare giù", Stoner è abituato a non chiedere niente alla vita. Quel che può e deve fare, senza consegnarsi alla rassegnazione, è vedere e andare avanti, in un viaggio limitato nello spazio (mai tanto più in là di Columbia e Booneville) e appena un po' esteso nel tempo, con la sensazione di trovare, proprio alla fine, "tutto il tempo del mondo". E Stoner, "come ogni viaggiatore, sentiva di dover fare molte cose prima di partire, ma non riusciva a ricordare quali fossero". Chiara Lombardi