Storia dei disastri naturali. La fine è vicina

Henrik Svensen

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Editore: Odoya
Collana: Odoya library
Anno edizione: 2010
Pagine: 318 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788862880640

nella classifica Bestseller di IBS LibriScienze, geografia, ambiente - Ambiente - Disastri naturali

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Abbracciando più di duemila anni e molti continenti, questa storia dei disastri naturali prende in esame il terremoto di Lisbona del 1755, quello di San Francisco del 1906, lo tsunami nel sud dell'Asia del 2004, l'uragano Katrina che ha devastato New Orleans nel 2005 e molto altro. Henrik Svensen non compila un mero catalogo di calamità naturali ma seleziona gli avvenimenti che hanno mutato il corso della storia o il nostro modo di rapportarci a questo tipo di tragedie. Quando un disastro ci colpisce abbiamo una reazione differente rispetto a quella che ebbero i nostri antenati centinaia di anni fa? Svensen mette in relazione gli avvincenti racconti dei testimoni oculari con i destini individuali, le azioni di una natura indifferente con lo sbigottimento delle sue vittime e le loro domande senza risposta: perché è accaduto a noi e non a qualcun altro? Siamo stati puniti da Dio per i nostri peccati? Storia dei disastri naturali affianca alle storie personali le risposte dei diversi campi scientifici: geologia, antropologia, sociologia, ecc. con un risultato istruttivo e commovente al tempo stesso.
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    Gianluca

    05/08/2013 18:30:58

    Molto bello ed istruttivo, non è affatto il racconto sensazionalistico di una sequenza di disastri, ma un'analisi culturale e sociale delle loro cause, dotta ma godibile: ci racconta che la natura è un capro espiatorio spesso incolpevole, in quanto errori naturali ed umani e le disuguaglianze sociali hanno la colpa prioritaria nei disastri,le vittime (vedi Katrina) sono molto frequentemente i poveri e gli emarginati che abitano in case fragili e non hanno i mezzi per poter scappare. Interessante anche la parte sui disastri nei fiordi (l'autore è norvegese), sui quali non sapevo nulla, avevo sempre visto (e vissuto) i fiordi norvegesi come bucolico luogo turistico.

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