Storia dello stato moderno

Wolfgang Reinhard

Traduttore: M. Cupellaro
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 25 marzo 2010
Pagine: 128 p., Brossura
  • EAN: 9788815136824

35° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Storia e archeologia - Storia - Dalla preistoria al presente - 3. Storia moderna: dal 1450-1500 al 1700

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Descrizione
Come e perché è nato lo stato? Esso si costituisce come indiretta conseguenza di una necessità antropologica: la coazione a regolare i rapporti di potere tra gli uomini. Ovunque - dalla Cina ai paesi islamici - si incontrano oggi varianti di quel tipo di collettività che è stato creato dagli europei a partire dal medioevo e successivamente "esportato" nel resto del mondo. Il libro offre una sintesi del percorso ideologico e storico che ha portato alla formazione dello stato moderno, alla sua evoluzione nello "stato totale" dell'età contemporanea, e al suo attuale declino.

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In principio fu la guerra. Questo il fattore genetico dello stato moderno e questa la tesi che Reinhard propugna, collocandosi nell'alveo di una tradizione storiografica di lunga data. Così dicendo, si potrebbe pensare che si tratti dunque di un testo superfluo e ripetitivo. Anzitutto, va sottolineato come oggi sia stata quasi rimossa la consapevolezza di questa origine della struttura statuale, nata come una macchina bellica, creata e mossa dalle esigenze dell'efficienza militare. Forse è anche in questa sottovalutazione di un tratto distintivo della nascita dello stato moderno che risiede l'incomprensione delle spinte antistatuali odierne, dei separatismi, secessionismi e leghismi vari, che attraversano e rischiano di sconvolgere la politica di non poche democrazie parlamentari europee. Tutte sviluppatesi tra XVI e XX secolo all'interno dei confini geografici, etnici e linguistici di nazioni che si corroboravano in misura direttamente proporzionale al consolidamento dell'organizzazione burocratica dello stato, le odierne democrazie europee stanno subendo una riconfigurazione che potrebbe apparire meno sorprendente se misurata con i tempi della plurisecolare storia del Vecchio continente. L'assenza di guerre, fortuna delle ultime due o tre generazioni di europei occidentali, rende non sempre forti gli argomenti che vengono addotti dalle classi governanti per legittimare ponderose burocrazie ed esosi sistemi di tassazione. Dovrebbe riuscirvi il welfare, con sanità e istruzione in testa, ma è fragile la cultura solidaristica e progressista che ne è stata volano ideologico nei decenni postbellici, e che fu boccata d'ossigeno per l'esausto stato-nazione. Risulta così quanto mai difficile sostenere oggi la causa statale, ed ecco apparire un "nuovo medioevo" europeo.
Danilo Breschi