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Una storia di amore e di tenebra - Amos Oz - copertina
Una storia di amore e di tenebra - Amos Oz - 2
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Descrizione


Scelto da IBS per la Libreria ideale per avvicinarsi alla letteratura contemporanea israeliana attraverso le vicende di un secolo, una galassia di storie di famiglia, e al tempo stesso la Storia della nascita di Israele, dell’origine delle illusioni e dell'odio implacabile a venire. Il tutto visto attraverso la scrittura straordinaria di Oz.

Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro, un'autobiografia in forma di romanzo, un'opera letteraria che comprende le origini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l'esistenza tragica dei suoi genitori, e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne è il contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta. La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, ricostruendo in 120 anni di storia familiare una saga che vede protagonisti quattro generazioni di sognatori, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo, impenitenti donnaioli e pecore nere.
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Dettagli

10
2015
Tascabile
27 maggio 2015
627 p., Brossura
9788807886805

Valutazioni e recensioni

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sinceramente ni aspettavo di piu'

Rifacendomi a quel che dice Amos Oz sul "cattivo lettore" che e' colui che vuole sapere non cio' che e' scritto ma cio' che ci sta dietro e se i libro e' un'autobiografia dello stesso 0z , io ho trovato questo libro noioso. Forse con meno lungaggini sarebbe risultato piu' scorrevole.Certamente non lo rileggero' , cosa che lnvece faccio quando il libro mi ha appassionato.

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Ezio
Recensioni: 5/5

Nonostante la su mole, questa autobiografia non annoia mai, ma commuove e diverte. Racconta la nascita dello stato di Israele dall'odio e dalla persecuzione antiebraico in Europa, allo sbarco in Palestina dei primi pionieri, alla fondazione dello stato di Israele, all'esperieza del kibbuz senza arrivare (ma a volte lo si coglie dalle allusioni dell'autore) all'odio ed alla sottomissione dei palestinesi. Il tutto visto attraverso le vicende delle famiglie del padre e della madre, con efficaci ritratti dei vari parenti, il più godibile dei quali, a mio avviso, quello dello zio Alexander. Intenso anche il ricordo della madre, colta, bella ed un po' misteriosa, mentre al padre è riservata una sorta di commiserazione e ridicolizzazione per il suo continuo e pedantesco sfoggio di erudizione. La prosa è scorrevole e ricca di suggestive invenzioni lessicali: il naso impudente e pornografico di Ben Gurion, cantava con voce scura e calda, come un sentore di vino cotto in una notte d'inverno, l'ebraico sentore di olive e carrubo...

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sergio
Recensioni: 2/5

meglio la foto di copertina che il libro

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Recensioni

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Voce della critica

È arrivato per Amos Oz il momento giusto per fare i conti con il passato. E quanto questo passato sia stato importante, traumatico, ingombrante nella sua vita lo deduciamo nel modo più banale e scontato: dalle 627 pagine di testo che danno vita a Una storia di amore e di tenebra.
A circa sessant'anni il grande scrittore israeliano può guardare alla vicenda più drammatica della sua vita con una visuale allargata, collocandola storicamente e socialmente in quel momento particolare e spostandola dal piano personale a quello collettivo.
Oltre al suo nucleo famigliare stretto e al tema del suicidio della madre (finalmente affrontato in modo autobiografico), avvenuto quando l'autore era appena dodicenne, Oz racconta anche la storia di altri componenti della sua famiglia, ritornando indietro nel tempo alla generazione dei nonni e anche più in là (spostandosi geograficamente verso l'Ucraina e la Lituania) per arrivare sino alla Palestina di oggi.
Un romanzo viscerale, intimo per la partecipazione intensa sul piano personale e politico, ma anche corale per la storia di una intera collettività trascinata da una corrente che non ha mai potuto dominare.
Ancora una volta è la mitica figura dell'ebreo errante a emergere, colui che non trova pace in nessun luogo.
Scacciato dall'Europa in Palestina ("Giudeo vattene in Palestina"), una terra antica ora abitata da altri popoli, con un paesaggio e un clima profondamente diversi da quelli a cui l'ebreo dell'est, l'ashkenazita era abituato da secoli: l'entusiasmo per una nuova patria smorzato dalle nuove guerre, dalla nostalgia, dalla necessità (non nuova, certamente) di creare un gruppo solidale di autodifesa. E affrontare la successiva accusa: "Giudeo vattene dalla Palestina".
Uno splendido affresco della Gerusalemme della seconda metà del Novecento, dello Stato di Israele e del sionismo, del popolo ebraico e delle sue radici religiose e culturali, unico appiglio per millenni d'incertezza, ma anche il racconto memorabile per la sua quotidiana normalità della vita privata di una modesta e infelice famiglia. E infine l'idea di una sconfitta morale sottolineata da un suicidio esemplare (e singolo) che non può non essere metafora di quello collettivo di un popolo che ancora non ha trovato un equilibrio, una strada, un futuro certo.
"Rimasto solo in casa leggevo, tessevo sogni, scrivevo e cancellavo e scrivevo. O andavo in giro per i uadi a vedere da vicino, al buio, lo stato della frontiera con la terra di nessuno e i campi di sterpi lungo la linea del cessate il fuoco che divideva Gerusalemme fra Israele e il regno di Giordania. Camminavo dentro l'oscurità canticchiando con la bocca chiusa, ti-da-da-da-da. Non anelavo più a ‘morire o conquistare il monte'. Volevo che tutto smettesse. O quanto meno desideravo abbandonare per sempre casa e Gerusalemme e andare a vivere in kibbutz: lasciarmi alle spalle i libri e i sentimenti e avere una vita semplice, una vita di campagna, di fraternità e fatica fisica".

di Giulia Mozzato

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Conosci l'autore

Amos Oz

1939, Gerusalemme

Amos Oz (pseudonimo di Amos Klausner) è stato uno scrittore e saggista israeliano. Ha studiato all’università ebraica di Gerusalemme e a Oxford. Partecipa attivamente al dibattito politico per una risoluzione del conflitto israeliano-palestinese, cui ha dedicato i saggi In terra di Israele (1983) e Contro il fanatismo (2004), oltre che numerosi interventi sulla stampa internazionale. Nei suoi numerosi romanzi – il cui punto di vista privilegiato è quello delle relazioni di coppia o generazionali – riflette i conflitti aperti nella società israeliana e la difficile convivenza delle due culture, europea e araba, in una visione ironica, priva di ottimismo: Michael mio (1968), Un giusto riposo (1982), La scatola nera (1987), Conoscere una donna (1989),...

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