Una storia di amore e di tenebra

Amos Oz

Traduttore: E. Loewenthal
Editore: Feltrinelli
Edizione: 10
Anno edizione: 2015
Formato: Tascabile
Pagine: 627 p., Brossura
  • EAN: 9788807886805

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Biografie - Biografie e autobiografie - Letterati

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Descrizione
Scelto da IBS per la Libreria ideale per avvicinarsi alla letteratura contemporanea israeliana attraverso le vicende di un secolo, una galassia di storie di famiglia, e al tempo stesso la Storia della nascita di Israele, dell’origine delle illusioni e dell'odio implacabile a venire. Il tutto visto attraverso la scrittura straordinaria di Oz.

Amore e tenebra sono due delle forze che agiscono in questo libro, un'autobiografia in forma di romanzo, un'opera letteraria che comprende le origini della famiglia di Oz, la storia della sua infanzia e giovinezza a Gerusalemme e poi nel kibbutz di Hulda, l'esistenza tragica dei suoi genitori, e una descrizione epica della Gerusalemme di quegli anni, di Tel Aviv che ne è il contrasto, della vita in kibbutz, negli anni trenta, quaranta e cinquanta. La narrazione si muove avanti e indietro nel tempo, ricostruendo in 120 anni di storia familiare una saga che vede protagonisti quattro generazioni di sognatori, uomini d'affari falliti e poeti egocentrici, riformatori del mondo, impenitenti donnaioli e pecore nere.

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Recensioni dei clienti

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    DIANA

    31/07/2017 14:03:20

    I lettori che sapranno affrontare con un pò di pazienza (nonché di grande umiltà, vista la disarmante cultura di questo autore, che spazia in tutte le epoche e tutte le letterature mondiali) i passaggi più difficili di questo capolavoro narrativo, saranno ricompensati con straordinaria generosità da un testo che non si dimentica: profondo, intelligente, ironico, doloroso e certamente anche tenero. Fino ad oggi solo Tolstoj (fra l’altro così spesso citato nel testo) aveva saputo avvincermi così: un’esperienza di lettura che rimarrà fra i miei più grandi amori.

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    silvia

    16/08/2016 11:02:55

    Un libro strepitoso, un capolavoro. Amos Oz ci regala la sua storia personale inserendola nella storia e noi veniamo letteralmente rapiti dalla sua scrittura intensa, tenera, rabbiosa, ironica, dolente. Sono d'accordo con i commenti precedenti, l'inizio è un pò lento poi è tutta una corsa, ed io ho finito il libro letteralmente commossa.

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    furetto60

    15/02/2016 12:57:34

    Romanzo autobiografico pregno di centinaia di nomi di persona e di luogo, e di situazioni distanti dalla nostra per tempo e cultura , in cui Oz utilizza spesso il flusso di coscienza passando dalla prima alla seconda e alla terza persona. Personalmente ho avuto un incedere lento nelle prime cento pagine, poi il passo è via via accelerato, rallentato soltanto da alcuni passi che non potevo non rileggere, e che ho sottolineato a futura memoria. Forse non lo consiglierei a chi già non conosce l'autore, essendo preferibile un approccio meno voluminoso, ma è senz'altro opera imprescindibile, imperdibile, immancabile nella propria biblioteca. Come si dice oggi? Un must.

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    Raffaella

    19/08/2015 10:33:45

    Libro molto lento all'inizio, che successivamente acquista un ritmo incalzante che tiene avvinto il lettore. Profonda la descrizione della madre. Mi ha colpito molto la nonna ossessionata da microbi. Bellissimo

Vedi tutte le 4 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione

È arrivato per Amos Oz il momento giusto per fare i conti con il passato. E quanto questo passato sia stato importante, traumatico, ingombrante nella sua vita lo deduciamo nel modo più banale e scontato: dalle 627 pagine di testo che danno vita a Una storia di amore e di tenebra.
A circa sessant'anni il grande scrittore israeliano può guardare alla vicenda più drammatica della sua vita con una visuale allargata, collocandola storicamente e socialmente in quel momento particolare e spostandola dal piano personale a quello collettivo.
Oltre al suo nucleo famigliare stretto e al tema del suicidio della madre (finalmente affrontato in modo autobiografico), avvenuto quando l'autore era appena dodicenne, Oz racconta anche la storia di altri componenti della sua famiglia, ritornando indietro nel tempo alla generazione dei nonni e anche più in là (spostandosi geograficamente verso l'Ucraina e la Lituania) per arrivare sino alla Palestina di oggi.
Un romanzo viscerale, intimo per la partecipazione intensa sul piano personale e politico, ma anche corale per la storia di una intera collettività trascinata da una corrente che non ha mai potuto dominare.
Ancora una volta è la mitica figura dell'ebreo errante a emergere, colui che non trova pace in nessun luogo.
Scacciato dall'Europa in Palestina ("Giudeo vattene in Palestina"), una terra antica ora abitata da altri popoli, con un paesaggio e un clima profondamente diversi da quelli a cui l'ebreo dell'est, l'ashkenazita era abituato da secoli: l'entusiasmo per una nuova patria smorzato dalle nuove guerre, dalla nostalgia, dalla necessità (non nuova, certamente) di creare un gruppo solidale di autodifesa. E affrontare la successiva accusa: "Giudeo vattene dalla Palestina".
Uno splendido affresco della Gerusalemme della seconda metà del Novecento, dello Stato di Israele e del sionismo, del popolo ebraico e delle sue radici religiose e culturali, unico appiglio per millenni d'incertezza, ma anche il racconto memorabile per la sua quotidiana normalità della vita privata di una modesta e infelice famiglia. E infine l'idea di una sconfitta morale sottolineata da un suicidio esemplare (e singolo) che non può non essere metafora di quello collettivo di un popolo che ancora non ha trovato un equilibrio, una strada, un futuro certo.
"Rimasto solo in casa leggevo, tessevo sogni, scrivevo e cancellavo e scrivevo. O andavo in giro per i uadi a vedere da vicino, al buio, lo stato della frontiera con la terra di nessuno e i campi di sterpi lungo la linea del cessate il fuoco che divideva Gerusalemme fra Israele e il regno di Giordania. Camminavo dentro l'oscurità canticchiando con la bocca chiusa, ti-da-da-da-da. Non anelavo più a ‘morire o conquistare il monte'. Volevo che tutto smettesse. O quanto meno desideravo abbandonare per sempre casa e Gerusalemme e andare a vivere in kibbutz: lasciarmi alle spalle i libri e i sentimenti e avere una vita semplice, una vita di campagna, di fraternità e fatica fisica".

di Giulia Mozzato