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Editore: Feltrinelli
Edizione: 3
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 133 p., Brossura
  • EAN: 9788807814839
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scheda di Siani, C., L'Indice 1996, n.10
(scheda pubblicata per l'edizione del 1996)

La dedica "Ai miei genitori" apposta a questo volume d'esordio di Francesco Piccolo suona come un monito a chiunque abbia responsabilità di giovani e giovanissimi. I nove racconti qui collezionati s'incentrano infatti sull'età evolutiva in rapporto a genitori o autorità vicarie: un padre da recuperare ogni sera al tavolo da gioco ("Santino") o una madre che non capisce il figlio e per tutta la vita lo chiama "sfaticato" ("Il lavoro che avrebbe voluto fare"), così come l'allenatore di calcio pedofilo ("La maglia numero undici"), ma anche le gerarchie interne alle amicizie adolescenziali ("Le estati del rancore"). Piccolo, nato nel 1962, conferma certa propensione della narrativa giovane a dire fatti più che a sperimentar parole; fatti minimali, in sintonia con moderni segni di adolescenza come la "nutella" e il "muretto". Simile ottica permette all'autore di approfondire le proprie reazioni infantili alle parole della madre ("Dal lato della strada"), o di rappresentare con gusto lo sgangherato viaggio di quattro ragazzi che vogliono raggiungere l'America scendendo il Volturno in zattera e attraversando il mare ("Per terre assai lontane"). Nella composizione del racconto, l'autore sembra non sappia negarsi ad alcun motivo si affacci, con rischio di sovraccarico. "Quando il dito indica la luna", ad esempio, vuole tracciare in breve l'educazione sessuale, sentimentale e intellettuale d'uno studente, situazioni sociali scolastiche e domestiche, filosofia del vivere di marca sessantottesca. Maggiore unità ed equilibrio attingono i racconti d'apertura e chiusura, "Dal lato della strada" e "Per terre assai lontane".

Recensioni dei clienti

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    Luca Martini

    01/07/2007 20.48.28

    Dotati di una buona espressività narrativa, i racconti di Piccolo colpiscono per la fluidità e la capacità di riportare a galla situazioni passate, tipiche della adolescenza, senza tralasciare problematiche sociali e ambientali. I racconti di Piccolo sono discontinui, alcuni possono essere considerati davvero riusciti e perfetti nella loro semplicità (su tutti "La maglia numero 11" e "Santino"), altri di buona fattura ("Quando il dito indica la luna), la maggioranza, invece, di discreta routine. A volte sembra che l'autore non abbia molto da raccontare, e cerchi di sopperire alla mancanza di storia con la sua indubbia capacità narrativa. Insomma, Piccolo sa scrivere, ha un stuo stile, semplice e arguto, ma non sempre le storie che racconta sono all'altezza. Credo, però, che sia un autore da seguire attentamente e che in futuro Piccolo possa regalarci prove migliori, di ottimo livello.

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    Nicola Sartorello

    02/03/2002 17.24.36

    Alcuni racconti fanno gridare al miracolo (La maglia numero undici, Quando il dito indica la luna), tanta è la finezza con cui l'autore raccoglie ed interpreta i suoi personaggi e le loro sensazioni. Gli altri racconti, per quanto abbastanza interessanti, non superano tuttavia il fattore noia generato dall'eccessiva prolissità della narrazione, dalla descrizione inutile e ripetitiva di stati d'animo e situazioni vissute. Nel suo complesso, snervante come una lunga permanenza in spiaggia sotto il sole estivo.

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