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    Anna

    15/06/2012 14:08:17

    L'esordio narrativo della giovane Ginzburg è un piccolo gioiello letterario. Un racconto triste ma ma non tetro, che non concede nulla ma scade mai. La maestria stilistica è già quella della grande scrittrice

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    ivano leone

    25/08/2011 14:40:20

    Storia avvincente, nella quale emergono le passioni giovanili, gli egoismi, la vanità femminile, gli interessi personali, il cinismo, ma anche figure superiori e, purtroppo, tragiche come quella del Nini.

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    davide

    07/01/2010 13:04:34

    ero in cerca di una lettura concisa, breve ma non priva di trama nè tantomeno vuota di significato...e l ho trovata...

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La strada che va in città uscí nel 1942 sotto lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte, quando la scrittrice viveva a Pizzoli, in Abruzzo, dove aveva seguito il marito Leone, condannato al confino. E la storia di una ragazza che sceglie di fare un matrimonio d'interesse, di andare in città. Per poi accorgersi che il vero amore è altrove... Passioni senza via d'uscita, aspirazioni inutili e infantili, ristrettezze materiali e angustie morali, ambienti e piccole manie di una borghesia modesta, e tanta solitudine in una sfilata di donne destinate a rimanere sole: ecco i suoi temi distintivi, per nulla in potenza o embrionali, ma già ben individuati ed espressi. L'attenzione della Ginzburg per questo mondo dolorante è affettuosa, minutissima e ironica: la sua malinconia è un sorriso tranquillo, senza giudizi morali. C'è solo una contemplazione, che nasce dal «dentro», e che nelle opere successive si farà via via piú chiara e forte, quasi felice e trionfante. Con una nuova introduzione di Cesare Garboli.