Strofe per dopodomani e altre poesie

Durs Grünbein

Curatore: A. M. Carpi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2011
Pagine: 213 p., Brossura
  • EAN: 9788806197568
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    Eugenio Cavacciuti

    08/10/2017 15:36:29

    Quella del poeta tedesco Durs Grünbein è una poesia densa, di luoghi, oggetti, in cui la storia collettiva e quella individuale trovano il loro equilibrio, e tutto è mescolato in un verso pulsante di tutta questa natura magmatica. È la vita, tradotta in lirica, con il suo caos, che spinge l’inchiostro a tracciare i suoi vortici. Mi pare in definitiva una poesia assai realistica che racconta con precisione e oggettività la vicenda umana, senza lasciare troppo spazio ai sogni ma questo può essere anche il suo limite. Altro limite di questa pur bella raccolta, tradotta da Anna Maria Carpi, nel 2011 per Einaudi, è la mancanza di una poesia simbolo, di una vera e propria breve hit per usare un linguaggio radiofonico. Il libro raccoglie due libri diversi dell’autore, “Notte dichiarata” e l’eponimo “Strofe per dopodomani.” Se devo scegliere dei versi per sintetizzare questo percorso, propendo per questi, dalla poesia “Panini osceni”: “È vero, no? che risparmiava i nervi pensarsi come/ comparsa/che recita il film muto Storia. Il titolo? «Tempi/ moderni»” Comparse in questo film della Storia è un bel modo di dire la marginalità di noi spettatori senza molta sostanza, schiacciati sotto il peso dell’irrilevanza politica e dell’insignificanza esistenziale. Grünbein è nato a Dresda, perciò fino al 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, apparteneva all’ ex DDR. Tutto il libro è attraversato come un fremito da questa realtà politica. Il mondo della produzione, delle Tecnica, della materia bruta è un mostro che costringe gli uomini al servaggio, a chinare il capo contro un’implacabile Necessità, l’Ananke dei greci, che però, a differenza di questa, vota gli uomini alla più cieca dismisura. “Strofe per dopodomani e altre poesie” è un ottimo libro di una poesia scaltra, elaborata, dove l’occhio realistico di Grünbein ci permette di comprendere meglio il nostro spaesamento di spettatori davanti a quest’incubo chiamato Storia.

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    alida airaghi

    14/11/2011 14:52:27

    Quando la poesia ha davvero qualcosa da dire, da raccontare, allora trova sempre le parole più giuste per farlo. E sono parole oneste, ricche di echi interiori, e insieme specchi di vita concreta, reale, carica di pensiero ed emozione. Così sono i versi di questo volume di Durs Gruenbein, tradotto con fedele originalità da Annamaria Carpi: si tratta di un poeta che vivaddio non si vergogna di scrivere ancora poesia civile, di parlare della storia di tutti e della sua personale immersa però in quella del mondo, di celebrare l'amore senza retorica ma anche senza stanchezza, di tentare persino una definizione estetica della poesia: "Filosofia in metrica,musica/ da parola a cosa.//La miglior guida, al momento dell'esodo da questa/ notte umana". E tuttavia la scrittura rimane solo un surrogato della vita vera: "Fratelli, lo sapete, anche se a volte prende il volo un verso,/ subito atterra. E nulla contiene la fossetta del mento./ Si dà per qualche istante che un cervello si stringa a un altro-/ ma che c'è nelle sillabe se non "io sono,io sono?" Eppure questo io del poeta sa farsi voce universale, sia quando racconta dei suoi nonni proletari, o delle sue vacanze sentimentali in un'Italia antica ed eterna ("Se non era amore quello,noi non siamo mai esistiti"), o del parto difficile della sua bambina. Ma soprattutto se narra, lui nato a Dresda nella DDR, e oggi residente a Berlino, dell'epocale trasformazione politica vissuta dal suo paese: un'infanzia bigia, in trappola, con ribellioni sognate in periferie operaie rassegnate e impaurite, senza dei e con scarse utopie. "Pesante l'aria, in compenso si stava più vicini./ Si mangiava male e abbondante". Era un universo, quello comunista, di "dogmi arrugginiti": "Be' certo, gli affitti erano bassissimi". Ma adesso, nella Germania capitalistica e multiculturale, libera e impietosa? "La raccolta rifiuti è puntuale. Sia lode al sistema,/ ora lo sciopero si chiama sciatteria. La città mette su pancia".

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