Talento da svendere. Perché in Italia il talento non riesce a prendere il volo

Irene Tinagli

Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 29/04/2008
Pagine: 191 p., Brossura
  • EAN: 9788806185695
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Recensioni dei clienti

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    annalisa

    12/07/2008 17:14:43

    libro molto interessante, a tratti illuminante: racconta con grande minuzia di particolari come il nostro Paese sia in effetti in coda a tanti altri da tanti punti di vista e settori. La cosa più deprimente è accorgersi che le motivazioni che alimentano tutto ciò non sono poi così lontane da noi, o solo politiche o solo di alcuni: in realtà si riscontrano giorno per giorno nella vita di tutti, è un fatto, un problema, grosso, di mentalità!!!cambiamola!

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    pie(R)

    07/06/2008 12:38:46

    bellissimo! l'ho letto tutto d'un fiato. consiglio a tutti di leggerlo. bravissima irene tinagli.

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"Il 95 per cento del mio patrimonio esce dai cancelli dell'azienda tutte le sere, e il mio compito è farli tornare entusiasti la mattina dopo". Con questa semplice frase il capo di una nota software house americana rispose a un altrettanto semplice domanda: qual è stato il suo miglior investimento? Questo mirabile saggio di Irene Tinagli ci fa capire perché alla stessa domanda un qualsiasi dirigente nostrano risponderebbe diversamente: parlerebbe di investimenti diretti verso l'alto, investimenti in qualche forma di potere, non verso il basso, investimenti in persone, in conoscenza. Sempre lontano dal dibattito politico, il problema di come far emergere e sostenere i talenti, i bravi tanto per capirsi, viene qui analizzato in maniera organica e capillare, lasciando spaesato l'onesto lettore: purtroppo la quasi completa mancanza di una mentalità rivolta ai giovani, al nuovo, al merito, al piacere del sapere, dello scoprire e del migliorarsi, che poi sono l'essenza stessa della crescita culturale politica ed economica di un paese, mortifica ogni tipo di slancio propositivo, uccidendo giorno dopo giorno gli animal spirits, che da sempre determinano il successo di una comunità, ancora presenti. Un libro eccezionale e aspro: eccezionale come il rigore con cui è stato composto; aspro come il pensiero che una ricercatrice così brava, come tanti altri compatrioti, sia dovuta andare negli Stati Uniti per trovare la giusta fortuna. Da parte nostra, speriamo che l'impietosa descrizione che l'autrice fa del nostro obsoleto sistema paese suoni come un sermone in chiesa la domenica: fermiamoci, è il momento di riflettere e di cambiare, gli esempi da seguire non mancano; se invece essa passerà di nuovo inosservata, continueremo a lungo a osannare ancora il Rinascimento, oramai una vetta sempre più lontana da noi, non solo temporalmente.
Paolo Ermano